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George Duckworth…tristemente
noto. Che ricordo ne serba?
Al di là delle sue visite notturne nella mia camera a sfondo
decisamente sessuale (da lui invece descritte al mio psicologo
come “coccole e abbracci fraterni con l’unico scopo di alleviare
il dolore per la malattia di nostro padre”) posso dire che il
mio fratellastro fosse una persona divertente, ma
strepitosamente frivola e snob. E’ stato lui a trascinarmi nelle
interminabili feste di società in cui mi sentivo come uno
scarafaggio su un lenzuolo bianco.
Forse la radice della sua instabilità emotiva è da ricercare
negli abusi di suo fratello?
Ci sono stati molti lutti nella nostra famiglia, a partire dai
miei genitori, quindi diversi motivi di instabilità …ma a freddo
ora posso dirle una cosa: esiste un fiore dentro ognuno di noi
che nessuno può raggiungere a parte noi, neanche il parente più
stretto o l’amore più forte. E’ la nostra essenza ed è
indissolubilmente legata alla nostra sessualità…se quest’ultima
viene in qualche modo alterata o vissuta contro la nostra fluida
natura essa provoca una oscillazione lieve ma continua, un
sottofondo che non abbandona mai la tua struttura di base ed è
da quel momento che tu diventi qualcos’altro, sempre un essere
umano, te, ma quella parte non sarà più tua. Esisterà in te
sempre una zona di cui non sarai mai più padrone. Quindi
rispondo sì, qualcuno ha toccato la mia essenza quando non
doveva essere toccata, deformandola e rendendo incontrollabili
lunghi periodi della mia vita, dominati dalla malattia mentale.
Come ha convissuto con la sua sindrome maniaco-depressiva?
Ma guardi non si rattristi… alla fine essere "matta" è anche uno
spasso… lei non ha mai sentito cantare uccelli in greco oppure
sentito Re Edoardo dire cose oscene fra le azalee di Ozzie
Dickinson? Io ho visto cose che pochi possono vedere!!La
malattia è stata essenziale in fin dei conti: regredivo ad uno
stato di nulla per poi dare spazio a qualcosa di nuovo, di
diverso…i romanzi più belli sono stati scritti dopo le più
grosse crisi della mia vita. Ho stipulato un patto con la
malattia: lei si faceva annunciare da un leggero mal di testa,
io e mio marito allora ci preparavamo con dosi giornaliere di
burro, latte, ozio e buio; quindi passate “le ore” di magra
sofferenza la promessa della rinascita arrivava e la Virginia
ripartiva più pimpante che mai e con decine di idee da
concretizzare!
Gli uomini più importanti della sua vita.
Leonard: mio marito, uomo di infinita pazienza e bontà
Leslie :mio padre; uomo rigido e solidamente vittoriano, fonte
della disciplina necessaria alla base del mio lavoro di
scrittrice autodidatta.
Aggiungo il più odiato: il dottor Savage (mio psicologo);
detestabile vittoriano che vedeva in me una sorta di animale di
sesso femminile stranamente colto la cui particolare propensione
alla lettura ha portato alla follia.
Leonard Woolf o Vita Sackville West: quale il suo grande amore?
Che domanda sciocca, scusi se glielo faccio notare. Sarebbe come
scegliere fra la mamma e il papà! Entrambi chiaramente.
Leonard è stato l’uomo che mi ha sorretta in ogni evento della
mia vita, in una maniera squisitamente paterna.
Vita è stato l’amore passionale. Era una gran Dama, aveva lo
slancio e il coraggio; custodiva il fascino della aristocrazia e
l’amore nella forma materna, somigliava ad un grappolo di uva
matura. Forse è stata differente la scelta: libera quella di
Vita, di cui feci la conoscenza nel dicembre del 1922, dopo 10
anni di matrimonio con Leonard; obbligata quella di Leonard: ero
rimasta sola dopo la morte di mio fartello Thoby e il matrimonio
di mia sorella Nessa.Nonostante per me dopo gli anni passati a
Bloomsbury il matrimonio equivalesse ad una prigione e neanche
tanto dorata, nn rimpiango nulla.Leonard mi ha dato la più
grande felicità possibile.
