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   RACCONTI BREVI  
 
     
 
 
 

Cuore di panna 

di Libera Eva

Foto di Will Santillo

 
 
 
 

Se stasera potessi mi vestirei d'azzurro e di rosa, perché il nero che porto mi fa troppo mignotta, donerei il mio seno a quel ragazzo ventenne, che stamane a sorpresa m’ha strizzato i suoi occhi, e m'ha servito il caffè con un cuore di panna. Sottovoce m'ha detto che sogna, che di notte mi pensa e s'addormenta sereno, poi distratto m’ha lasciata in sospeso, senza sapere l’effetto, il vuoto nel cuore che aveva scavato. Se davvero volesse mi vestirei di bianco, sorreggendo il mio seno che altrimenti cadrebbe, calerebbe penoso dimostrando i suoi anni, i sessi stipati che hanno fatto la fila.

Se davvero volesse! Toglierei questo nero che indosso e mi sfina, e mi illude di stare dentro una quaranta, struccherei la mia faccia non adatta ai suoi sogni, questa bocca che rossa sa di sesso che entra. Ma come posso pensare che un ragazzo ventenne, possa innocente fermarsi dove il seno fa ombra, e ridarmi l’istinto l’ammirazione che cerco, la smania assopita dal velo degli anni? E’ troppo piccolo e mi sento ridicola, a pensare che i miei seni potrebbero essere latte, d’una bocca che freme, d’un cuore che batte, al solo sperare che potrebbe sfiorarmi, saziare la parte dove ora allo specchio, spalanco le gambe per mostrarmi indulgente, ad una luce che entra e ci faccio l’amore.

Sorriso e mi chiedo come sia possibile, che un cuore di panna possa ridarmi la brama, tanto da credere che sarò ripagata, delle tante accortezze che mi fanno più bella, di quanto natura non mi ha dato in partenza. Me lo chiedo da anni senza avere risposta, senza accorgermi che ora sto muovendo la mano, risalendo le gambe di velluto e di raso, fino ai peli radi che coprono il sesso, per sentire la sensazione che darebbero ad un uomo, per sentire sicura una voce calda e sommessa, che mi promette la vita e affonda le dita, fino a sparecchiarmi quest’anima che ogni sera ci casca, che ogni sera ci crede davvero d’essere bella, madre e madonna per un cuore di panna.

Il fiato che sale mi fa sentire impacciata, pensando che potrebbe essermi figlio, che le mie dita leggere lo toccherebbero appena, per la paura e l’angoscia di fargli del male, per il timore mai domo di non poter più risentire, il canto d’uccelli che viene dopo l’amore. Ma cosa vado a pensare? Come se le mie gambe potessero di nuovo essere alcova, tana di voglie che sanno di madre, di fiati e di occhi che sanno di figlio. Se invece sapesse quanti hanno intinto le dita, come acquasantiera nel giorno di messa, fino a cercarmi l’umore più denso, fino a sentire il rumore di un tombino che spurga, di una grondaia che scola e lenta risucchia, dopo un giorno battente di tempesta e di pioggia.

Altro che nido, che alcova, che latte! Solo odore di sesso che mi ritorna ogni volta, e m’avvampa la faccia e i ricordi sopiti, quei pochi che il tempo m’ha lasciato ormai vani, come lacrime inutili sotto la pioggia. Come posso sperare che lui possa trovarci piacere, e dargli l’amore che puro s’amalgama, che sano e pulito mi coglie e si culla, nella voglia di femmina che premurosa l’avvolge. Come posso sperare!

E' meglio che ora vada a dormire, lasciando che l'alba mi ritrovi da sola, perché quello che sogno non mi faccia vergogna, perché quello che voglio rimanga ai bordi del letto. Poi tutto finisce e m’immagino in fretta, parole d’amore che non promettono nulla, misere e vuote quanto un sesso in attesa, quanto cuori di latte fatti di schiuma, perché quelli veri sono sempre nei sogni, sempre distanti da questo seno che ora, mesto ripongo e rimetto al suo posto, in attesa domani d’un altro cuore di panna.

 

 
     
 
 

COMMENTI DALLA RETE


Grazie mia cara. Trovo il contenuto e la sostanza di ciò che scrivi incredibilmente lacerante e profondo: come essere dilaniato da una tigre affamata! L'unica differenza è che la tigre ci mette molto meno tempo ad espletare la sua funzione e quindi, in un certo senso risulta essere più misericordiosa - la tua capacità narrativa va ben oltre questa sofferta esperienza sia in termini di tempo che di spazio!  Se io ti dovessi confessare invece che ho viaggiato attraverso mondi dove non esiste la vita, dove il tempo è morto. Attraverso le profondità di vuoto e le immensità di buio scintillante... attraverso mondi dove la vita diventa pietra e la pietra diventa vita...  Non importa quanti mondi possono separarci, la mia immagine di te mi condurrà attraverso i lunghi anni-luce di vuoto. Un gentile e rispettoso saluto,  Giulio

Ciao mia dolce EVA, spero che questa mia ti trovi un po meglio! Eva tu sei una donna straordinaria e non ti devi tingere con i colori di una mignotta! Tutti quelli che hai sono i problemi di una storia che non regge e che tu vuoi continuare a tenere in piedi! Cerca guardati in giro e trova un uomo che ti capisca e che ti ami per quello che sei! Tu sei una donna stupenda,con tanti pregi e pochissimi difetti, che poi non sono altro che i tuoi bisogni fisioligici! Spero un giorno di poterti incontrare per farti capire tutto quello di bello che c'è in te! un salutone Luciano

Hai saputo rendere il momento dell'intimità come pochi. Sei riuscita a farmi immaginare tutto senza dirmi nulla.  K11

In questa poesia sensuale ed erotica si denota l'aspetto umano dell'autrice, di una umanità che forse va al di sopra della gente comune. Si intravede un aspetto triste della persona quasi volesse aspettare qualcosa magari un complimento per quello che ha fatto per se stessa e per quello che ha fatto agli altri. Nei tratti erotici spicca molto la passionalità del gesto di toccare la donna con delicatezza quasi a sfiorarla per non farle del male concludendosi così l'atto d'amore. Questa poesia mi fa ricordare il film "Al di là delle nuvole" di Michelangelo Antonioni dove l'erotismo viene descritto sotto forma di poesia nella conoscenza, nella passionalità e nell'amore che unisce l'uomo alla donna. si percepisce anche la musica che disegna le scene di questa donna che è alla ricerca di se stessa di un posto, che la ripara dai continui fastidi ed inquinamenti mentali della società, accogliendola come una mamma al proprio figlio e da qui si arriva al figlio che rappresenta la parte interna della donna può stare a significare l'innocenza e gli occhi puri di come guarda un bambino. ed infine il tramonto la fine della giornata di questa donna che si "raccoglie" e ha voglia di riposarsi per una giornata passata all'insegna di ciò che più ama e vuole comunicare alla gente ma purtroppo non è stata capita a differenza del "bambino" che sa leggere fin dentro il cuore hardkepassione

 

 

 
 
 

 

 

Le poesie di LiberaEva 

 

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