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Mi
accoglie nella sua casa di Manhattan seduta su un divano
di velluto rosso. I
suoi capelli rosso fuoco, dalle morbide onde a toccare
le spalle, superano i tempi e le mode. Come il suo fascino immortale e il suo sorriso
perfetto. Infatti mi sorride immediatamente e mi fa
sedere accanto a lei.
Sono imbarazzata e non poco.
"Mia cara, io sono ormai da museo delle cere, molti dei miei
amici non sanno se sono morta o ancora in vita. Lei viene
dall’Europa vero? Che onore, una giornalista che ha attraversato
l’oceano per intervistare una povera vecchia!"
Sorride ancora
"Vogliamo passare all’intervista? "
Faccio difficoltà a parlare ma provo.
"Suo padre Eduardo Cansino era un famoso ballerino."
"Ricordo ancora l’emozione quando a 12 anni mi sono esibita
per la prima volta con lui da protagonista."
"Aveva avuto già altre esperienze di palcoscenico."
"A quattro anni ero già una bambina prodigio tanto che i miei
genitori mi inserirono nel loro numero "The Dancing Cansinos".
Riscuotevamo un grande successo nei locali della costa orientale
degli Stati Uniti."
"Nel
suo viso di bambina, traspare fin da subito un conturbante sex
appeal..."
"Forse sarà stato per questo o forse perché nelle mie
esibizioni non mi limitavo a ballare. Avevo quindici anni quando
un agente della Fox si interessò a me.
Mi affidarono subito una parte in “La nave di Satana”, tratto
dall'inferno dantesco. Era il 1935 e mi sentivo pronta per il
grande salto."
"Prima dei vent'anni si sposa con un uomo che aveva il doppio
della sua età…Edward C. Judson"
"Un rappresentante di automobili che ha avuto
l’intuizione di vedere in me una stella nascente. E’ stato il
mio primo press-agent. Grazie a lui ho potuto firmare il
contratto con la Columbia e mi avviavo a diventare qualcosa di
più di una bella e brava ballerina."
"Da Margarita Carmen Dolores Cansino a Rita Hayworth."
"Col mio nome vero lavoravo nei night club come ballerina
ed in particine nei film della Fox. Fu Harry Cohn, boss della
Columbia, a cambiarmi il nome in Rita Hayworth"
"Come mai Rita Hayworth?"
"Rita era il mio diminutivo mentre Hayworth era, con
l’aggiunta di una “y”, il nome di mia madre la showgirl
irlandese Volga Haworth."
"Il
cambiamento non avvenne solo sul nome…"
"Mi sottoposi a diverse trasformazioni come i capelli che da
corvini diventarono rossi, mi incapsularono i denti, dicevano
che i miei erano troppo radi. Mi alzarono l'attaccatura dei
capelli di circa un centimetro e mi ritoccarono chirurgicamente
gli zigomi e gli occhi. Per un errore del chirurgo una palpebra
mi è rimasta sempre abbassata tanto che dovevo portare sempre le
ciglia finte per mimetizzare il difetto."
"Le cronache del tempo parlano di numerosi corteggiatori."
"Mi sono sposata sei volte, di cui due con Orson Welles. "

Ride
"Nel ’41 arriva il successo."
"Dopo una trentina di film minori finalmente è arrivata
l’occasione con “Bionda fragola”. La gente cominciava ad
apprezzare le mie doti professionali."
"Ma il suo straripante fascino avrà pieno riconoscimento nel
‘46 in Gilda di Charles Vidor che la consacra al mito."
"La sceneggiatura sembrava scritta apposta per me. Gilda era
una donna provocante e sensuale, una dark lady , che portava
alla rovina decine di uomini. Questo personaggio mise in risalto
il mio temperamento drammatico che non era riuscito fuori nei
precedenti film. "
"Nonostante altri film di successo come “Sangue e arena”,
“Trinidad” e tanti altri ancora sarà Gilda per sempre."
