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Cammino tra i vicoli e
piazze, scorci e piazzette dietro Campo de’ Fiori. Cammino più in
fretta, cerco disperatamente la Locanda della Vacca e sono in
ritardo. Dal 1400 questa zona è diventata il cuore della città. Le
strade pullulano di alberghi e locali mondani. Chi gestisce queste
attività sono prevalentemente forestieri, come Vannozza Cattanei,
donna energica ed anima di affarista, trafficò per quasi
quaranta anni in acquisto, vendita, affitto, gestione di locande,
fra cui quella del Biscione, della Fontana, del Leone Grande, del
Leone Piccolo, e quella da lei ricostruita e decorata dal suo
stemma, l'osteria della Vacca a vicolo del Gallo.
Cammino cercando
l’insegna della Vacca, tra una serie infinita di botteghe, tutte
contraddistinte da una decorazione di ferro intagliata e dipinta. I
pellegrini che giungevano a Roma erano perlopiù analfabeti e queste
insegne servivano per facilitare il ritrovamento della locanda o
della bottega ricercata. I soggetti erano elementari, appunto
animali come l’asino, il Bove, la Bufala, il Leoncino l’orso, la
pecora, la scrofa, ed appunto la vacca.
Finalmente la trovo!
Entro. Nella locanda ci sono tavoli già apparecchiati per la cena.
Noto le tovaglie, i piatti di stagno e le posate. Sento un forte
odore di spezie: garofano, cannella, noce moscata. Nella penombra
del locale Vannozza mi viene incontro e mi invita a sedermi. Il
tavolo gronda di oche, tordi e uccelletti allo spiedo. I boccali
sono colmi di Tiburtino bianco e Monterano provenienti dalle vigne
vaticane.
Vannozza è vestita
elegante. Noto i suoi fianchi rotondi, il seno importante
incipriato, che padroneggia sotto una scollatura piuttosto ampia.
L’abito di velluto rosso è lungo e stretto in vita con nastrini e
laccetti. Il suo viso è austero, la pelle bianca fa risaltare il
rosa acceso delle guance, delle labbra e della punta delle orecchie.
Mi invita a mangiare qualcosa, ma rifiuto cortese, sono le quattro
del pomeriggio, fuori l’aria è calda, dentro la locanda, oltre noi,
solo una inserviente intenta a mescere vino.
 
“Prima di iniziare l’intervista volevo dirle che non voglio parlare
di mia figlia. Sa, molti altri suoi colleghi, vogliono, in
continuazione, farmi interviste su Lucrezia.”
“No no…” Mi affretto a rasserenarla.
“Volevo
farle alcune domande su di lei, sulla sua vita.”
Sorride e
la vedo rilassata. Si aggiusta vezzosamente i suoi capelli biondi.
Noto le sopracciglia più scure.
“Non sapevo che la mia storia dopo cinque secoli potesse ancora
interessare…. “
“Lo
giuro cercherò di evitare domande su sua figlia.”
Mento il
mio taccuino è stracolmo di curiosità su Lucrezia Borgia.
“Posso concederle solo una mezz’ora, tra poco inizieranno a
venire gli avventori.”
Poi riprende sottovoce. “Sa, sono notabili e gente di un certo rango
che non vogliono pubblicità. Se sapessero, poi, che sto parlando con
lei che scrive di gossip…………”
“Allora iniziamo?”
Sembra piuttosto felice per questo interesse inaspettato.
“La storia la ricorda soprattutto come amante dei papi…”
“Prima di conoscere Rodrigo Borgia, per un certo periodo di
tempo frequentai il cardinale Giuliano Della Rovere, che nel 1503
diventò papa col nome di Giulio II. Se posso darle un consiglio…
sarebbe più giusto essere presentata dal suo giornale come amante di
cardinali…”
“Lei
non è romana, vero?
“La mia famiglia era originaria di Mantova, ma io mi sono sempre
sentita romana.”
“A Roma è famosa per la gestione di numerose locande famose e ben
frequentate, oltre questa naturalmente.”
“Ho sempre cercato di dare il meglio alla mia clientela creando
ambienti accoglienti.”
Si guarda intorno invitandomi a seguirla nella panoramica del bel
locale.”
“Proprio in questa Locanda incontrò Rodrigo Borgia…”
“Al tempo Rodrigo aveva 33 anni ed naturalmente non era ancora papa.
Il nostro fu un amore a prima vista suggellato in seguito da un
lungo legame sentimentale.”
“Le cronache dell’epoca la descrivono come una donna di grande
avvenenza... Ed io non posso che confermare…”
Ride, accarezzandosi i capelli con un gesto spontaneo.
“Dicevano che avevo un fascino conturbante, ma credo che
rispecchiavo semplicemente i canoni estetici del periodo. Rotonda
nei punti giusti…”
“Le sue fattezze ci sono state tramandate attraverso diversi
dipinti.”
“Ricordo con piacere quello di Tiziano, in cui sono ritratta con un
turbante. L’ho sempre ringraziato per quella splendida chioma
corvina.”
“Il cardinale Rodrigo Borgia non rimase insensibile a tanta
bellezza.”
