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Ti prego non chiedermi nulla, perché il passato improvviso
a volte ritorna, e mi prende ogni volta quando dici che m’ami, quando il
tuo fiato sul collo m’arriccia i capelli. Aspetto la notte per non fare
più ombra, alle tante ragioni che mi vorrebbero ora, su una strada
qualunque in un budello di luna, oltre questa terrazza dove mi prendi e ti
sazi, di quest’incanto d’amore che t’offro che dici, che è pelle di cuore
ed il resto non conta. Respiro la notte e ingoio gli odori, per sentirmi
padrona su un viale di Roma, di nuovo regina dei gatti di strada, dei pali
di luce che scorrono storti, al vento che tira e m'alza la gonna, e soffia
e poi fischia come un branco volgare. Sa di mare e d'invidia d’incoscienza
e piacere, di quando a vent’anni m’era tutto concesso, di trucco che cola
come anima munta, di piscio che scola sotto le suole.
Lo sento quel vento che m’asciuga le pieghe, d’un sesso
stanotte che nessuno ha disfatto, perché tu t’affanni e ti giuro non
serve, se non mostro il mio seno e non sa di mignotta, inutile ai fari che
passano in fretta, sterile e vano come lacrime fiacche, d’una donna che
piange sotto la pioggia. Mi slaccio il cappotto e chiudo l’ombrello,
faccio due passi per mettermi in vista, perché non ci siano dubbi di
quello che voglio, che faccio stasera dentro un cono di luce, sopra un
lembo d’asfalto che s’abbina al colore, di queste mutande che m’ingombrano
il sesso. “Se qualcuno dovesse chiedermi quanto?” Chissà quale prezzo può
valere una bocca, quanta saliva ne serve per sentirmi padrona, per
sentirmi regina ed essere brava. Ma stasera vorrei che andassero oltre,
che mi cercassero dove s’aggruma l’istinto, tra queste gambe che scopro e
calo la gonna, e resto in balia del primo che passa.
Ecco ora sono nuda! Nascondo i vestiti dietro una siepe,
m’allontano e li guardo per essere certa, che la mia dignità giace accanto
ai rifiuti, ai bisogni di cani che ci fanno di giorno. Cammino verso la
strada ed ho quasi l’affanno, chissà se il mio sesso ha un aspetto
decente, se vale più di quando lo copro di seta, di quando di giorno mi
dicono bella, al solo vedermi che accavallo le gambe, e uno spicchio di
calza nutre la voglia, che sotto che dietro c’è una femmina calda, che in
fondo che in parte c’è una preda che scappa. Ma stasera è diverso e non mi
serve un uomo, due occhi due mani che mi fanno la corte, voglio il primo
che passa e si ferma e mi prende, in un gesto d’istinto senza pensarci,
come un biglietto al casello quando s’alza la sbarra, o un giornale
gratuito sotto la metro. Lo voglio muto senza respiro, che si senta in
dovere di stapparmi la voglia, di cercarmi nel fondo dove sono me stessa,
e sturarmi l’ingorgo che sento e m’intasa, come un portiere solerte che
ripulisce un tombino, da foglie e cartacce portate dal vento.
Di colpo mi sveglio e ti sento davanti, sopra questa
terrazza mentre facciamo l’amore, mi ripeti che m’ami che sono più bella,
che sono un incanto di rossore e purezza, e al mondo mi giuri non esiste
davvero, una donna che trema e s’abbandona all’amore, come ora mi senti e
ti pare e lo credo, d’essere tua mentre dici che m’ami. Chissà quante
parole ho perso stasera? Chissà se per caso durante l’assenza, mi hai
letto negli occhi dov’ero stasera. Ti prego non chiedermi nulla, perché il
passato a volte ritorna, e mi prende nel sogno quando facciamo l’amore,
quando esco da sola e mi sfilo la gonna, ed aspetto la notte perché tu non
t’accorga, di quello che sento e non potresti capire. Ti prego non
chiedermi nulla, chi è quella donna perché mi somiglia, non domandarmi se
ora provo piacere, se l’amore che sento buca la pelle del cuore. Se m’ami
davvero taci ti prego, lascia che i miei occhi serrino entrambi, a sentire
il lamento d’un’anima impura, a sentirla più nuda della carne che offro,
proprio dietro la siepe dove pisciano i cani, dove lascio i vestiti e
m’immagino altri, che non hanno il tuo odore il tuo viso perfetto, ma
avanzi di mondo che riconosco dal tatto.
Ti prego non chiedermi dove vado di notte, dove vado ogni
volta durante l’amore.
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