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Raya, questo il soprannome,
accettò a malincuore la sua sorte di sposa dinastica, ma non
appena si trovò di fronte allo scià si innamorò all'istante.
Con le gambe tremanti non disse una parola. Le nozze furono
gremite di oscuri presagi. Convalescente svenne tre volte
sotto la zavorra dell’abito di Dior, un deliro di trine,
balze e tulle e seimila diamanti. Nozze di fiaba, nozze da
Mille e una notte tra tonnellate di fiori freschi d’Olanda.
Un matrimonio combinato, ma un matrimonio d' amore. Lei
amava recitargli in francese poesie di Verlaine, lui di Omar
Khayyam. Si daranno del lei anche nell' intimità.
Poi
la grande Disgrazia e le sue vicende furono sulle prime pagine dei
rotocalchi rosa di mezzo mondo. Lei così bella, così sfortunata…

Madame, la
chiamavano la principessa triste come Diana d'Inghilterra a Masako del
Giappone.…
E perché non avrei dovuto esserlo? Ero entrata nel palazzo reale di
Teheran con la consapevolezza di aver coronato un sogno. Ero davvero
dentro una favola, giovane ed innamorata, illusa che l’amore fosse sopra
ogni cosa. Ma non fu così…
Quando conobbe lo scià era una giovane
ricca allevata in Europa…
Mio padre era Khalil Esfandiari Bakhtiyari, capo della nobile tribù dei
Bakhtiyari che per 17 generazioni avevano dominato sui territori più
ricchi di petrolio della Persia. Fu ambasciatore d'Iran nella Repubblica
Federale Tedesca, mentre mia madre, Eva Klein, era una tedesca di
origini russe.
Lei fu
invitata a corte dopo che il sovrano scelse la sua foto tra tante altre…
Fu Shams, sua sorella, che avevo conosciuto a Parigi, a mostrargli la
mia fotografia. Beh forse il metodo può apparire arido, ma io mi
innamorai di lui appena lo vidi. Le gambe mi tremavano e non dissi una
parola. Il giorno dopo venne annunciato il fidanzamento.
Reza Pahlavi
rimase colpito dalla sua bellezza. Dicono che somigliasse ad Ava
Gardner…
Adoravo Ava e sin da bambina sognavo di fare l’attrice. Per me quello fu
sempre un complimento.
Aveva
vissuto la sua adolescenza in Europa, come trovò la vita in Iran?
Avevo vissuto in Germania e studiato negli esclusivi collegi svizzeri.
Ben presto notai le differenze sia di mentalità che di comportamento. Lo
stile di vita di una donna in Europa era completamente diverso.
Vi sposaste
a Teheran il 12 febbraio 1951
Lui aveva trentadue anni ed io quasi diciannove, la vita mi aveva fatto
quell’enorme regalo e non mi sembrava vero… Indossavo un abito di Dior
tempestato di seimila brillanti veri, pesava oltre 15 chili. Forse per
il peso del vestito o forse per l’intenso profumo dei quintali di fiori
fatti venire appositamente dall'Olanda svenni per ben tre volte… Pensi
che mio marito autorizzò una dama del seguito a tagliare parte dello
strascico. Ero felice, ma purtroppo i sogni possono durare al massimo
una notte…
Suo marito,
era al secondo matrimonio.
Prima di me c'era stata Fawzia, sorella di Faruk, re d'Egitto, ripudiata
perché aveva partorito un’inutile figlia femmina.
Il
matrimonio combinato si rivela un matrimonio d'amore…
C’era passione e ci amavamo intensamente, ma la vita a palazzo era molto
difficile e faticosa e mio marito era continuamente fuori per impegni
politici. Mi sentivo sola e tutto ciò era difficile da digerire per una
ragazza che aveva sognato di fare l’attrice.
E’ vero che
per questione di etichetta vi davate del lei anche in intimità?
Sì, la consideravo una cosa buffa e molto divertente

