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Michele Stuppiello attinge e rinnova
l'evocazione del Mito, per una poetica della
riflessione, non immune da motivazioni
filosofiche, ed erige il suo tempio
nell'inquietudine dell'anima, Francesca
Panzacchi irradia pensieri e frammenti, nella
brevità della poesia aforistica, ma anche
nella densità della visione sintetica, che
eleva lo stupore a motivo elegiaco, a distanze
e vicinanze, con le quali esprimere desideri,
palpiti, tensioni, luci ed ombre.
Entrambi i poeti spremono la "Spugna della
Storia", per distillarne eventi, domande,
emblemi, verità letterarie e ragioni delle
proprie vicende esistenziali. Stuppiello con
la fotografia e la mail-art, Panzacchi con il
lavoro di modella e di attrice, confluiscono
nella poesia attraverso le loro personalità
professionali, celebrando entrambi la
"bellezza estetica e interiore" che ad
entrambi appartiene. |