|
Ti prego non chiedermi
nulla, perché il passato improvviso a volte ritorna, e mi prende ogni
volta quando dici che m’ami, quando il fiato sul collo m’arriccia i
capelli e fa condensa e respiro e brividi caldi che liberi scendono dove
il resto non conta.
Aspetto la notte per non fare più ombra, ai sogni più intimi che mi
vorrebbero ora,
su una strada qualunque in un budello di luna, oltre questa terrazza dove
mi prendi e ti sazi di quest’incanto d’amore che nutri e che dici, che è
pelle di cuore e ti illudi d‘avere, che è pelle di seno che bagnato ti
offro.
Respiro la notte e ingoio gli odori, per sentirmi padrona su un viale di
Roma, di nuovo regina dei gatti di strada, dei pali di luce che scorrono
storti, al vento che tira e m'alza la gonna, e soffia e poi fischia come
un branco volgare che muto m’aspetta per avere i miei avanzi, detriti
d’amore d’odori più intensi, d’orgasmi rappresi di femmina persa.
Sanno di strada, d’incoscienza e piacere, di quando a trent’anni m’era
tutto concesso, di trucco che cola come anima munta, dentro specchietti
che mi fanno più bella, alle ombre sul muro che m’aspettano in coda
ingannando l’attesa tra i fumi bollenti di piscio che scola sotto le
suole.
Lo sento quel vento che s’insinua fitto e maschio m’assaggia e m’asciuga
le pieghe d’un sesso stanotte che nessuno ha disfatto perché tu t’affanni
e mi chiami per nome perché tu m’accarezzi e ti giuro non serve se non
mostro il mio seno e non sa di mignotta, inutile ai fari che passano in
fretta, sterile e vano come lacrime fiacche, d’una donna che piange sotto
la pioggia.
Mi slaccio il cappotto e chiudo l’ombrello, perché c’è sempre la pioggia
che bagna i miei sogni e faccio due passi per mettermi in vista, perché
non ci siano dubbi di quello che voglio, che faccio stasera dentro un cono
di luce, sopra un lembo d’asfalto che s’abbina al colore, di queste
mutande che m’ingombrano il sesso, di questa stoffa per dire che ad onde
riflette.
“Se qualcuno dovesse chiedermi quanto?” Chissà quale prezzo può valere una
bocca, e quanta saliva ne serve per dare, per sentirmi padrona, per essere
schiava, per sentirmi regina ed essere brava. Ma stasera vorrei che
andassero oltre, perché non basta una bocca per riempiere un vuoto, perché
tu non mi basti mentre dici che m’ami ed io nel mio sogno li vedo e
l’invito a cercarmi più maschi dove s’aggruma l’istinto, tra queste gambe
che scopro e calo la gonna e resto in balia d’un altro che passa.
Ecco ora sono nuda! Nascondo i vestiti dietro una siepe, m’allontano e li
guardo per essere certa, che la mia dignità giace accanto ai rifiuti, ai
bisogni di cani che ci fanno di giorno.
Cammino lungo la strada ed ho quasi l’affanno, chissà se il mio sesso ha
un aspetto decente, se vale più di quando lo copro di seta, di quando di
classe m’atteggio a signora, di quando di giorno mi dicono bella, al solo
vedermi che accavallo le gambe e uno spicchio di calza nutre la voglia,
che sotto, che dietro c’è una femmina calda, che in fondo, che in parte
c’è una preda che scappa.
Ma stasera è diverso e non mi serve un uomo, due occhi, due mani che mi
fanno la corte, come tu ora che mi baci la parte che dici amore e davvero
lo senti, ma è tutto scontato come ora che entri nel momento preciso
puntuale al secondo.
Voglio il primo che dica parole piccanti e quelle più oscene che non
abbiano senso e m’offendano l’anima e sanno d’ingiuria, d’oggetto, di
merce, di bagno di strada, di mani che grasse mi sporcano dentro, d‘uomo
che m‘offre ed un altro che tasta.
Voglio il primo che passa e si ferma e mi prende, in un gesto d’istinto
senza pensarci, come un biglietto, al casello già pronto, o un giornale
gratuito sotto la metro.
Lo voglio muto senza respiro, che mi lasci in attesa per quanto ha bisogno
o che senta il dovere di stapparmi la voglia, di cercarmi nel fondo dove
sono me stessa e sturarmi l’ingorgo che sento e m’intasa, come un portiere
che ripulisce un tombino da foglie e cartacce portate dal vento.
Di colpo mi sveglio e ti vedo davanti sopra questa terrazza mentre
facciamo l’amore, mi ripeti che m’ami che sono più bella, che sono un
incanto di rossore e purezza, e al mondo mi giuri non esiste davvero, una
donna che trema e s’abbandona all’amore, come ora mi senti e ti pare e lo
credo, d’essere tua mentre gridi che m’ami, e t‘affanni lo sento e sudi e
mi prendi, e poi mi rivolti e poi ci ritorni, credendo davvero che il
resto non conta e bastasse il tuo sesso per riempire una donna.
Chissà quante parole ho perso stasera, chissà se per caso durante
l’assenza, mi hai letto negli occhi dov’ero stasera, su un bordo di strada
dentro una macchina ferma che rifacevo le labbra per un prossimo incontro.
Ti prego non chiedermi nulla, perché il passato a volte ritorna, e mi
prende nel sogno quando facciamo l’amore, ed io esco da sola e mi risfilo
la gonna, ed aspetto la notte perché tu non t’accorga, di quello che sento
e non potresti capire.
Ti prego non chiedermi nulla, chi è quella donna perché mi somiglia, non
domandarmi se ora provo piacere, se l’amore che sento buca la pelle del
cuore.
Se m’ami davvero taci ti prego, lascia che i miei occhi si serrino
entrambi, per sentire il lamento d’un’anima impura, per sentirla più nuda
della carne che offro, proprio dietro la siepe dove pisciano i cani, dove
lascio i vestiti e m’immagino altri, che non dicono amore e non hanno
rispetto, che non hanno il tuo odore, il tuo viso perfetto, ma avanzi di
mondo che riconosco dal tatto.
Ti prego non chiedermi dove vado di notte, dove vado ogni volta durante
l’amore.
|