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Hanno belle vesti,
devono essere principi o nobili, ma il loro aspetto è davvero terribile:
ieri sera devono aver esagerato con festini e divertimenti. Mentre
scivolo leggera verso la sala del re, uno di loro si sveglia dal torpore
e fischia debolmente per farmi intendere la sua approvazione, ma io lo
ignoro e passo oltre. Giunta infine a destinazione, mi guardo intorno e
non vedo nessuno, solo i resti di un banchetto opulento, un enorme arco
di legno che funge da pezzo di arredamento a un lato della sala, e un
cane che gusta un osso rimasto dalla sera prima, in un angolo.
Faccio
per chiamare qualche ancella perchè mi annunci, quando
all’improvviso sento una mano che mi prende il braccio
strattonandomi, e un’altra mi si appoggia sulle labbra.
Il tocco è delicato. E’ una donna e mi parla sottovoce.
“Vieni e fai
silenzio. Andiamo in un posto tranquillo, lontano da orecchie e occhi
indiscreti.”
Il cane si mette
sull’attenti. Annuisco con la testa e mi volto: davanti a me ho una
femmina di rara bellezza, coi capelli nerissimi e lunghi, intrecciati
con un nastro blu, un naso importante ma ben fatto, due labbra morbide e
carnose e una pelle bianca e curata, unta con un olio profumatissimo.
Porta un peplo color azzurro, come il mare di Itaca, fermato con uno
spillone d’oro. Mi sorride, ma il suo è un sorriso incerto, malinconico.
“Sei qui per
l’intervista. Non nego che ti immaginavo diversa.”
Rido per nascondere
l’imbarazzo. Mi rendo conto che, nonostante il mio travestimento per
confondermi, il mio aspetto possa sembrare troppo moderno. I miei
capelli sono eccessivamente corti, e non si possono acconciare con
trecce e spille alla maniera greca. La mia pelle abbronzata mi fa
apparire più una contadina che una giornalista: qui le donne di una
certa levatura sociale e di certi ambienti devono avere la pelle
bianchissima, proprio come quella di Penelope. E’ segno di
nobiltà.
“Vieni, andiamo
nelle mie stanze.”
Con il sospettoso
cane alle costole, salgo alcuni scalini e percorro un lungo corridoio,
sbirciando di qua e di là: passo davanti a una particolare e bellissima
camera nuziale, con un letto intagliato in un grande albero, infine mi
trovo in un ambiente luminoso, adornato di fiori freschi, con un telaio
al centro, due sgabelli e una grande finestra che permette di vedere a
est. La regina mi invita a sedermi intimando al cane di starsene buono:
“Argo, a cuccia, bravo” e così, nella tranquillità del mattino,
iniziamo la nostra conversazione.
Come convive con
la solitudine forzata dei sensi? Faccio decine e
decine di bagni freddi durante il giorno. E ultimamente, mi sono buttata
sul cucito.
Rimango un po’
sorpresa dalla risposta.
E’
davvero molto bello qui...
E ora è molto grande, e vuoto. Da quando mio marito è partito non è
stato più come prima, e qui mi sento molto sola. Mio figlio Telemaco e
il mio cane, la nutrice e le ancelle non bastano a riempire il vuoto che
sento.
Vuoto? Beh, la sala è piena di rimasugli di un banchetto, e l’entrata è
piena di uomini...
Uomini? E quelli li chiami “uomini”?! Oh mia cara, tu non hai idea!
Da quando si sono insediati in casa mia, ho triplicato le spese per
cibo, vino e pulizie. Non sai che scocciatura avere per casa dei
pretendenti che con la scusa di corteggiarti e di sposarti mangiano a
sbafo e imbrattano la memoria di tuo marito, mettendoti pulci nelle
orecchie e alludendo a cattiverie inimmaginabili! Sono ospiti
indesiderati, ma come faccio, io che sono donna e sola, a dirglielo?
Non deve essere facile, in lei pulsano rabbia e rassegnazione. La guardo
mentre si scosta una ciocca di capelli dal viso e la rimette in ordine,
intrecciandola e fermandola col nastro.
Capisco. Ma tra di loro non c’è proprio nessuno che le interessa?
Io mi sono sposata, ho fatto una scelta e mantengo fede alla mia
scelta. Giusta o sbagliata che sia, non verrò meno ai patti. Mi potrai
dire che il matrimonio è un contratto in cui quella che ci perde di più
è la donna, ma non mi interessa: io amo mio marito, e sono disposta ad
aspettarlo fino alla fine dei giorni, se è necessario.
Così non ha risposto alla domanda.
Una vera signora non risponde.
La sua decisione e la sua riservatezza sono un muro davanti a cui mi
fermo. Sembra che dal marito abbia imparato anche l’astuzia e la
diplomazia nel dare le risposte. Cerco di scavalcare il muro, e di
penetrare nel suo cuore.
Ma in confidenza, da donna a donna?