"Credo che quell'accenno di spogliarello, quando mi toglievo
i lunghi guanti al ritmo di "Put the blame on mame" e "Amado
mio" , mi abbiano dato davvero un successo clamoroso in tutto il
mondo, tanto che il nome Gilda venne scritto sulla bomba atomica
fatta esplodere sull'atollo di Bikini."
"Si parlava al tempo che il suo ex marito, Orson Welles, le
fece interpretare "La signora di Shanghai" per distruggere il
mito di Gilda."
"Ho pensato molto a questa cosa, in effetti Orson mi
trasformò dalla rossa e sensuale Gilda alla fredda bionda
platino e assassina. Quando alla fine del film morivo dopo una
sparatoria, il pubblico provava una dolorosa sensazione di
abbandono."
"Da questo momento in poi fu un trionfo."
"Il
nuovo look da femme fatal mi consacrò nell'Olimpo delle più
grandi. Devo dire anche più ricercata anche nei ruoli da
interpretare. Mi definivano tentatrice sensuale e poi donna
misteriosa, irraggiungibile. Sa che le dico? In molte hanno
provato ad imitare il modo di sfilarmi i guanti di satin nero...
Oddio, ogni tanto rivedo quel fotogramma, direi unico!"
"Forte temperamento e un’enorme carica sensuale!"
"Già. Sono entrata nell’immaginario erotico di parecchi
maschietti.
Sono diventata subito dopo il dopoguerra la donna più desiderata
dagli uomini di tutto il mondo. Una specie di bomba sexy!
Naturalmente tutto ciò non poteva che farmi piacere!"
"E’
vero che era solita pronunciare la frase "Mi piace l'odore dei
cavalli e dei tori"?
"Io non ricordo, ma platee e platee maschili di tutto il
mondo giurano di avermi sentito sussurrare questa frase."

"Dopo il divorzio da Orson Welles, lei incontra il principe
Alì Khan in Costa Azzurra."
"La casa di produzione aveva combinato l'incontro per
rilanciare la mia immagine, sbiadita dopo i fiaschi dei film
realizzati con il mio ex marito.
Un vero e proprio pettegolezzo guidato, complice Elsa Maxwell,
la regina dei pettegolezzi di Hollywood, ma la situazione sfugge
loro di mano. Tra me e il Principe scoppia davvero il colpo di
fulmine. Nel 1948 quando ci siamo sposati ricordo che ero
incinta di due mesi."
"Quindi tornò su tutte le prime pagine dei rotocalchi
americani?"
"Purtroppo non andò come previsto, il matrimonio mi costò
l'ostracismo in patria, la Federazione Generale del Club delle
Donne Americane propose di boicottare i miei film in quanto
screditavano l'immagine della donna americana, per via della mia
vita, secondo loro, scandalosa. Per questo e per altri motivi,
dopo la nascita di Yasmine, il matrimonio finì."
"Molte critiche vennero anche dall’Europa…"
"Direi più che critiche! Alì Khan era figlio del ricchissimo
Aga Khan, uno dei capi spirituali dell'Islam. Le nostre nozze
vengono ufficialmente condannate dal Vaticano che arrivò
addirittura a scomunicami e a dichiarare "figlio del peccato",
qualsiasi frutto di quella unione."
Scuote la testa, prende la foto di Yasmine incorniciata in
argento.
"Quale
fu la reale causa della fine di quel matrimonio?"
"Alì aveva sposato Gilda, ma Rita voleva una vita normale, e
ben presto lui riprese il vecchio rapporto con la sua ex,
un'indossatrice Bettina, il vero amore della sua vita, e con
tutte le donne che non resistevano al suo fascino e a quello dei
suoi soldi."
"Ci
saranno altri matrimoni in seguito, con il cantante argentino
Dick Haimes e il produttore James Hill, amicizie sentimentali
con Ernest Hemingway e Cary Grant."
"Di flirt occasionali me ne hanno attribuiti tantissimi! Non
tutti furono veri…"
Ride spensierata, è un’immagine bellissima
"La storia con Gary Grant, purtroppo è finita per il
moralismo bacchettone delle case di produzione. Mente con Ernest
Heminguay ci fu una grandissima amicizia, ma lui venne accusato
di avermi attaccato il vizio della bottiglia."

