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Dai piedi ai capelli 

di Libera Eva

Ne ho presi quaranta, come i ladroni che m’hanno trafugata, come le carte al gioco di scopa. Tutti diversi in un ciclo di luna, anche doppi in un giorno senza mischiarne gli odori, ne ho presi quaranta, dall’alba al tramonto, quaranta davvero dai piedi ai capelli.

Ne ho presi quaranta, ognuno segnato dietro la porta, sul calendario per rendermi conto. Con mia madre che crede, che siano i segni dei giorni che mancavano ad oggi. Ma io ne ho presi quaranta senza fatica, nel posto più intenso dove sentivo possesso, dove più stretta non potevo far finta, che un cuore che batte ne giustifichi il verso.

Ne ho presi quaranta, quanto una raffica fino all’ultimo fuoco, d’un cecchino perfetto che non ha sbagliato mai mira, tutti al bersaglio e mi leccavano il collo, tutti sorpresi che i miei fragili fianchi, tenessero testa ad ogni tipo di voglia, avessero un posto per alloggiarci il piacere.

Ne ho presi quaranta ma non ricordo le facce, si confondono i nomi, le dita e le mani, nelle poche parole che ordinavo di dirmi, di sentirlo più raro in mezzo a quaranta, il solo tra i tanti a scardinarmi la voglia. Come se mai ne avessi conosciuto degli altri, come se fosse il primo ogni volta, e m‘asciugasse la fronte, m’essiccasse la brama, che faceva condensa dalle parti del cuore.

Ne ho presi quaranta, tutti diversi, perché natura scivolasse di dentro, nell’infinito bisogno d’essere parte del mondo, come un cielo che è ventre, di voli d’uccelli di specie diverse, come un mare che nutre, grandezze di pesci affamati, come la mia gatta in calore che porta nel grembo, incroci di semi di razze straniere.

Ne ho presi quaranta senza che mi chiedessero altro, baci e carezze che non avrei sopportato. Non volevo che quello e quello ho avuto, uno ad uno come cani e sciacalli che aspettano muti per finirsi la preda. Uno ad uno a distanza di ore perché il ricordo dell’altro non fosse svanito, ancora colassi e bagnata m’offrivo.

Ne ho presi quaranta dentro un ciclo di luna, quaranta davvero e l’ultimo ieri, ed oggi tormento questi fiori d’arancio in trepida attesa vestita di bianco. Perché ora davvero di null’altro ho bisogno e mai tradirei quest’occhi che mi stanno davanti. Che ora m’annusano come se profumassi di viole, che ora mi guardano timida e candida, dentro gli occhi riflessi di luce, di quaranta tesori che gelosa conservo. Ne ho presi quaranta dai piedi ai capelli.

 

 
     
COMMENTI DALLA RETE
 
Flavio  Tu sai che mi piace il tuo modo di far scivolare le parole. non mi è chiaro il "progetto" ma danzi che è un piacere.
Enrico Ogni tanto vengo a leggerti. Mi colpisce questo tuo stile, nello specifico, erotico si. Ma non è forse l'erotismo a colpire in questo brano, non è l'erotismo a far da filo conduttore anche se, il ripetersi quasi assillante della frase che ne è anche titolo, continua a tirare l'attenzione di chi legge sul punto focale "ne ho presi quaranta". Il finale stupisce. All'inizio un'espressione fa pensare ad una preda di mercanti che abbiano forzato la vittima ad un mestiere subito. Poi.... in conclusione del brano, si ribalta tutta la chiave di lettura, e la tortura si scopre essere invece una scelta. E la condanna è per il malcapitato che la guarderà con occhi ingenui e inconsapevoli vedendo in lei purezza e amore. Stile maturo, esperto di chi sa ed è avezzo a scrivere. Non son mai rimasto deluso dalla lettura di ciò che scrivi. Complimenti ancora una volta, mi è piaciuto davvero molto.
KAMALEON  Accedenti che intensità e forza! Beata te che sei libera, e puoi mutare i partner come vestiti...
Ignazio  In un mondo di finti poeti e di stupidi narratori una voce vera e brava
Adelaide  Sei sempre speciale e non solo per come tratti "in guanti da signora" l'erotismo, ma per il modo in cui ti esprimi e che dà alla prosa un'intensità lirica di grande effetto... 
NiagarA ...e la mia gente ha ballato e cantato... per 40 nottiiiiiiiiii
Luisa Quante donne dovrebbero fare lo stesso: prenderne 40 e togliersi la voglia, evitare di rimanere insoddisfatte e della loro insoddisfazione fare l'altrui amarezza e l'altrui rovina. Questo è vero, profondo e cocreto erotismo. Come sempre, brava.
Luca S. Curiosa e stuzzichevole ! stimola l'immaginazione, e ciò la rende speciale, complimenti! 
Max 40....gli anni in cui il popolo di israele.....è stato nel deserto..... 40 i giorni in cui mose' è stato sul monte sinai per portare le tavole della legge... 40 i giorni del bardo....in cui una persona quando muore vaga nel limbo prima di giungere ad un altra dimensione....come vedi.... 40 un numero particolare.... che puo' essere usato nel bene o nel male..... no...... non sei una troia.... mai ti ho considerato tale..... sei una persona che ha il coraggio di ammettere e scrivere i suoi desideri piu' reconditi nell'anima....ed è per questo che ti ammiro..... il coraggio.....sempre e comunque di riconoscere te stessa...... uno strano modo di fare l'amore noi due..... e so.... che mi comprendi..... un bacio..... max....
FD Tu sei per la mia mente, come cibo per la vita. Come le piogge di primavera, sono per la terra. E per goderti in pace, combatto la stessa guerra che conduce un avaro, per accumular ricchezza. Prima, orgoglioso di possedere e, subito dopo, roso dal dubbio, che il tempo gli scippi il tesoro. Prima, voglioso di restare solo con te, poi, orgoglioso che il mondo veda il mio piacere. Talvolta, sazio di banchettare del tuo sguardo, subito dopo, affamato di una tua occhiata. Non possiedo, né perseguo alcun piacere, se non ciò che ho da te, o da te io posso avere. Così ogni giorno, soffro di fame e sazietà,di tutto ghiotto, e d'ogni cosa privo. (Herman Hesse) Ciao
Sergio ...vuoi proprio essere decadente sino in fondo... oserei dire che stai cercando non il piacere ma la mortificazione della tua mente e della tua anima + profonda perchè questo cazzo di mondo fa schifo... non sò dirti se fai bene o se fai male, certo che questa tua sofferenza sta dando buoni risultati in termini di composizione.... certo sarebbe un piacere assaporarti come vorrebbero fare uomini e donne che sicuramente ti scrivono....i o però non mi voglio sentire un totem da scrollare o succhiare, mi ritiro nella mia dignitosa solitudine, sapendo che domani sarà migliore perchè lo voglio io e coltivare il mio piccolo giardino di fiori e piante bellissime aperto solo a chi sceglierò io...e adesso qsto giardino sta sbocciando sai!
Una pioggia di petali di rose e gardenie sul tuo seno, 
 

 
 
 

 

 

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