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Si dice che fu madre di sei figli.
La sua vita è
avvolta da leggenda e mistero: un dato certo è che dovette subire
un processo di stregoneria dall'Inquisizione nel 1580, con
l'accusa di aver circuito i propri amanti e di averli sottratti ai
loro doveri coniugali con "magie e sortilegi".
Si difese con
tanto ardore e passione che riuscì a convincere i giudici della
propria innocenza, provando che le accuse infamanti da parte del
precettore del figlio Anchiletto - tale Ridolfo Vannitelli - erano
state solo il frutto dell'invidia e della collera di un amante
respinto.
Mi accorgo che
sono già le 17,00 e non ho ancora preso il battello.
Attraverserò questa “Magnifica Vecchia Puttana imbellettata” tra
calle e ponti ed in un sinuoso ondeggiare giungerò al palazzo di
Santa Maria Formosa, custode di famosi sospiri.
Davanti al palazzo in perfetto stile ‘500 mi sembra d’immergermi
in un’altra epoca, mi sembra di vedere in alto dalle finestre
sporgere donne che liberamente mostrano la loro mercanzia senza
pudori e che con voce sicura e calda mi chiamano.
Finalmente entro nel salotto che ha visto riunirsi Domenico
Venier ed altri intellettuali nel quale la musica e la poesia
erano il centro del mondo. Mi siedo ed attendo, nel frattempo mi
guardo in giro con fare curioso come per carpire chissà cosa.
Si apre la porta, mi alzo di scatto preso soprapensiero, ecco
Veronica finalmente. Bella nel suo abito blu indaco molto
scollato , con i capelli raccolti di un caldo rosso Tiziano e un
ciondolo che scende dritto nell’incavo del seno.
Mia cara le dispiace se iniziamo subito l’intervista?
Stasera ho un appuntamento galante a palazzo Venier e non sono
ancora pronta…
Nonostante un
matrimonio quando era ancora una bambina ha poi scelto di fare
la cortigiana, perché questa scelta? La posizione di cortigiana mi permetteva di studiare di
avere la mia libertà ed indipendenza mentre le nobil donne non
potevano né studiare né prendere decisioni al di fuori della
conduzione dei lavori domestici, io potevo leggere tutti i libri
che volevo interessarmi di arte, poesia ricevere nel mio salotto
i grandi intellettuali del tempo. Proprio per queste mie
amicizie sono arrivata anche a conoscere il Tintoretto che mi ha
anche dedicato un bellissimo ritratto. Il mio matrimonio finì
ben presto anche perché io amavo un altro nobile che però si era
sposato con un’altra. Finito il mio matrimonio non mi restava
che diventare cortigiana perché la mia LIBERTA’ valeva più di
ogni altra cosa e poi mi creda non era così male quel mestiere
mi ha consentito di essere accettata dalla Serenissima senza
essere discriminata o penalizzata come invece era avvenuto ed
accadeva in altri luoghi o momenti storici, quando il mestiere
di meretrice significava perdere i diritti civili, quindi essere
comparata ai lebbrosi e agli ebrei. Non ho mai sentito il
bisogno di vergognarmi o celare la mia professione:
E se ben “meretrice” mi
chiamate,
o volete inferir ch’io non vi sono,
o che ve n’en tra tali di lodate.
Quanto le meretrici hanno di buono
quanto di grazioso e di gentile,
esprime in me del parlar vostro il suono.

Crede di aver lasciato un segno più come cortigiana “honesta” o
meglio come venditrice d’amore o come poetessa?
C'erano due categorie di cortigiane: quelle di basso rango che
vivevano in casa malsane e che erano frequentate dal popolino e
quelle d'alto rango, queste ultime erano invidiate soprattutto
dalle nobildonne, schiave di mille regole, per la libertà che
esse godevano e per le importanti amicizie che potevano
assicurarsi. I loro abiti erano elegantissimi, famose erano le
chiome biondo-rossastro. Io credo anzi spero che il mio essere
intellettuale abbia lasciato un segno ma penso anche che non
sarei diventata così famosa se non fossi stata anche cortigiana.
Diciamo che il mio mestiere è servito alla mia popolarità.
E’ vero che in quel periodo si poteva essere inquisiti per
sodomia ed omosessualità?
Sì è vero devo dire invece che la prostituzione femminile era
vista come incentivo al turismo ed al commercio quindi veniva
tutelata ed agevolata.
Ci può raccontare cosa è accaduto con il vescovo Raffio Venier?
Beh quello è un episodio che racconto volentieri perché ancora
mi ribolle l’anima solo a pensarci: Il vescovo Venier mi aveva
diffamata davanti a tutti e quindi dopo aver avuto un battibecco
a suon di sonetti, dimostrando che la mia cultura e capacità
letteraria non era meno della sua, dovetti ricorrere alla spada.
Fu un vero e proprio duello poi interrotto. Ho comunque
dimostrato che nessuno nemmeno un vescovo (sappiamo quanti alti
prelati fossero già passati nel mio letto) non doveva
permettersi di diffamarmi. Ho pagato successivamente i miei
impeti di libertà con un’accusa di stregoneria, ma grazie alle
mie amicizie e anche alla mia eloquenza sono riuscita ad uscire
indenne dalle grinfie dell’inquisizione e libera più di prima.
E del suo incontro con Enrico III futuro re di Francia?
Incontro di una notte e questo mi basta, per il resto nessun
commento perché mi piace tenere qualche ricordo anche per me.

Cosa fu per Lei la Casa del Soccorso?
Le cortigiane malate in stato di bisogno e le ragazze madri
potevano trovarvi riparo ed io ho fatto di tutto perché
nascesse, era come riempirmi di carica spirituale e nuova linfa
ogni volta che riuscivo a farne sorridere una e magari anche il
suo bambino. Con l’arrivo della peste però persi tutto; tutti i
miei averi furono rubati o distrutti. Per fortuna mi salvai, ma
dovetti ricominciare daccapo. Ormai avevo anche una certa età,
quindi decisi di allontanarmi da Venezia. Per me purtroppo non
ci fu una Casa del Soccorso.
Le fa piacere che successivamente anche Benedetto Croce abbia
rivalutato le sue opere?
Disse di Lei: “Impersona veramente in una sua particolare
manifestazione lo spirito del Rinascimento… e merita nella
storia letteraria italiana un posto più largo.”
Beh io non lo conosco, ma da come lei lo inneggia, deve essere
stato veramente importante! Che dire, sono felice che il mio
spirito sia diventato immortale tramite lui ed altri letterati
che mi hanno compresa e che la mia bellezza, anche se non
immortale come il mio spirito, sia stata di aiuto anche ad
altri.”
Si alza e porgendomi la mano in cenno di saluto:
Sa io ho vissuto la mia vita godendo di tutto quello che potevo
prendere “a ribadire la sua LIBERTA!”
Data è dal Ciel la feminil bellezza,
Perch’ella sia felicitate in terra,
Di qualunque huom conosce gentilezza
Nell’eco dei suoi versi si allontana ed esce dalla stanza.
Veronica Franco è morta in solitudine e povertà
L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
Le pagine di Lisa per
LiberaEva
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