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Sei tu che mi fiacchi le gambe

di Libera Eva

FOTO rigon

 
 
 
 

Sei tu che mi fiacchi le gambe e mi nutri la fica, e mi lasci sospesa a pensare che se tu non ci fossi, non sarei bucata qui in mezzo, tra queste gambe che slargo e cospargo, perché tu non possa trovare mai attrito, perché l’amore che ora mi sfianca abbia la forma di cui ho bisogno. Sei tu che mi spezzi il respiro e mi stringi la gola, fino a zittirmi parole che riduci a vapore, e mi rintani la voglia e mi fai sentire ripiena, non appena mi sfiori e la mia bocca si schiude, come un cannolo che mordi e trasborda di crema. E’ nuda e non la copro di nulla! Perché non sia mai che io possa incauta sbarrarti la strada, dentro qualsiasi ora tu la sorprenda, dentro qualsiasi posto ti salga la voglia, e muto la prendi perché si convinca, che il possesso che voglio non si chiede a parole. Ringrazio il cielo per avermela fatta più bella, di quell’altra rosa che cogli e ne fai paragone, di quell’altra conchiglia dove poggi l’orecchio, ed invano ne ascolti i flutti di mare.

Sei dietro di me e t’imploro di strapparmi i capelli, di farmi capire quanto dolore può sopportare il mio ventre, quanta donna c’è dentro quest’anima sciatta, che a carponi lecca la terra e mastica erba. Fammi davvero sentire il pianto d’un bimbo, che affiora innocente da questo strazio di carne, laddove il mio sogno mi conduce ogni notte, dove vado cercando il contrario di tutto, di questa voragine come un crepaccio scosceso, che mi plagia la mente a non essere altro, che faccia che mani che tu dici di donna, ma indietro ricevi solo eco e rimbombo. Ti prego non farmi domande! Dimmi che il niente è la bellezza che cerchi, che il vuoto che chiedi lo trovi qui dentro, ma non cercare risposte tra queste mie pieghe, che si fanno capienti senza avere il pretesto, di fingere amore quando non esiste ragione. Perché non servi per nutrire il mio cuore, non servo per baciarti le labbra, perché mai e poi mai ne conoscerò il sapore, se m’assale la voglia quando abbaio alla luna, se m’aggrappo alla terra e m’imbratto la faccia.

Dimmi solo che non valgo poi nulla, quanto un semplice buco che incontri per strada, che se solo volessi lo troveresti al di là della siepe, sotto qualsiasi gonna che leggera svolazza, e s’asciuga le voglie al vento che filtra, al primo chiunque ha deciso stasera, di farsi una donna e farsela tutta. Voglio sentirtelo dire perché di null’altro ho bisogno! Nulla ti chiedo che non abbia il risucchio, lo strascico lento d’una risacca, che non è acqua né mare, ma solo il secreto di donna che t’accoglie già pronta. Scopami l’illusione fino a scardinarmi l’incanto, che domani potrei avere una faccia per avere rispetto, o un sentimento qualunque per sentirmi più persa, per lasciarmi montare guardando la luna. No, oddio, se fosse così, avrei vissuto per niente, non avrei capito che l’uomo è fatto solo di sesso, che negli occhi che guarda non ci vede gli abissi, e le parole che dice riempiono il tempo, che manca all’attesa per sentirsi più maschio, per nutrire l’orgoglio quando spalanco le gambe.

Amore! Ma che dico? Che stronza parola mi infarcisce la bocca, e m’illude le vene per il solo motivo, di sentire la brama che avida penetra, che ghiotta di voglia ingorda trattengo. Amore! Ma che dico? Giurami che questa passione rimanga qui intatta, e non passerà mai la siepe perché la voglio segreta, impregnata d’odori di foglie e di muffa, senza vedere la luce e i colori dell’alba, che rischiara il mistero e ne assopisce la forza, che ora frantuma la timida larva, di senno che incerta s’annida alla carne. Giurami che mai mi chiederai cosa faccio, quando da sola incammino per strada, se ho un marito e dei figli che m’aspettano a casa. Giurami che mai mi seguirai per sapere chi sono, lungo questa città che cancella le orme, dei miei tacchi che ora t’offro e ti dono, che tra poco mi ridanno il contegno, la decenza che fingo fatti appena due passi.

