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Agatha Moon & Pascal Abadie Histoire d'O

 

"O" ama a tal punto René da accettare, come prova del suo amore, di essere portata in un castello a Roissy dove viene data in uso sessuale ad altri uomini e sperimenta pratiche erotiche di ogni tipo.

 Frustata, sodomizzata, educata a comportarsi come una vera e propria schiava sessuale, O trova la sua felicità proprio in questo progressivo e totale annullamento della sua volontà, nel quale essa rinuncia alla propria libertà lasciando che sia un uomo a detenerla come una sorta di vera e propria proprietà personale.
 

 
 
 
 

Tuttavia non sarà René a disporre per sempre di lei come padrone assoluto, ma sir Stephen, l'uomo che esercita una sorta di autorità morale anche su Renè, e che aveva imposto a quest'ultimo di rendere la sua donna una schiava perfetta, per poi infine consegnarla a lui definitivamente.

“Histoire d’O” venne pubblicato nel 1954 a firma Pauline Réage, scatenando reazioni scomposte da più disparati rami della società dell’epoca. Un libro messo al bando in Francia e che riemerse successivamente in America per placare la tensione sociale dei gruppi femministi.

 
 
 
 

 Non era l’uomo a confessare di avventure galanti, di sogni e di illusioni amorose, ma una donna che confessava la felicità della schiavitù, così come scriveva Jaen Paulhan, nella prefazione del libro. 

"Se c'è una parola che mi pervade l'animo quando penso a O, questa è pudore. Sarebbe troppo arduo motivarla. E quel vento che corre incessante, che attraversa tutte le stanze. Così soffia anche in O uno spirito, non saprei dir quale, sempre puro e violento, senza tregua, senza ombre. Uno spirito decisivo, che nulla può turbare, né i sospiri né gli onori, né l'estasi né la nausea.
 

 
 
 
 

L'Histoire d'O, dall'inizio alla fine, procede come un'azione travolgente. Evoca un discorso più che una mera effusione; una lettera più che un diario intimo. Ma a chi è indirizzata la lettera? E chi vuole persuadere il discorso? A chi domandarlo? Non so neppure chi lei sia. Che lei sia una donna, non lo dubito minimamente.

Non tanto per i particolari che si compiace di descrivere: le vesti di satin verde, i corsetti, le gonne arrotolate più volte, 'come un ricciolo su un bigodino'. Ma per il fatto che O, il giorno che René le infligge nuovi supplizi, mantiene una sufficiente presenza di spirito per osservare che le pantofole dell'amante sono sgualcite, bisognerà comperargliene di nuove.

 
 
 
 

Ecco quel che mi sembra pressoché inconcepibile. Ecco quel che un uomo non avrebbe mai notato e, comunque, non avrebbe mai osato dire. Eppure O esprime, a suo modo, un ideale virile. Virile, o almeno mascolino.

Finalmente una donna che lo confessa! Cosa confessa? Quel che le donne non hanno mai ammesso (oggi più che mai). Quello che gli uomini hanno sempre rimproverato loro: che sono schiave dei loro istinti; che in loro tutto è sesso, anche lo spirito. Che occorre nutrirle, lavarle e truccarle, batterle, senza stancarsi mai di farlo."  (Jean Paulhan)

 
 
 
 

 
 
 

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