In confidenza... nel senso che non lo scriverai? Promettimelo. In
questo caso, ti posso dire che sì, qualche maschio interessante ci
sarebbe. Nulla di serio ovviamente: lo riterrei il classico uomo per una
notte, ma ti dirò, non lo faccio. Certo, provo una grande soddisfazione
intimamente quando mi fanno i complimenti per la mia bellezza, ma non
voglio di più. Non sono più giovanissima, sapere di essere così
desiderata in un certo senso mi inorgoglisce... non scriverlo mi
raccomando! Sennò l’immagine di moglie e madre virtuosa e fedele
scomparirà all’istante! Lo sai che gli uomini dividono il mondo in
prostitute e spose vero?
Annuisco stancamente. In tanti secoli è cambiato poco da questo punto di
vista, purtroppo.
Lo so, lo so fin troppo bene. Che cosa intendeva prima con “allusioni” e
“pulci nelle orecchie”?
Ah, quelle non mancano mai. La prima cosa che ti dicono quando tuo
marito si allontana per un po’ di giorni, è: “Sei sicura che non vada a
letto con un’altra donna?”. Non è difficile immaginare quindi che cosa
ti dicono se tuo marito sta via anni e anni! Me ne sono sentita riferire
di tutti i colori: pescatori che tornavano dal mare aperto e dicevano di
aver incontrato altri pescatori che ne avevano incontrati altri e altri
ancora, che raccontavano di aver visto una nave con un gruppo sparuto di
uomini in preda alle lusinghe di sirene, streghe, dee e semidee o figlie
di re. Ma se dovessi credere a tutto quello che mi riferiscono,
diventerei pazza non credi?
E... se fosse vero? Lo perdonerebbe?
Lo butterei a calci fuori dal palazzo! Altroché! Ma non prima di aver
passato tre giorni e tre notti a letto con lui.. la solitudine mi
uccide! Quanto mi sento stupida, sai? Mio marito è partito con
Agamennone, per recuperare da Troia una donna, anni fa. Una donna! Ma
dico! Per una sciacquetta da quattro monete e un uomo che non è riuscito
a tenersela stretta, partono con mille navi? Gli uomini sono pazzi!
Dicono che Troia abbia capitolato e sia caduta già da anni, e ancora
Ulisse non si vede! E io qui, che respingo profferte amorose: là fuori
c’è una selva di... insomma ci sono uomini che mi vogliono, e io non
sono disposta a cedere!
Insomma, tutt’altra storia rispetto a Clitennestra...
Quella è completamente fuori di testa! Trovarsi l’amante e
gozzovigliare con lui nel letto ancora caldo dopo la partenza di suo
marito! Ammazzare il marito nella vasca da bagno, ma si può?! Che
donnaccia...
Beh, vista da un altro punto di osservazione, in fondo anche lei aveva
le sue ragioni: il marito le ha ucciso la figlia in un sacrificio, si è
trovato una concubina ad ogni angolo, non era proprio uno stinco di
santo lui...
Sì, ma tutto questo non giustifica questa violenza!
Penelope è veramente una donna virtuosa. Me ne accorgo dalla forza con
cui sostiene le proprie idee contro la falsità e la violenza. E se
sapesse che suo marito ha permesso di conquistare una meravigliosa città
con l’inganno, contribuendo con il suo ingegno al ché la violenza dei
greci si riversasse nelle strade di Troia e uccidesse, bruciasse,
violentasse? Decido di non dirglielo, e mi accingo a farle una domanda
più intima.
Come convive con la solitudine forzata dei sensi?
Faccio decine e decine di bagni freddi durante il giorno. E
ultimamente, mi sono buttata sul cucito.
Rimango un po’ sorpresa dalla risposta.
Il cucito?
Sì, vede questa tela? La intreccio durante il giorno, mentre una mia
ancella fila la lana. E di notte, quando tutti dormono, vengo qui e la
disfo. E’ un buon esercizio, perchè in questo modo non la finisco mai e
ho sempre qualcosa da fare. E’ diventata anche un’ottima scusa per
rifiutare di sposare questo o quell’altro pretendente. Mantenere la
mente occupata è un buon metodo contro le vampate di calore!
E ha intenzione di continuare così all’infinito?
No, non all’infinito. Fino a quando tornerà a casa mio marito!
La sua decisione e la sua sicurezza mi colpiscono. E’ forte e abituata
ad affrontare le avversità e le difficoltà, ma ha anche un’infinita
pazienza: una moglie modello, così preoccupata di intaccare la propria
immagine immacolata. Ne vale la pena? Guardo fuori dalla finestra e vedo
che il tempo è volato. Ringrazio Penelope per la sua infinita gentilezza
e mi congedo da lei. Dò un buffetto al cane che ormai si è abituato alla
mia strana presenza, dò un’ultimo sguardo alla tela che oggi è rimasta
in sospeso, torno sui miei passi prendendo un’uscita diversa ed evitando
i pretendenti. Giungo al piccolo porto e richiamo gli uomini con la
barca. E’ ora di tornare a casa.
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