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Non credo che ai miei compagni e sottoposti importi molto di come sono fatta
all’esterno, men che meno ai criminali che combattiamo ogni giorno. Quello
che conta è tutto qui, nella mia testa, dentro di me. Non sono diventata
ufficiale senza averne i requisiti. Sono dotata di grandi capacità belliche
e sono abile a infiltrarmi praticamente in ogni sistema informatico. I miei
compagni non si permetterebbero mai di discutere un leader come me solo
perché ho un corpo sexy.
Un corpo che potrei perdere, in ogni caso, da un momento all’altro. Perché
darvi tanto peso? Per entrare nella squadra di soccorso e rimanerci servono
competenze e qualità ben precise, io le possiedo. Tutto qui.
Cosa intendi per “corpo che potresti perdere da un momento all’altro”?
Quando sei come me, certi problemi propri dell’umanità vengono a mancare. Io
appartengo alla Sezione 9. Il mio corpo è proprietà del governo, e se me ne
volessi andare dovrei restituirlo, e così non rimarrebbe granché di me. So
che è complicato da accettare, per quelli come te. Per quelli come me no. Io
sono un agente cyborg. Mi viene da chiedermi molto spesso che cosa mi sia
rimasto, di umano. Ma non trovo mai risposte. Ho solo alcune certezze. E ti
assicuro, sono tutto fuorché rassicuranti.
Quali sono queste certezze?
Sembriamo forti e indistruttibili, ai vostri occhi appariamo immortali, con
qualità straordinarie e incredibili. Ma non vi accorgete che anche noi siamo
a rischio in ogni momento. Abbiamo capacità sovrumane, siamo macchine. Ma
anche le macchine si rompono. Su determinati terreni di scontro essere un
cyborg può portare a uno svantaggio, e non il contrario. Possediamo
potenziamenti cerebrali che acuiscono i nostri sensi, abbiamo servomotori
che attribuiscono ai nostri arti una forza eccezionale, siamo resistenti ai
veleni grazie agli innesti chimici nel nostro corpo. Perfetti per missioni
pericolose, tanto se qualcosa di brutto accade, ci sono pezzi di ricambio
pronti per chi di noi ci ha rimesso. È una buona giustificazione. Il nostro
corpo è un’arma di offesa e difesa pensato per essere agile, veloce e
potente. Ma anche noi abbiamo dei limiti. E ne siamo coscienti.
Non offenderti per la domanda che sto per farti, ma dalle tue riflessioni
scaturisce naturalmente. Può davvero una macchina avere una coscienza?
Io non sono un robot, ma un cyborg. Una macchina senziente. Il mio cervello
è umano. Riproduce completamente tutti gli stimoli in tutti i miei organi,
inclusi quelli interni. L’impianto nel mio cervello mi permette di sentire.
Ma soprattutto è il mio spirito, il mio Ghost, ad essere importante. La mia
essenza. La mia anima. Finché la manterrò, avrò la mia individualità, la mia
forma di umanità. Almeno così dicono. Ma ora come ora, non ne sono più così
convinta. Sembra più importante agli occhi altrui che a me stessa.
C’è qualcosa che non va? Hai cambiato espressione quando mi hai parlato di
questo ghost. Perché?
Nulla di veramente importante. Sono solo i miei pensieri che a volte mi
prendono e mi costringono a riflettere. Quello che mi tormenta è
semplicemente la presenza e l’autentico peso dello spirito dentro al guscio
(Ghost in the Shell n.d.r.). Io sento di averlo. Sento che è l’unica cosa
che mi assicura un minimo di umanità, ma sai, a volte mi chiedo se sia così
essenziale e se abbia davvero un valore così grande essere umani.
È strano. È la stessa domanda che mi faccio anche io, ogni tanto.
Motoko mi sorride e vedo per un attimo i suoi occhi illuminarsi.
Nonostante questo, non perdono mai quel velo di tristezza, quasi di
preoccupazione, che li caratterizza. Sarà che è sempre all’erta, le vengono
affidate missioni pericolose, e al posto suo, senza circuiti e senza innesti
non credo riuscirei a sopportare questo stile di vita e lo stress a cui
vengono sottoposti quelli come l’ufficiale Kusanagi.
Perché i suoi compagni la chiamano maggiore?
“Oh, non farci caso. È una vecchia abitudine. In realtà io e i miei colleghi
siamo di pari grado. Mi chiamano così perché un tempo servivo nelle forze
armate, dove sono arrivata al rango di maggiore. Tutto qui.”
Noto che tende sempre a minimizzare quello che la riguarda.
Ci sono colleghi con cui ti trovi meglio, nel tuo lavoro?
