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“Nei
suoi occhi avevo già letto quello che un attimo
dopo si sarebbe rivelato nei colori delle figure
dei quadri, appesi
alle pareti scrostate dello studio. Figure che
sembravano vivere in uno spazio troppo piccolo
per poter esprimere in pieno l’urlo, la fuga,
l’amore.
Erano pervase da
una grande verità: il bisogno di lottare per
raggiungere la libertà primigenia di ogni essere
vivente.
La sua
idea dell’arte non è una rivelazione astratta o
trascendentale; piuttosto una ricerca che fa
esplodere tensioni interiori in disarticolati
gesti che deformano i corpi dopo aver consumato
lentamente l’anima.
Le
erosioni del suo vivere, la solitudine, gocciano
come nel ventre di chi soffre ai margini
dell’esistenza” (Barbara Monacelli). |