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Non riesco a trovarci l'amore

di Libera Eva

FOTO rigon

Sotto questa notte m'immergo, tra i salici stretti d'una Roma puttana, lungo questo fiume che l'inumidisce e la penetra, come se la preparasse ogni volta senza farle provare dolore. Le ammolla le sponde per allargare il suo letto, per farla capiente ed addolcirle il piacere. Una nebbiolina sospesa nasconde l'orgasmo, ma la sento che gode, che freme, che accoglie acqua e detriti senza mai essere colma, femmina mai paga che chiede ed inghiotte, che ingurgita sesso e si lascia scopare, nelle pieghe a ventosa troppo distanti, dall'anima femmina che ha bisogno d'amore.

E' notte e m'immergo in un brivido stretto, che corre veloce lungo la schiena, ci sono foglie che buco, escrementi di cani che evito appena. Tra le mie gambe una polvere lenta, s'alza e mi vela le calze, come nebbia m'annuvola il cuore, m'attutisce e rallenta il flusso del sangue. Ma sarò io questa Roma che dico puttana? Che irriverente la giudico femmina persa? Ma sarò io che sto guardando me stessa, come se davanti, al posto del fiume, ci fosse uno specchio? Lascio che il vento mi scopra la gonna, scopra il mio sesso impudico e sfatto, perché davvero qui ci sono passati uomini a frotte, uno scorrere lento di semi infecondi, che neanche per caso son diventati dei padri, lasciandomi un vuoto che a stento riempio.

E' un uragano che nasce da dentro, più in fondo di quanto mi sia mai scavata. Dalla mia carne esce ruggine e diluvio, rabbia di dovermi accettare. E' un impeto folle che spazza ragioni, come se di colpo tuonassero parole che sanno d'ingiuria. Non ho più fili a questo mondo, chissà se avrò pace? Sono fatta di pelle e non di cuore, sono fica, tette, il resto non conta.

Questo fiume che scorre crea una voragine d'anni, che m'hanno avvizzita, sbattuta di colpo. Sono fatta d'aria e d'acqua, qui dentro non si formano parole, non esiste amore per pretendere rispetto, sono seno da ciucciare, sono culo da fischiare, da farci dei sogni malsani quando cammino e a mia insaputa, mi scopano senza guardarmi la faccia.

Dicono che i vecchi non provano dolore, allora io mi sento vecchia, perché dentro me non c'è dolore, ma schifo, sputo denso che cola e ti ritorna in bocca. Non voglio comprensione, voglio che qualcuno m'abusi senza conoscere quello che provo, quale sventura possano mai fottersi, stanotte, domani, di quale rabbia s'insozzano senza rendersene conto.

Ho bisogno d'amore, d'essere catturata senza permesso, apprezzata per le labbra che offro, che consumo, che sbordo per un sesso qualunque che le riduca ad alcova, per una coda che mormora come se aspettassero il turno. Non sono nulla, solo pelle, solo pieghe di sesso che il primo riempie, che l'ultimo inganna, convinto che l'anima sia poco distante, che la parte che offro sia ancora inviolata.

Cammino sotto questi salici stretti, in cerca di qualcuno che apprezzi l'incedere lento dei miei tacchi insicuri, dell'acqua impetuosa, come se ogni volta nascesse una vita in faccia al mondo, in faccia alla morte che mi vuole da sola, a piangere lacrime secche senza costrutto, senza un futuro che davvero non vedo. Non c'è un filo che mi porta lontano, c'è una voglia d'amore che confondo col sesso. Prendimi chiunque tu sia, uomo donna o forma di sesso, ho bisogno di saliva, di fiati e vapore come se fosse nebbia ed io cammino girandomi attorno. A mano per mano mentre lo bacio, mi bacia, mentre supina l'accolgo, perché davvero mi sento bocca e culo, un buco qualunque in attesa d'amore che mi riempia in questo vuoto che urla, questo silenzio d'angosce e paure che nessuna parola può più interrompere.

Cammino sotto questi salici stretti per essere anch'io una parte di Roma, per sfidarla ed essere più bella, scoprendo il mio seno come se fossero colli. Se potessi punterei i tacchi tra le due sponde e come un ponte lascerei che l'acqua scorresse veloce, sotto le gambe fino a sfiorarmi la fica, a saziarmi le parti del ventre dove non arrivano sessi.

Qualcuno si ferma per ammirare il fiume che scorre, questa Roma romantica che s'adagia leziosa, vorrei dirgli che se solo volessi, sarei brava altrettanto, a farmi slabbrare le sponde senza chiedere in cambio che niente, perché per fare la troia basta allargare le cosce, senza pretendere al dunque l'amore, come ora davanti a questo incedere lento, d'acqua che scorre verso la foce, di sangue che nutre il mio seno disfatto, non riesco a vederci l'amore, ma soltanto il trasporto d'escrementi e rifiuti.