“Toccai il cielo con un dito quando divenni la sua concubina
ufficiale.”
“Quando vi siete conosciuti?”
“Ricordo il primo incontro come se fosse ieri. Ecco proprio lì in
fondo!”
Mi indica un tavolo molto appartato vicino ad una scala di legno che
porta ai piani superiori.”
“Era il 1465, avevo 23 anni, e lui circa 10 anni più di me. Dopo il
primo incontro continuò a frequentare la locanda praticamente tutte
le sere. Rimaneva a conversare con me ore ed ore senza intrattenersi
con le altre ragazze.”
“La notizia della vostra relazione fece subito il giro dei
salotti bene della città.”
“Io ne ero orgogliosa, ed anche Rodrigo era così entusiasta che
all’inizio non badò alle voci.”
“Ma dopo le cose cambiarono e nonostante la sua posizione di
amante, riconosciuta e rispettata, lei dovette necessariamente avere
un legittimo consorte.”
“Amavo troppo Rodrigo per rischiare di perderlo. E lei capirà che
prima della nascita del nostro primo figlio occorreva risolvere la
questione dandogli una copertura legale. Se ne occupò direttamente
Rodrigo, combinando sia il primo che gli altri matrimoni.”
“Così, nel 1474, a 32 anni, andò in sposa a Domenico Giannozzo D’Arignano
"funzionario ecclesiastico".”
“Ed appena un anno dopo diedi alla luce il mio primo figlio,
Cesare.”

“Ma il
suo matrimonio di copertura non durò a lungo.”
“Rimasi subito vedova e mi risposai immediatamente con Antonio da
Brescia, ma a me premeva unicamente il rapporto con Rodrigo. Era
intenso, quasi quotidiano, tanto che pochi mesi dopo la nascita di
Cesare ero già alle prese con la mia seconda gravidanza. Nel 1476
diedi al cardinale un altro figlio, Juan, e subito dopo rimasi
vedova per la seconda volta in appena due anni.”
“In
questo periodo le sue ricchezze lievitarono notevolmente.”
“In fin dei conti ero la concubina di un potentissimo cardinale in
odore di nomina papale e quindi ero soggetta a continue regalie.
Naturalmente i doni avevano l’unico obiettivo di ingraziarsi il
futuro papa.”
“Ma
aveva anche fiuto negli affari…”
“Penso di essere stata sempre scaltra.” Ride. “D’altro canto il mio
terzo marito, Giorgio della Croce nominato dallo stesso Borgia
segretario apostolico di papa Sisto IV, era un uomo facoltoso,
proprietario di una splendida villa con giardino nei pressi della
chiesa di San Pietro in Vincoli, all’Esquilino.”
“La storia racconta che lei diede a Rodrigo quattro dei suoi
sette figli.”
“Alla fine del 1479 rimasi nuovamente incinta e decisi di recarmi a
trascorrere il resto della gravidanza nella rocca della famiglia
Borgia a Subiaco, dove il 18 aprile dell’anno seguente diedi alla
luce Lucrezia. Un anno dopo, nel 1481, fu la volta di Jofré.”
“Joffrè fu l’ultimo figlio che ebbe da Rodrigo?”
“Dopo questa nascita, infatti, tra noi ci fu un periodo di crisi. I
nostri incontri divennero più sporadici. Mi dedicai alla mia vita
coniugale e solo un anno dopo nacque Ottaviano, figlio di mio marito
Giorgio.”
“Ma lei non era destinata ad avere una famiglia, per così dire…
normale.”
“Quattro anni dopo persi sia marito che figlio. A 44 anni ero vedova
per la terza volta. Ma Rodrigo non si perse d’animo e in poche
settimane combinò l’ennesimo matrimonio.”
“L’8 giugno del 1486 sposò Carlo Canale.”
“Era mantovano come me. Persona di indubbie qualità morali. Profondo
conoscitore delle lettere e della poesia. La sua comparsa segnò in
qualche modo una svolta nella mia vita. Insieme a mio marito e i
miei figli decidemmo di lasciare il palazzo di piazza Pizzo di
Merlo, regalo di Rodrigo, e trasferirci in una nuova dimora in
piazza Branca.”
“Carlo Canale fu un ottimo padre per i suoi figli.”
“Si affezionò in maniera autentica e incondizionata ai miei figli e
in particolar modo alla piccola Lucrezia. Le trasmise tutto il suo
amore per le scienze umanistiche, iniziandola allo studio del greco,
del latino, della poesia e delle arti in genere. Comunque nel 1488
lo premiai mettendo alla luce un figlio nostro.”
“A questo punto il legame strettamente sentimentale fra lei e
Rodrigo poteva dirsi concluso.”
“Rimase un legame di profondo affetto e stima, alimentato dall’amore
viscerale che entrambi nutrivamo per i figli, pur destinati ad
esistenze disgraziate e spesso dolorose.”
“Il 25 luglio del 1492 moriva Innocenzo VIII e all’alba dell’11
agosto, al termine del quinto scrutinio, i porporati elevarono al
trono di San Pietro il cardinale Rodrigo Borgia, che assunse il nome
di Alessandro VI.”
