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   RACCONTI BREVI  
 
     
 
 
 

Il Silenzio

di Libera Eva

 

 

Taci,
non dire nulla che non sappia d’amore,
che non abbia i colori di questo autunno che volge,
di questa foglia che danza, che cade.
Taci,
ascolta il silenzio di questa trama di seta
che m’avvolge come regalo che offro, che dono.
Prendimi e chiama il mio nome
perché null’altro potrà far sentire che m’ami.
Taci e chiamami!
Socchiudi le labbra al vapore d’un nome,
il primo che la tua mente ha deciso,
il più vero che sento tra questo respiro.

Trascinami nei sentieri dove il fruscio di foglie riempie il silenzio 
dove s’odono lontano versi cupi d’uccelli che sanno di notte,
e fanno paura fino a desiderare che niente rimanga 
tra le tue mani che mi stringono forte. 
Conducimi nell’umidità della mente che m’affatica il respiro,
lungo le sponde di muffa che sanno di radici e di funghi, 
che sanno di terra, 
perché da dove son nata vorrei tornare, 
prima che il buio m’avvolga
e la notte mi costringa ad essere un’ombra senza forme e colori.
Ti prego non lasciare la presa!
Non lasciare che passi indenne questo sole
che di tramonto m’illude e mi scompagna.
Trasportami in silenzio
dove la trama di tela di ragno avvolge il mio viso
e mi lega invisibile gli istinti d’amore
che sfilacciati s’allungano e si scontornano
come un buco di luce attorno ad una foglia.

Mi chiamasse Dio non saprei che dire,
perché il paradiso è questo bosco che immagino,
queste mani che disegnano esatte il profilo dei fianchi,
il ventre del sesso dove intingi le dita e ne gusti il sapore.
M’avvicini in un gioco sospeso
dove non capisco regole e ruoli,
ma i tuoi occhi danno già per certo che perdo,
che il pegno che trattengo in mezzo alle gambe
sarà disponibile come una sposa,
come una madre che brama dalla voglia di esserlo.

Taci, non parlare.
Qualsiasi parola righerebbe il silenzio,
come spine di rose sul mio seno proteso
che mi cerchi e ne fai acqua in un orizzonte di sabbia e di dune.
Dissetati dentro questa natura,
questa misura perfetta, giusta ad ogni voglia di maschio.
Ingozzati di questo mistero che mi fa regina ogni volta che scopro,
che ti fa suddito a branchi
come file mansuete di cani che aspettano il turno. 
Taci, non respirare!
Qualsiasi fiato annebbierebbe i tuoi occhi,
come aria calda appannerebbe il desiderio che vedo, che sale
sopra il tuo timore di non essere all’altezza,
sopra questa gioia incarnata da forme scolpite nel sogno.
Imbavagliami se dovessi cedere ai gemiti,
turami di piacere la bocca
se da ora non dovessi ascoltare la gemma che nasce.

Vorrei dare un nome ad ogni foglia che calpesto
impararlo a memoria,
così come ad ogni passo un suono ed un rumore
per ricordarlo domani e chiamarlo per nome.
Vorrei che questo corpo non avesse la pelle
così che tu possa dissetarti del sangue del cuore,
di tutti gli uomini che senza memoria l’hanno tumefatto.
Ti prego non chiedermi perché ora mi offro,
se nei miei anni c’è un uomo con gli stessi tuoi occhi,
se ora c’è una colpa che porto dentro i capelli. 

Guardami,
come se m’avessi scovata dentro un guscio di noce,
tra le spine dei rovi come more e lamponi.
Accecati al rosso delle mie labbra perfette,
abbagliati e pretendi rispetto
per ogni goccia di sangue che s’addensa e che s’aggruma
per ogni goccia di seme che mi sfama e mi disseta.
nei canali prosciugati dove ristagna solo melma.
Ti prego chiamami amore se non conosci il mio nome,
perché altro non saprei dove accoglierlo
perché di queste parole mi nutro
e come nido d’uccelli m’aggrovigliano il cuore.

Taci,
se proprio non puoi sentire il silenzio!
Taci ed ascolta il rumore di questo seno che dondola
e selvaggio ti sfida perché nessuno mai riuscirà ad addomesticarlo,
ad essere fedele ad un’unica bocca, la tua.
Ti strizza i pensieri e te ne chiedi ragione,
ti fa dolore dove nessun sentimento potrà mai darti conforto.

Prendimi,
prima che le tue mani esitino all’angoscia di non farmi godere
prima che le mie dita ritornino esili e riprendano forma.
Prendimi e saprò di nulla e bugia
se proprio vuoi che rimanga nel sogno,
se proprio non vuoi che sia fatta di carne e d’odori.
Sarò eterea e fragile come una rosa in inverno,
come un bimbo racchiuso dentro la mano di un padre.  
Se questo fosse il paradiso vorrei già essere morta,
ma se per caso fosse l’inferno
peccherei ogni giorno per guadagnarmi questo oblio di spirito e carne.
Per guadagnarmi sino all’eterna pazzia
queste mani scellerate che continuano a toccarmi,
a sfiorarmi come se conoscessero ogni istante che segue,
come se alba e tramonto non avessero un giorno di mezzo
e continuassero a girare in un vortice di brama e passione.

Bagnami le labbra!
Fammi bella come gocce di rugiada sui petali di una rosa,
inumidiscimi la ragione che spalanco al bisogno,
alla frenesia di non rimanere vuota più a lungo.
Mi fai sentire incompleta perché ti desidero,
convinta che il mio corpo sia imperfetto da quando son nata,
difettoso d’amore ad ogni angolo di strada.
Ora ti sento!
Impaziente come qualsiasi uomo
mi cerchi dove l’anima si scompone al piacere.
Mi volti e mi rivolti
per riempirmi di maschio in ogni dove natura m’ha fatto capiente.

Incredula tremo e t’imploro di essere almeno reale,
di chiamarmi puttana perché di null’altro ho bisogno.
Stringo gli occhi per paura di perderti,
perché tu non sia soltanto
una luce riflessa di stella che continua ad orbitare nel nulla.
Confusa di male e di bene m’approprio
d’ogni tuo gemito e tormento,
d’ogni istante che prego non duri un secondo,
d’ogni parola che sappia d’amore,
d’ogni nome che m’assomiglia.
Se mi dicessi amore sarebbe pazzia,
se mi dicessi che m’ami sarebbe un sogno soltanto…
Taci, ti prego taci,
perché se amore esiste,
non ci sono parole dentro questo silenzio.

 

 
     
COMMENTI DALLA RETE
 
Alberto Molto musicale. 
Davvero, una metrica libera (ma curata) che ti consente di ottenere un ritmo molto musicale. I tuoi versi mi sono profondamente piaciuti e mi hanno toccato. Atmosfera d'annunziana  A PIENI VOTI.
Paolo Dovrei tacere, perché amore esiste, e questa poesia ne è la prova. LiberaEva felice ha paura, dubita che realtà sia, e questo ci fa più male della meravigliosa malinconia dei versi. Impagabile.
 
 
 
 

 

 

Le poesie di LiberaEva 

 

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