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Prendimi dove la luce si
vela, tra le tenebre rade e i bagliori più fitti, da questa finestra dove
corrono altrove, i filari di pioppi insecchiti dal vento.
Prendimi dove la luce s’appanna, come se mi vedessi scontornata
dall’acqua, di questa pioggia che cade e uniforma l’intorno, di gatti e
d’antenne sulle tegole rosse.
Catturami dove la luce si scura, e mi lascia in balia dei tuoi scatti che
ora, sembrano baci di bocca e di cuore, che mi lasciano muta alla pelle
che trema.
Tra i tuoi occhi che ora mi cercano fitti, e mi fanno sentire friabile e
persa, come foglie d’autunno che danzano gialle, che smuoiono rosse e
diventano cenere.
Prendimi dove la luce s’adombra, dove s’annida il mistero tra le labbra
che schiudi, e s’aggrumano i sensi e si spaiano gli occhi, per farmi più
bella controluce in penombra.
Fermami ora e spezzami il fiato, perché nessun sesso potrebbe fare di
meglio, nell’incanto di essere un bianco e nero e una forma, un contrasto
di luci che mi fa femmina bella.
M’hai raccolta di giorno che cercavo un autore, che intingesse i pennelli
nei colori di luce, catturami e scatta perché lo sento nell’aria, quell’attimo
solo che mi fa opera d’arte.
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