Dimmi che mai nessuno potrà riconoscermi, come ora da gatta struscio a bocconi, e schiudo le labbra per essere pronta, al cucchiaio di miele colmo che cola, come un bidone che fa incetta di pioggia. Confrontami con chi ora culla il suo bimbo, seduta in panchina e conta i minuti, ed accarezza suo figlio per la prossima pappa. Fammi sentire che non sei come gli altri, che non cerchi parole per ridarmi un senso, per convincermi che sono diversa da quello che faccio. Perché sono esattamente quella che vedi, una gatta in calore che offre lividi invece di latte, che a carponi t’aspetta e mastica erba, e struscia per terra il decoro e la faccia, per illudersi che c’è ancora misura, metri che affondi fino all’essenza, fino a quella coscienza che se solo sfiorassi, potrei giurare d’averla davvero.

Ti prego non avere rispetto di chi nuda e in ginocchio, ti giudica soltanto perché la scopi per bene, di chi t’ha scelto perché le fai credere ancora, d’avere l’anima in mezzo le cosce, fino a che queste labbra si ricompongano ad arte, e baceranno la fronte dei miei nipotini, e diranno tesoro a chi mi aspetta in poltrona, baciandomi i seni che crede esclusivi. Nulla davvero sarebbe servito se ora per caso, dovessi voltarmi per chiedere amore, per cogliere quanto mare s’agita dentro i tuoi occhi, e scoprire che l’amore che sento non mi fotte soltanto. Perché di cos’altro potrei aver bisogno? Quando attraverso queste gocce sul vetro, filtra il mondo al tramonto di fuori, quando una voce straniera premurosa mi dice, “Signora perdoni, è pronta la cena”, quando davvero solo a pensarti, mi fiacchi le gambe e mi nutri la fica.

 

 
 

COMMENTI DALLA RETE


 

Un gran bel testo, pensieri che vagano tra il mondo della passione e quello del cuore; forse, inascoltati. Tuttavia, sono concorde con Sally: ti ci vorrebbe un po' di autoironia per condire di leggerezza quest'urlo che t'attraversa il ventre forse troppo acuto e cupo. Comunque sia, brava. :-)  briccodicarta 

Erotismo...di gran classe...un testo da museo...  Massimo  

Ci aggiungerei anche una buona dose di amara ironia. Ben scritto davvero.    Sally

Avverto che ci sono molte cose sentite in questo sfogo, e molte che fanno parte del patrimonio comune degli sfoghi delle donne che non si sentono apprezzate abbastanza (o peggio, che non si sentono apprezzate per niente). La lingua che usi ha una certa eleganza, una ricerca di sonorità che in qualche modo mi fanno capire che c'è un certo distacco dalle cose che dici - meno male, almeno non sono brucianti, o non lo sono più. Non riesco davvero a capire come tu stessa abbia potuto dare al tuo pezzo l'appellativo di narrativa erotica (???) Una scelta che mi lascia tanti dubbi.  popanga

Ci ritrovo  .. una passione forte, raccontata bene, poi. Rievoca quelle passioni autodistruttive che annientano... con un ritmo che serra alla gola; bene.  malesi_in_blu 

