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Ti prego dammi ancora l'illusione d'esser sazia di carezze,
nei miei incavi che si aprono al vapore dei tuoi fiati,
all'incuria che mi devasta fegato cuore e polmoni, e consuma
nell’attesa pieghe secche di sesso spoglio, di carne che calpesti
come grano a mezzogiorno.
Amore? Ma che dico! E' solo una parola che bagna la mia
bocca, sputo che non esce che dicono saliva, come fosse già domani
o peggio nel mio ventre, pazza nel bisogno di sentirmi cosa tua,
la sola che t’appaga mentre graffi i miei seni, e slabbri la mia
luna infeconda tra le gambe. Ti prego, fa che questa notte accetti
la tua assenza, come l'inverno quando è freddo e s'insedia e
sembra eterno, e tu nel sogno fitto mi inondi di piacere, nei
mattini appena sveglia di neve sopra i pini, quando scaldi la mia
gonna come fosse un regalo.
Amore ma che dico? E' solo una parola che rimane e
m'accompagna, nelle notti silenziose quando sento scricchiolare,
il tuo letto il pavimento proprio sopra la mia testa. Sono colpi
addosso al muro lamenti come schegge, di moglie assetata di cagna
attorno al branco, che mai paga si rivolta come un cencio alla
fontana. Io sì che ti darei la parte calda che tu cerchi, che sa
d’amante persa che brucia lungo un viale, bacerei il tuo orgoglio
anche quando mi rifiuta, leccherei le tue voglie anche dentro
questa pancia, che ora bolle e si gonfia d'aria e di mancanza, di
sere accovacciate che si perdono nel nulla, e muta stringo il
vuoto inconsistente tra le gambe.
Amore, ma che dico? Che stronza questa parola mi scorre tra
le vene, mentre la mia pelle ti reclama come maschio, dove rossa
dove molle si fa umida e si schiude, e si fa mite e più capiente
quanto un'anima che implora. Amore, ma che dico? Mentre mi riduco
ad ascoltarti, a seguire con la mano questo tonfo di spalliera,
questa rete queste molle che mi penetrano le ossa. Mi sfioro
m'accarezzo e obbediente seguo i tempi, perché il mio piacere sia
almeno puntuale, alle urla senza freno che invadono la casa, come
se fossi tu a spartirmi questo seno queste labbra, che ora cedono
alle dita che m’illudo più callose. Ti prego aprile la bocca e
fammi addormentare, pensandoti che all'alba sarai qui tra le mie
braccia, e guardami nei suoi occhi e vedimi più bella, perché mi
piacerebbe che t'affanni e poi mi pensi, che mi cerchi dentro
carne che emana altro odore, come se tu potessi soddisfarne due
insieme, mentre lei urla ingorda ed io muta sto godendo, e dentro
nel tuo letto la guardi e m'assomiglia, e tra poco per incanto
riposo e si riposa.
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