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Nanà, qual è il suo
vero nome?
Henriette Hauser, figlia
di Gervaise e Copeau.
La sua
famiglia era molto povera, vero?
Mio padre era un operaio di origini molto umili.
Dopo un grave incidente perse il lavoro spendendo tutti i suoi
risparmi per le cure.
Ma non
servirono a nulla…
Assolutamente no e demoralizzato si diede all'alcool.
E sua
madre Gervaise?
Anche lei cominciò a bere degradandosi sempre più fino a
prostituirsi nei bassifondi della città.
Morto mio padre andò a vivere in un sottoscala.
Dopo pochi giorni la trovammo morta di fame e di freddo.
E lei?
Io sono stata graziata da Dio e sono riuscita a sfuggire
all’infelice destino dei miei genitori.
Cosa ha
fatto?
Sin da adolescente ho cercato in tutti i modi di elevarmi da quella
condizione, non rassegnandomi e scappando dalla miseria e dal mio
passato. Sono riuscita a farmi strada sulla via dell’Arte.
E’ stata
aiutata da qualcuno?
Sì dalla mia bellezza provocante e dalla voglia di arrivare…
La mia prima esibizione fu l’interpretazione della Venere in un
teatro parigino.
Avevo diciotto anni, mi presentai avvolta in un bianco manto di dea,
coi lunghi capelli biondi sciolti sulle spalle.
Avanzai verso la ribalta con disinvoltura, sorridendo al pubblico.
Un brivido corse per tutta la sala.
Ero nuda.
In trasparenza si potevano intravedere i miei seni esuberanti, i
capezzoli rosa, le cosce tornite, i fianchi dondolanti.

Da
fanciulla a donna…
Già, in quel momento capii che avrei tolto la quiete a molti uomini.
Infatti,
le cronache del tempo la descrivono come molto ambiziosa.
Senza l’ambizione e la voglia di arrivare a tutti i costi non avrei
fatto nulla.
La mia testardaggine mi ha portato fino alle soglie del successo pur
non sapendo né ballare e né recitare e tanto meno cantare.
Ma il
successo non durò molto…..
In effetti smisi quasi subito di fare l’attrice.
Ero diventata l’idolo delle folle e non c’era uomo in tutta Parigi
che, più o meno in segreto, non avesse desiderato ospitarmi nel
proprio letto.
Quindi mi dedicai al ruolo ben più remunerativo di mantenuta e
cortigiana.
Il suo
soprannome era “La ragazza di tutti”.
Beh ero bella e iniziai a farmi conoscere negli ambienti che
contavano, diciamo quelli aristocratici.
Cosa si prova
ad essere il sogno proibito di molti uomini…
Pensi che pur di avermi a turno come amante erano disposti a tutto e
in molti casi a dilapidare i loro patrimoni.
Sentivo il potere tra le mani e per me, figlia di operai, era il
massimo!
Dicono
che fosse incapace di amare e che disprezzasse i suoi amanti…
Viste le mie origini per me contavano solo il lusso e i piaceri della
vita.
Mi stancavo molto presto di loro e non è colpa mia se molti uomini
si sono suicidati per me.

Suo
figlio Luigino era un ostacolo per la tua attività?
Certo, non sapevo a chi lasciarlo…
Molti
dei suoi ammiratori divennero amanti di letto, ma non ha mai avuto
un buon rapporto con gli uomini...
Chi per una notte, chi per qualche mese... ma solo amanti e niente
più.
Gli uomini sono e saranno sempre noiosi!
Tra i
suoi amanti spicca la figura del principe Guglielmo d'Orange…
Era il primogenito del re Guglielmo III e della regina Sofia, erede
al trono dei Paesi Bassi.
Si
innamorò pazzamente di lei…
Addirittura si trasferì a Parigi per me, ma era molto fragile tanto
che si abbandonò ad una vita fatta di sesso, alcool e gioco
d'azzardo.
Per scherzo gli diedi il nomignolo di "Lemon", e da quel giorno i
giornali scandalistici per riferirsi a lui, invece di Principe
d'Orange, lo chiamano Principe di Lemon.
In
quegli anni fu ritratta da Manet in uno dei suoi più celebri quadri
chiamato appunto Nanà.
Mi raffigurò in una bellissima sottoveste di tulle bianco mentre mi
stavo incipriando.

Il
quadro fece scandalo vero?
Direi abbastanza… Fu respinto dalla giuria del Salon del 1877.
Addirittura mesi dopo, in una esposizione pubblica, la reazione
scandalizzata degli ospiti fu così furente che dovette intervenire
la polizia.
Secondo
lei perché fu considerato troppo licenzioso?
La scena fu una provocazione per il perbenismo borghese dell'epoca.
Io in quel quadro appaio molto casta. Molto probabilmente
l'arredamento dell'ambiente e la presenza di un uomo elegante alla
mie spalle fa intendere altro…. Non so forse un incontro piccante.
Sempre in quel
periodo è stata protagonista di uno tra i più famosi romanzi di
Emile Zola.
Ero bella e soprattutto famosa, molti artisti avrebbero voluto
avermi, Emile ha fatto qualcosa di più… mi ha raccontata in un
bellissimo romanzo e ne andrò per sempre orgogliosa.

Le somiglianze tra Zola e Manet vanno oltre il nome della soubrette
e si confondono in un magico gioco di finzione e realtà.
Nanà e
Henriette in entrambi i casi descrivono una meravigliosa ragazza
dalla pelle bianca, le curve morbide e i capelli rossi.
All’apice del successo e della fama il destino le voltò le spalle.
Sfigurata dal vaiolo, morì in una camera d’albergo in completa
solitudine.
Negli anni successivi è ricordata in campo cinematografico con i
film di Jean Renoir (1926), di Christian Jacque del 1954 e del più
recente di Alberto Negrin del 2001 con Francesca Dellera.

L'INTERVISTA E' A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
E REALIZZATA GRAZIE A:
http://stanzadidora.splinder.com
www.romanzieri.com
Le interpreti di
Nanà in questa pagina sono:
Francesca
Dellera e
AnnaSten
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