Fu accanto a
suo marito negli anni in cui l’Iran fu il focolaio di una crisi
internazionale…
Vi era il problema della nazionalizzazione del petrolio e
dall’espropriazione dei giacimenti inglesi. Nel 1953 addirittura dovemmo
riparare per qualche giorno a Roma, in esilio. Ritornammo in Iran dopo
un colpo di Stato appoggiato dalla Cia.
A complicare
la situazione, vi era la notevole pressione che lei subiva dalla
famiglia reale, ansiosa di veder assicurato un erede al trono…
Già, questa fu la causa che il 6 aprile 1958, quando ormai era evidente
che non avrei potuto avere figli, portò alla nostra separazione.
Prima della
separazione vi fu una vera e propria via crucis…
Nonostante non avessi alcuna imperfezione fisica iniziai un lungo e vano
peregrinare dai più famosi luminari nelle capitali occidentali. Mi
sottoposi a cure lunghe e inconcludenti. Ricevetti dai miei sudditi
centinaia di talismani per il mio grembo inadempiente: amuleti,
miniature con versetti del Corano, flaconi di unguento magico. Tutto
inutile.
Poi tutto
precipita davanti alla ragione di stato… anche l’amore…
La ragione di stato, come lei la chiama, pretendeva dalla consorte del
sovrano di essere una fattrice di lusso, la produttrice di un erede
maschio..
E’ vera la
storia che prima del ripudio, lo scià, per tenerla accanto a sé, le fece
una proposta a dir poco indecente?
Mi propose di tollerare una sorta di matrimonio temporaneo, previsto
dalla legge sciita, con un'altra donna che gli desse il sospirato erede
maschio. La mia educazione europea mai avrebbe potuto tollerare una
soluzione del genere, anzi considerai la proposta umiliante e ovviamente
rifiutai.
Ci fu un
altro tentativo per salvare il matrimonio, vero?
Sì ventilò l’ipotesi di designare erede al trono il fratello minore
dello Scià, Alì, ma questi purtroppo morì in un incidente aereo.
Lei nel
febbraio del 1958 si trasferì in Europa.
Diedi allo scià il tempo di riflettere…
Ma a marzo
lo stesso Scià diede l’annuncio della separazione pubblicamente,
visibilmente affranto. Commosso si rivolse a lei chiamandola “sposa
adorata”.
Dicono che sia andata così…
Suo marito
si risposò poco dopo…
Sposò Farah Diba che gli diede il suo sperato erede maschio Ciro ed
altri tre figli! Purtroppo non servi a nulla perché in seguito alla
rivoluzione khomeinista Reza perse il potere e fu costretto ad
espatriare insieme alla sua bella famigliola.
Tutte le
riviste internazionali parlarono della sua vicenda…
Beh la mia storia commosse tutto il mondo, fui sempre amata dal mio
popolo e mantenni comunque il titolo di Sua Altezza Imperiale la
Principessa d'Iran.
Passò il
resto della sua vita in un esilio dorato e protagonista della vita
mondana internazionale.
Dopo la separazione vivevo le mie giornate tra Parigi e Roma in una
villa sull’Appia Antica, l’estate la passavo all’Argentario. Nonostante
la tristezza nel mio animo mi sentivo libera e desiderosa di riprendere
la mia carriera d'attrice. Frequentavo la dolce vita romana e tra
rigatoni al triplo burro e fettuccine all’amatriciana mi appiopparono
una spaventosa girandola di flirt.

La sua
tristezza fu ben ripagata vero?
Per salvaguardare il mio stato di principessa ricevevo continuamente
dallo scià doni da mille e una notte e un ricchissimo appannaggio che,
però, per contratto avrei perso se mi fossi risposata.
S’innamorò
di nuovo vero?
Durante le riprese del film “I tre volti” mi innamorai del regista
italiano Franco Indovina. Nacque una storia d’amore bellissima, ma lui
era sposato e padre di due bambine.
Si racconta
che il film fu un fiasco colossale…
I motivi principalmente furono due: nel contratto avevo posto la
clausola "né abbracci e né baci sulla bocca" e chiaramente questa cosa
penalizzò il film. Il secondo motivo fu un vero e proprio giallo: tutte
le copie stampate del film sparirono in breve dalla circolazione. A mio
parere fu il mio ex marito a commissionare il furto, poiché non gradiva
che seguissi la carriera d'attrice.
Nel 1972 un
altro grande dolore…
Purtroppo il mio destino era segnato… Franco morì in un incidente aereo,
nella famosa sciagura di Punta Raisi. Aveva trentanove anni.
Lei cosa fece?
Girovagai per
l'Europa partecipando ad eventi mondani, ma nonostante quell’esilio
dorato la depressione rimase la mia unica e fedele compagna.

La
bellezza iniziò a sfiorire, Soraya mise su parecchi chili dovuti ai
molti eccessi etilici. Si ritirò a vita privata nel lussuoso
appartamento parigino di Avenue Montaigne, finché una mattina venne
trovata morta dalla sua donna di servizio. Era il 25 ottobre 2001, aveva
69 anni. Fra i vicini di casa si rincorsero voci secondo le quali a
ucciderla sarebbe stato un cocktail di farmaci e di alcool. La stesso
mix, un' overdose di psicofarmaci, che qualche mese prima aveva spezzato
a Londra la vita di Leila Pahlavi, trentunenne figlia dello scià e di
Farah Diba.
Il nome «principessa triste» l'aveva sempre odiato. Suo fratello Bijan,
erede della sua fortuna, accorso a Parigi alle notizia del decesso, morì
qualche giorno dopo.
Soraya raccontò la sua storia in un’autobiografia dal titolo “Il palazzo
della solitudine”. Venne seppellita a Monaco. I suoi beni furono venduti
ad un'asta a Parigi. Tra questi anche il suo abito da sposa, creato da
Christian Dior, valutato un milione e duecento mila dollari.

L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
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LA REPUBBLICA ANNUNCIO MORTE SORAYA
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