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   RACCONTI BREVI  
 
     
 
 

Maledetta è la notte

di Libera Eva

 

Maledetta è la notte che mi trasforma ogni volta,
come donna che freme, che oscilla, 
signora della propria astinenza,
padrona di questi pugni che premono e m'arrossano il ventre.
Ma io non ho voglia di cedere ed intorpidire i miei istinti
e misera mi cerco tra queste mutande,
che m'impediscono d'essere libera e d'agognare, bramare,
laddove le mie dita non credono d'essere maschio.

Maledetta è la notte che mi tinge di nero,
quando a quest'ora la luna è già alta e mi invoca e m'implora
di fasciarmi di trama di seta, d'aggrovigliarmi tra la tela di ragno.
Unica mi darebbe ragione a scrollarmi di dosso ogni buon senso,
che mi vuole ammuffita ogni giorno che passa,
marcita da queste lenzuola che odorano di detersivo e digiuno.
Avessi vent'anni di meno! 
Troppo pochi per immaginare di ritrovarmi qui sola,
sudata dal solo tormento di sprecare gli anni che porto,
gli anni che nessun uomo assennato stanotte mi darebbe davvero.

Lo vedo quell'uomo!
Mi domanda sorpreso, cosa diavolo faccio a quest'ora da sola,
cosa diavolo cerco senza un uomo che mi copra le spalle.
Non avrei parole da offrirgli,
se solo pensasse che sono in cerca soltanto di sesso.
Potrei dirgli che è vero e finirebbe poesia,
potrei ammetterlo a fatica e diverrebbe una prosa.

E una femmina è femmina quando mente di provare piacere,
ma è ancora più femmina quando gode davvero senza creanza,
quando cosce e ragione colano sincrone denso piacere. 
Vorrei dirgli che non basta riempirla di carne
se continuo a pensare che, finito l'orgasmo, tutto ritorna al suo posto,
e il mio sesso d'elastico si ricompone
come signora che s'aggiusta i capelli davanti allo specchio.

Ma come posso spiegargli tutto questo!
Come potrei dire a questa bocca che mi dà saliva e calore,
di farmi credere puttana finché nient'altro potrei pensare di meglio! 
Non capirebbe, proprio perché non lo sono,
proprio perché questa notte lentamente svanisce nella luce dell'alba
dentro queste lenzuola che sanno di detersivo e digiuno.

Ma quel dito che affonda senza nessuna accortezza
non mi lascia che scegliere chi m'ha già scelto!
Che mi spezzi, allora, il respiro
quando cerco di riprendere aria
mi faccia giurare che dopo non vedrò i miei figli,
me lo faccia pensare davvero, mi sbatta ossessivo,
me lo ordini se la mia testa tentenna
se la mia pelle si secca all'istante.
Se solo per un attimo lo credessi davvero …
Che mi prenda laddove nessuno ha mai osato, 
mi desideri ancora e per il tempo che basta al mio sogno
o faccia almeno finta, se la sua voglia è scemata,
di volermi oltre il suo sesso spremuto
con qualsiasi oggetto che gli passa per mano.
Oppure si faccia da parte e lasci il suo posto ad un altro,
perché stanotte è dura davvero
e le mie dita che indugiano e fanno attrito,
non sono fluide e non sanno di maschio.

 

COMMENTI DALLA RETE
Paolo Dubbio amletico... ho già letto questa poesia ed ora la riaffronto per commentarla, oppure la ricommento? E se già l'ho letta, è stata come poesia o come racconto? Mah! Comunque non ci interessa per il commento, era giusto un pensiero... Son contento che ora tocchi a lei. Che possa riassaporare tutta la tua bravura senza ombra di difetto, leggere ancora una volta, ancora in modo diverso, del tempo nemico, della solitudine omertosa, della difficoltà e della necessità di essere Donna oltre il bucato delle lenzuola... Brava ma brava ma brava! Paolo

 

 

 
 
 

 

 

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