Mi sento infastidita e non so neppure perché...  helene

Bello. Doloroso ma bello.  Paolo

Disse Marta a Kuy.  Attrazionefatale

All'essenza. Tanto di cappello a chi va dritto all'essenza delle cose, o quantomeno alla SUA essenza. A chi ha il coraggio di guardare per bene, in fondo, e senza reticenze, anche la propria animalità, insita in tutti. Ed anche il concetto di fondo (di volersi sentire scopati, senza dover per forza anelare a sentimenti più "nobili") non è per nulla banale, nè scontato che sia ironia e che non risponda al vero (per tutti).  Uno che conoscevo mi sorprese, anni fa, proprio dicendo: "cos'è l'amore? Ma è quello, no? E' l'unione fisica, nient'altro". Cosa difficile da accettare, ma anche da scartare. Cmq da analizzare. Ciao    morrissey

Succede, succede sai... e la tua non è solo una meravigliosa fantasia scritta divinamente. Giorgia IV

It all grows pale. Triste, vero, provocatorio. E direi anche sofferto e necessario. Definire questo testo "bello" sarebbe un errore e comunque riduttivo. Mi limito a complimentarmi vivamente con Te, per ciò che hai scritto e per come l'hai scritto. Sperando - perché no - che NON sia biografico... Fairy King  

Il testo è bello e scritto bene. ma le figure retoriche son davvero troppe   gloriagloom 

Non è molto chiaro se ti interessi essere amata o soprattutto ben scopata. O se sia tutto un velo. E poi i paragoni con mamme e brave donnine di casa. Tu sei ciò che hai voglia di essere. E roventi scopate sono il miglior veicolo per capire cosa vuoi diventare da grande. La scrittura è comunque ben organizzata. Arbasinodeipoveri

Senza parole è bellissimo, autentico e ... mai come adesso potrei sentirlo più mio. Complimenti! Tra i preferiti sicuramente...    Dadina 

Tra i preferiti: non per quel che pensi, sarebbe troppo scontato, ma questo brano è scritto con maestria, è perfetto, tiene il tempo e ha gli argini giusti. è un fiume che scorre. una piena. Davvero una delle cose più belle mai lette qui su. Bravissima  Flavio  

Un perfetto equilibrio tra delirio e vitalità. Niente amore, dunque ...   Ruggero 

Non c'è formula, non c'è risposta che valga queste parole. ... Perché? Solo questo: perché?, questa domanda inutile per credere che il mondo sia almeno meno peggio, per contrastare quella parte di te che scrive queste parole, per cercare una ragione che ti dica "No, non dev'esser così"... Ma alla fine è solo alla tua bravura che mi arrendo Paolo

A volte è così. Non sempre. A volte. Manù

Non so quanto ci sia di vero in ciò che scrivi ma lo scrivi con immenso calore e grandissima passione. Essere amato da una donna come te .. dev'essere super! Ezio

Non so Liberaeva...mi mette un po' di claustrofobia, sicuramente le immagini sono suggestive, ma mi ricordano quell' animazione del film "The wall" quando il fiore diventa vagina e inghiotte il protagonista...nel complesso e' bella...boh forse sono io che ho un'idea meno viscerale del sesso... Paolo C.

Eva! Oddio Eva! Quanto sesso riesci ad esprimere in quella poesia! 'Sei tu che mi fiacchi le gambe e mi nutri la fica'.....Eva, sto avendo un orgasmo leggendola! Eva, io non so più trovare le parole per dirti quanta passione susciti in me! E' la fica che hai nel cervello che vorrei slargassi e cospargessi per me, affinchè non potessi mai trovare attrito. E' lì che vorrei irrompere, è lì che vorrei andare e venire, andare e venire, brutalmente o in punta di piedi, secondo i tuoi desideri, per farti godere, e farlo io stesso. E' da lì che vorrei suggere avido l'aspro succo delle tue emozioni!
Quella grande, immensa vagina che è la tua mente, che nessuno mai potrà riempire, che nessuno mai potrà far sua, perchè troppo vasta, troppo ricca, troppo piena di umori.
E' lì che vorrei sostare per sempre, tra i tuoi caldi, umidi, appiccicosi pensieri.
Tuo Gemini.
Gemini

 
     
 
 
 

 

 

Le poesie di LiberaEva 

 

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