Ha sempre vissuto liberamente la sua omosessualità?
Se fossi nata nella sua epoca non sarei omosessuale ne sono
certa, ai vostri giorni i veri anticonformisti sono gli
eterosessuali; ma alla mia epoca l’omosessualità era un vero
scandalo e l’ho vissuta di gran gusto e a faccia scoperta …fino
all’incontro con Vita ero definita “la capra frigida”…qualche
flirt con donne e uomini ma niente di che…esisteva un tacito
accordo con Leonard. Poi entra Vita nella mia vita e mi
sconvolge tutto: Virginia diventa un fiore in boccio.
Non potevo che viverla appieno, senza limitazioni.
Nel 1904, successivamente alla morte di suo padre, si è
trasferita con i suoi fratelli Adrian, Thoby e Vanessa nella
casa che sarà sede di un notevole fermento intellettuale:il
circolo di Bloomsbury…
Bloomsbury!!!
Che anni meravigliosi!!Ci trasferimmo da Hyde Gate Park al
n. 46 di Gordon Square sotto imperativo di Nessa che dovette
chiamare i demolitori con i picconi per lasciare la vecchia casa
, tanto erano ormai incastrati gli uni negli altri i muri e gli
armadi ;ah, Bloomsbury… se vuole andarlo a vedere è un posto
magnifico; ci si arriva attraverso Hyde Park Gate-la piccola
strada senza uscita di fianco a Queen’s Gate e di fronte ai
Kensington Gardens - oh ma son passati così tanti anni…forse ora
è tutto diverso ,anzi, in fin dei conti si…ma allora era un
posto soprendente!.Per noi fu un salto nel buio, anzi un salto
dal buio vittoriano alla luce più splendente! Era stupendo
affacciarsi alla finestra del salotto e vedere tutti quegli
alberi invece che vedere la signora Redgrave lavarsi il collo al
di là della strada.
Cosa cambiò?
Beh tutto!! Oggetti che nella oscurità di Hyde park gate nn si
erano mai visti –quadri di Watts, stipi fiamminghi, porcellane
azzurre – splendevano nel salotto di Gordon Square.I tovaglioli
sostituiti da vaste scorte di Bromo, e dopo pranzo niente tè,
solo caffè alle 9!Nella vecchia casa avevamo solo la camera da
letto per leggere e ricevere gli amici. Qui Nessa e io avevamo
ciascuna un suo salottino!Le riunioni del Giovedì sera vedevano
le menti più brillanti passare in casa nostra e discutere per
ore interminabili della natura del bene e del bello. Il
matrimonio di Nessa segnò la fine del vecchio Bloomsbury
monacale e l’argomento favorito fu il sesso, il che, per la
“capra frigida” che ai tempi ero, fu un sommo dispiacere.
Lei vide la seconda guerra mondiale…la definisca con una parola.
Irreale. Le bombe cadevano ovunque, nei pressi di casa nostra,
come a Varsavia. Non vedevo futuro, niente sarebbe stato più
come prima. Ho temuto la violenza e mi sono sentita vigliacca.
Io e Leonard in caso di invasione tedesca avevamo preparato il
nostro suicidio nei minimi dettagli; saremmo stati un facile
bersaglio, lui ebreo e io feroce critica politica.
E poi…
E poi il buio.
Virginia Woolf muore suicida nel fiume Ouse a Rodmell il 28
marzo 1941. Le sue ultime parole, parole di una grande
scrittrice, sono contenute in una lettera che lasciò a suo
marito: "Carissimo. Sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sono
certa che non possiamo affrontare un altro di quei terribili
momenti. Comincio a sentire voci e non riesco a concentrarmi.
Quindi, faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare. Tu
mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni
senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto
rovinando la vita. So che senza di me potresti lavorare e lo
farai, lo so... Vedi non riesco neanche a scrivere degnamente
queste righe... Voglio dirti che devo a te tutta la felicità
della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me. E
incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la
certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua
vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più
felici di quanto lo siamo stati noi.".
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