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   RACCONTI BREVI  
 
     
 
 
 
 

L'anima informe 

di Libera Eva

foto di Gabriele Rigon

Fammi sentire che non sono mai nata, che da sempre ti amo, che da sempre mi cerchi, nelle viscere che lavi, che sporchi, in un andirivieni che sazia ed affama quest’anima informe, che dici di carne, che dico di fica, che stringo, che slargo qui dentro le gambe. Perché mai vorrei che venisse domani, mentre bramo la voglia d’essere presa, anche se dentro ti sento, se fuori rimane un odore forte di sesso, che pompi, che tappi nell’avida voglia di strozzarmi il respiro.

Fammi, ti prego, fammi sentire che senti, che menti, che giuri e mi premi, fino ad essere ombra schiacciata sul muro, un buco di caldo che sbatti e riempi, perché il resto non conta, non serve di notte quando t’affoghi nel ventre, quando l’alba domani sarà più nera d’adesso.

Vorrei avere ai miei piedi uno specchio, per vedere la mia pelle obbediente, che t’invita e t’accoglie, e si fa pieghe e risucchio, come mare caldo di notte, come foce di fiume che nutre. Vorrei esser fatta soltanto di fica per sentire quello che senti, un unico buco come un culo di luna, che accetta nel grembo residui di maschio, semi e pianti d’amore che non bagnano seni, ma colano orfani lungo la rabbia d’esser da soli.

E sì davvero vorrei che non avesse misura, perché la più lunga avrebbe una fine, una meta dove non voglio arrivare, perché domani sarà ancora più sogno, scoprire quale uomo più forte, a ragione mi sbatte, mi prende, m’induce ad essere quella che sono. E sì davvero vorrei come ora lo voglio, come ora l’aspetto senza che un tenue pudore mi copra le spalle, uno straccio di gonna che fingo d’alzare.

Lo voglio perché sono vera, perché sono carne ed è bellezza quella che chiedo, è dolcezza quella che imploro! Voglio essere sesso e voglio essere altro. Voglio che sia poesia, fiumi di tempo e parole che m’avvolgono come ora ti sento. Nessuno davvero m’ha presa, nessuno come quando sei dentro e per questo ti amo, per questo sto bene, come se sola fossi incompleta, mi mancasse la terra dove ora punto i tacchi e t’aspetto, dove ora divarico il cuore perché tu possa baciarlo.

Baciami, baciami adesso la bocca che offro, la rosa che godi, fammi uscire da questo cervello che all'alba mi riconduce dentro la pelle. Io sono altro, sono altra, sono la passione che tocco e mi tocca, indefinita creatura che sa di fica, di tracce biancastre d'amore malsano, sono uomo e sei donna, sono acqua informe che cerca una forma, bottiglia nel mare, perché in amore non c'è ruolo, avanzi di carne che chiamano femmina, che tu offri e regali per darmi una forma.

Urlami la brama che senti alzando una gonna, che sono urina ed alcova, luna di miele per sesso che preme, che freme perché io sia utile almeno in un verso. Fammi, ti prego, fammi sentire che non valgo poi nulla, se ora dovessi lasciarmi in attesa, se una pausa più lunga mi desse il coraggio di saperti di un’altra, che slabbri che monti lasciando che il vuoto mi faccia condensa.

Non darmi certezze! Fammi godere senza pretese, senza che ora m’aspetto che entri, che esci, che rimani a cullarti tra questa voglia brodosa, che tra le gambe mi scoli, come grondaia sotto una pioggia battente. Non ho padroni a questo mondo! Ho solo sessi che non ho mai contraddetto, che mai ho fermato neanche nel sonno, quando sulla soglia non m’hanno mai chiesto permesso, non m’hanno chiamata nemmeno per nome.

Ti prego dammi il coraggio di dirti le parole che sento, di chiamare con nome che sa di volgare questo cazzo che m’entra, che raschia le ossa e mi straccia la pelle, come se fosse di carta, come se fosse una gonna. Chiamami, ti prego chiamami, come mai finora t’è venuto di dire, fino a farmi sentire madre del tuo sesso che spinge, fino a farti sentire padre d’un grembo prima del tempo.

 

 
     
COMMENTI DALLA RETE
 
"Come se sola fossi incompleta, mi mancasse la terra dove ora punto i tacchi e t’aspetto, dove ora divarico il cuore perché tu possa baciarlo". Decisamente coinvolgente questo brano, anche se, a mio avviso, hai scritto cose migliori e più intense. A rileggerti, dunque. Mat*

eccola...
tormento, eleganza e cura...la solita magnifica scrittura di Liberaeva
Massimo Botturi

Huhu....che peccato il finale (dovrebbe essere un crescendo non trovi?!) nannarella 

...........nel contesto, a volte, l'uso di termini nudi e crudi forse rende il tutto "meno erotico"......... abraxas 

Non darmi certezze! Ecco, io voto questo. Anche se il resto mi piace abbastanza; io l'ho letto come una specie di cantilena, di nenia insistente e continua come i colpi di un maschio. E' un brano intrigante. Alessandra 

Ho letto "L'anima informe". Bel racconto. Mi è piaciuta l'alternanza di temi e la tecnica narrativa. A volte si coglieva un retaggio dello stream of consciousness. Se mi posso permettere una critica - sincera, credi -, mi aspettavo diverso il finale. Dal momento che è tutto un crescendo, lo avevo immaginato diverso. Resta il fatto che emerge una persona estremamente intrigante, ammiccante nelle sue non troppo velate allusioni e, allo stesso tempo , teneramente innamorata dell'amore. Io non sono un bravo critico. Al contrario, mi dà anche fastidio il termine stesso. Sono solo un povero storico, inaridito dallo studio di "sangue e merda" (per parafrasare un'autorità della mia materia). Ma ti posso dire che la lettura, ma soprattutto la ri-lettura, mi ha suscitato emozioni che, a causa di una secchezza dell'anima non voluta, credevo sepolte sotto tonnellate di cinismo. Grazie. Un bacio LEV72

 

   

 
 
 

 

 

Le poesie di LiberaEva 

 

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