“Che emozione! Ero in prima fila sul sagrato di San Pietro insieme a
Lucrezia e alla cugina di Rodrigo, Adriana de Mila. Ricordo il
tripudio con cui la città acclamava il nuovo papa.”
“Ma Rodrigo aveva già rivolto le sue attenzioni alla giovanissima
Giulia Farnese, nuora della cugina Adriana, nota in tutta Roma come
“Giulia la Bella” per la straordinaria avvenenza del suo aspetto...”
“Giulia era la moglie di Orso Orsini e finì col sostituirmi nel
ruolo di concubina ufficiale, tanto che, a Roma la soprannominarono,
con non poca ironia, concubina papae o addirittura sponsa christi.”
“Ben presto sarebbe stata allontanata anche dai suoi figli.”
“Oltre che miei, erano figli di un Papa e vennero chiamati per un
destino più importante. Ma il distacco più difficile fu quello da
Lucrezia, unica figlia femmina che avevo messo al mondo.”
“L’anno successivo alla sua elezione, Alessandro VI decise infatti
di maritarla a Giovanni Sforza.”
“Non mi fu concesso nemmeno di assistere alle nozze e questo non fu
che l’inizio…”
“Si
racconta che tutto nacque da una lite furibonda fra lei e Adriana,
la cugina del papa che da qualche anno era stata incaricata
dell’educazione di Lucrezia, accolta nella sua casa.”
“L’odio di una madre nei confronti di un’altra donna che le porta
via l’unica figlia femmina credo sia comprensibile. Se poi la donna
in questione è Adriana, suocera di Giulia Farnese, che aveva sempre
favorito alle mie spalle la relazione amorosa fra quest’ultima e il
pontefice, lei può immaginare con quanta forza mi scagliai contro di
lei tentando di strangolarla.”
Si ferma e beve un sorso d’acqua, vedo un fremito d’ira nei suoi
occhi.
“In ogni caso, celebrate le nozze, mia figlia lasciò Roma e da
allora i nostri contatti furono molto rari.”
“Il
destino non fu clemente con lei e con i suoi figli.”
“Cesare visse una vita interamente dedicata alla costruzione di un
sogno imperiale che non riuscì mai a realizzare. Si impegnò per anni
a combattere guerre, tessere intrighi, obbedendo unicamente alla sua
sete di potere.”
“Ancor
più sfortunata fu la sorte di Juan.”
“Bello e vigoroso Juan era in assoluto il figlio prediletto di
Rodrigo, che riponeva in lui le maggiori speranze di un glorioso
avvenire per la casata dei Borgia. Queste particolari attenzioni
suscitavano le invidie di Cesare. Dopo una cena in casa mia, il 14
giugno 1497 Juan fu misteriosamente ritrovato assassinato nelle
acque del Tevere con numerosi colpi di pugnale. Il dolore mio e di
Rodrigo fu immenso. E non potevo fare a meno di sospettare di
Cesare.”
“A
questo punto è inevitabile una domanda su Lucrezia.”
“Faccia pure! Lei è stata di parola fino ad ora.”
“E’
vero che non ha presenziato alle celebrazioni di nessuno dei tre
matrimoni di sua figlia?”
“Lucrezia era una pedina redditizia nelle mani di suo padre per la
costruzione dei suoi disegni di potere. I tre matrimoni sono stati
politici e non d’amore, per questo non ho partecipato!”
“Come
si sente una madre che vede morire quasi tutti i suoi figli?”
“Sapevo che essere madre dei figli del Papa avrebbe comportato
rinunce e quant’altro, ma non credevo fino a quel punto. Solo
Lucrezia mi sopravvisse, anche se solo di pochi mesi.”
“Dopo
la morte dei suoi figli lei condusse una vita di penitenza.”
“Aderii alla Confraternita del Gonfalone, alla quale lasciai tutti i
miei averi nel tentativo di cancellare la mia scelleratezza di
gioventù.”
Iniziano ad entrare i primi avventori, mi alzo e la saluto con un
rispettoso inchino. La guardo, esco dalla locanda della Vacca col
dubbio di aver visto una piccola lacrima solcare il suo belletto
rosa.
Vannozza Cattanei morì il 26 novembre del 1518, all’età di 76 anni.
Le disposizioni che diede sulla sua sepoltura non furono rispettate:
Vannozza desiderava infatti essere sepolta nella chiesa di Santa
Maria delle Terme, ma per ragioni sconosciute fu invece tumulata
nella Chiesa di Santa Maria del Popolo. Dei suoi resti, però, non vi
è più traccia: durante il sacco di Roma del 1527 da parte dei
Lanzichenecchi, la cappella in cui era stata sepolta fu spogliata
delle sue ricchezze e la tomba devastata. La lapide sepolcrale fu
recuperata, ricomposta e murata nel portico della basilica di San
Marco, di fronte al Campidoglio, dove è tutt’oggi conservata.

La Locanda della Vacca
L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
http://it.wikipedia.org/wiki/Vannozza_Cattanei
www.spazioforum.net/
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