 

 

 

 

COMMENTI DALLA RETE
Blackbird Molto spigoloso il tuo testo.
Comunque non manca di potenza narrativa.
Anzi. Anche per sentirsi in sintonia con la "puttanaggine" ( passatemi il termine ) della propria città, ci vuole una certa sensibilità.
Qui a Torino il povero Po adolescente non è ancora capace di tanta vena romanticamente cruda.
Dalla bassa emiliana ( di guareschiana memoria ) in giù, forse qualcosa di meglio si ottiene.
Ma qui, zero. Doppia dannazione di coloro che non sanno cogliere nemmeno il lato romantico delle situazioni tragiche. Ben letta.
Giovanni  Solo Venezia ritengo sia più puttana di Roma. Ma è una bella lotta, senza vincitori nè vinti. Solo amplessi rubati ad occhi indiscreti. E l’acqua che copre ogni cosa, anche il senso di pudore che non abbiamo più, forse non abbiamo mai avuto.
Gemini Mi aspettavo di trovare descrizioni di corpi nudi, e invece ho trovato anime nude. Questo mi ha sconcertato un po, ma anche enormemente affascinato. 
Gianni Più nulla di te, restano nella mente solo le struggenti parole, piene di sensualità, poi arriva il sonno, liberatorio? Macchè subito mi appari, così come ti immagino, bellissima nella tua camicia di seta, i capezzoli, rigidi, l'increspano appena, ti siedi di fronte a me accavalli le gambe, un ricciolo scuro s'intravede appena.......... mi sveglio dal dolore al basso ventre... Un bacio 
Anonimo

Mi sbalordisci sempre di più, in questa area metropolitana dove il fermento non appaga l'amore che è in Te. Amore di vita, amore sublime che l'indomito destino ti avvolge e ti porta con se!

Ivano

La "femmina Roma", percorsa da millenni dal "biondo Tevere", lasciava che l'amante la penetrasse con calma fluente. Due o tre volte l'anno esondava con una potente alluvione spermatica che oltretutto la inseminava in ogni parte della citta'. Arrivarono i piemontesi nel 1870, e decisero di dare una lezione alla puttana. Cominciarono cosi' a rifarle i vestiti, abiti perbene: portici, piazze stile Torino. Ma il biondo Tevere continuava a prendersi i suoi comodi, e la troia "ci stava". Allora, se proprio la zoccola non era "redimibile", bisognava correre ai ripari: parola d'ordine: limitare i danni. Costruirono subito gli alti muraglioni che contenessero quanomeno lo sgorgare impetuoso delle piene del seme del focoso fiume: i primi profilattici architettonici della storia dell'umanita'! Baci

max ciao eva....bello come sempre il tuo scritto....bello ma forse pieno di rabbia.....il titolo poi...parla da solo....vedi...tu sei piena d'amore....sei stracolma d'amore....forse il problema...è....ricevere amore....e tu ne sei assetata come ognuno di noi.....ma c'è modo e modo d'amare.....beh.....non mi prendere per matto...ma io ti amo.....si..non sono matto ....ti amo per cio' che dici...per cio' che sei.....e quando ti leggo mi fai sentire meno solo.....forse c'è un altra anima che ha la mia stessa vibrazione.....e stanotte se vuoi...riposeremo insieme...e allungando la mano nel mio letto trovero' la tua.....no...non è sesso....solo due corpi abbracciati...e due battiti cardiaci che magicamente diventano uno solo......dolce notte magica eva....ti bacio........
ancient rimes Libera Eva...o Eva in catene, prigioniera del suo godimento nel soffrire; perchè quando il sentimento di morte e lussuria si fondono è come se il corpo venisse corroso da dentro, giorno dopo giorno ma parallelamente la mente si affina, l'introspezione si fa più profonda e si susseguono sensazioni limpide come fotografie...voglia di soffrire, di essere usati e umiliati è ciò che rimane per sentirsi vivi una volta ancora e più ti avvicini al fondo più ti senti vivo....mentre stai morendo. Dai libri di Tanizaghi a film come "Scandalosa gilda" abbiamo imparato che la ricerca dell'emozione è tanto vicina alla gioia e alla luce, quanto lo è all'oblio e alla morte... anche io ho percorso il "piacere del dolore" appositamente, più di una volta... ma tu non sei seni, culo e fica... tu, io, tutti... siamo ciò che vogliamo essere. One Kiss  

   

 
 
 

 

 

Le poesie di LiberaEva 

 

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