"Malgrado tutto ciò, il grande cinema non è mai stato molto
prodigo di riconoscimenti con lei."
"In effetti basti pensare che l'unico riconoscimento
artistico della mia vita risale al 1965 quando grazie al film
"Il circo e la sua grande avventura" ottenni una nomination (e
solo quella) ai Golden Globe."
"Dopo il matrimonio con Alì Khan, inizia il suo declino e
Hollywood la ripudia e la dimentica."
"Proprio me, che credo di essere stata una delle attrici più
disponibili e meno capricciose dello star-system. L'Atomica
fotografata su Life durante la guerra, la pin up più amata da
tutta l’America che si prodigava a firmare autografi nelle
caserme e negli ospedali….. "
"Si rende conto che lei ha fatto letteralmente impazzire
generazioni e generazioni americane?"
"Oltre all’Atomica mi affibbiarono diversi soprannomi tra i
quali Dea dell'amore e Ruggine per il colore dei miei capelli.
Certo che sono contenta, da queste parti non è facile rimanere
nel cuore della gente così a lungo."
"Nella sua carriera ha girato sessanta pellicole, non tutte
da ricordare, ma è stata un mito."
"Credo che il più bel commento mi sia stato fatto dal
presidente Roosevelt che mi definì: "Non tanto una donna, quanto
una formidabile istituzione americana". Dai critici invece
venivo considerata - un corpo esibito nel ballo, il puro piacere
della visione - oppure - Un'atomica del cuore di ghiaccio
e di burro, furba e ingenua contemporaneamente -."
"Com'era in realtà Rita Hayworth?"
"Ambiziosa, caparbia. Era impossibile farmi fare qualcosa che
non volessi. Ero molto pigra, ma se intuivo che qualcosa potesse
servirmi ad incrementare la mia immagine, o che giovasse ai miei
interessi, diventavo dinamica e superattiva."
"E l’amore?"
"Sono sempre stata innamorata di me stessa, cercavo l’amore
ma lo confondevo spesso con le mie tante infatuazioni."
"Perennemente in conflitto con se stessa….."
"Ero forte e nello stesso tempo debole poiché non sapevo
accettare la mediocrità e non mi sentivo pienamente apprezzata,
realizzata come donna, per quello che ero davvero, al di là
dell'immagine cinematografica.
Non ero nata fortunata, quello che ha ottenuto è stato merito
mio, del come sono riuscita a sfruttare quel poco che di
naturale avevo."
"Avrebbe potuto essere più felice?"
"Difficile! Tendevo ad incolpare gli altri di quello che non
andava, mai me stessa, spesso mi ritenevo una vittima.
Ho avuto molto dalla vita, ma la costante insoddisfazione, il
voler fare le scelte nel mito di "Gilda" e vivere
contemporaneamente una vita da donna normale, magari andando a
letto con i bigodini e il viso impiastricciato di crema, mi ha
impedito di goderne appieno…"
La sua
salute comincia a peggiorare già negli Anni Sessanta.
Soprattutto crisi depressive.
In seguito molte pellicole scadenti e il suo vizio per l’alcool,
l’accompagnano verso un triste ritiro. Muore il 18 maggio 1987 a
New York, all’età di 69 anni colpita dal morbo di Alzheimer Quel
giorno spariva una delle ultime grandi stelle di Hollywood, che
nella sua lunga e prolifica carriera, aveva incantato col suo
enorme fascino milioni di persone. Ha avuto solo il conforto di
mia figlia Yasmin, avuta dal terzo marito, il principe Alì Khan
che le resterà accanto fino all'ultimo. Malgrado la scomunica di
quarant'anni prima, viene tumulata nel cimitero cattolico di
Culver City. La sua tomba è tuttora meta di pellegrinaggio di
ammiratori. Non per nulla la bellissima attrice era
soprannominata The Love Goddess, la dea dell'amore...
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