Sono tutti ottimi compagni. Ho un grande rapporto con Batou. È un cyborg
come me. Capita spesso che ci scontriamo io e lui, non solo verbalmente, ma
credo che sia dovuto al grande rispetto che nutriamo l’uno per l’altro. Lui
è il membro anziano della squadra, è un combattente molto abile e un bravo
detective, mi fido del suo intuito e della sua perspicacia. C’è poi Togusa,
che si infila sempre in qualche guaio ma è un buon supporto nelle missioni,
grazie alla sua iniziativa. È un umanoide. Ha un corpo quasi completamente
umano, con un potenziamento cibernetico nel cervello. Noi tutti della
sezione 9 siamo agli ordini di Daisuke Aramaki. Ci sono stati un po’ di
problemi all’inizio, ma ora è tutto a posto. Ha nobili ideali, forse è
dovuto alla sua età avanzata che gli ha portato maggiore saggezza, chissà.
All’amore ci pensi mai? Che tipo di rapporto hai con il sesso?
Succede. Può succedere che io pensi all’amore. Dopotutto anche io ho uno
spicchio di umanità, no? Quanto al sesso, è una questione mentale. Ma non
credere che sia diverso per te, che sei totalmente umana. Mantieni il tuo
corpo così com’è, senza innesti o parti meccaniche, ma alla fine il sesso
anche per te parte dalla testa. È da lì che nasce il desiderio. Da lì cresce
e diventa pressante. E lì lo puoi soddisfare. Una fantasia, un orgasmo
mentale sono le emozioni più soddisfacenti. Provale, poi dimmi che ne pensi.
Non senti a volte il desiderio di andartene, cambiare vita? Il tuo spirito
ti ha mai suggerito una cosa del genere?
Non nego che a volte sono stanca. Ma quello che mi affligge sono più i
pensieri su ciò che sono, non sul mio ruolo. Vivo in un mondo in cui gran
parte degli uomini sono collegati alla rete. Si usano terminali fisici,
oppure impianti situati nel cervello. Tutto questo ha lati positivi e
negativi. Comporta rischi. Uno dei pericoli più grandi dell’integrazione
delle tecnologie della cibernetica e delle comunicazioni senza fili nel
cervello umano è il ghost hacking. Che cosa sia, lo dice la parola stessa.
Con questo metodo si ottiene l’accesso al cervello cibernetico di un
avversario e si raggiunge il suo ghost. Per questo si utilizzano i firewall,
sono forme di protezione per evitare questo genere di attacchi. Che sono
pericolosi, perché possono limitare o potenziare le tue informazioni
sensoriali, o distruggere e riscrivere la tua memoria. Eppure, nonostante
questo, c’è gente che ritiene che la connessione diretta in rete del
cervello è non solo benefica, ma anche indispensabile. Non lo trovi assurdo?
Lo trovo molto assurdo. Perdere la memoria è una di quelle cose che mi fanno
più paura. Se penso che qualcuno potrebbe cancellarmela, tremo. Ti
piacerebbe diventare umana? Che cosa daresti per tornare ad esserlo
completamente?
È una domanda difficile. Soprattutto una domanda che non prevede una
risposta positiva. Perché, come ti ho detto prima, anche gli uomini si
stanno snaturando e stanno diventando sempre più affini alle macchine.
Questo è un mondo che sta perdendo valori umani. Tutto perché abbiamo
raggiunto uno status in cui comfort, tecnologia e innovazioni della scienza
hanno permesso all’Uomo di superare i confini di spazio e di tempo, i limiti
del suo stesso corpo. Se tornassi umana, se abbandonassi la mia natura
cyborg, mi ritroverei in un mondo che non mi piace, che non ha identità, che
ha perso i suoi aspetti più importanti, quelli fondamentali. Quindi
preferisco rimanere ciò che sono, e impegnarmi a cercare il significato di
umanità che è stato perduto, il significato di spirito, il significato di
vita consapevole. Anche e soprattutto così posso dare il mio contributo. Ma
non credere che sia cosa facile.
Vedo Motoko rilassare le labbra dopo aver concluso il suo pensiero. Il suo
sguardo è tornato ombroso e leggermente triste, e mi dispiace perché avrei
voluto vederla di nuovo sorridere, ma forse me la sono cercata. Avrei potuto
evitare di farle quella domanda. Cerco il registratore per spegnerlo ma mi
accorgo che non l’ho portato con me. Mi dò mentalmente della stupida e mi
chiedo, adesso, che cosa pubblicherò, se non ho niente, se ho perso tutte le
sue parole e non mi sono segnata nulla. Alzo gli occhi e vedo l’ufficiale
ridere.
Non hai bisogno di alcun registratore.
Deve avermi letto nella mente. L’avrà capito dai miei movimenti,
dall’espressione del mio viso.
La conversazione è già tutta nella tua mente. Ti basterà scaricarla
direttamente sul tuo portatile non appena ti scollegherai dalla rete. È
stato un piacere incontrarti, nonostante siamo così distanti nel tempo e
nello spazio, ma vedi, la realtà virtuale ha anche i suoi lati positivi...
Mi saluta e, all’improvviso, senza che io riesca a ricambiare, le luci si
spengono e cado nel buio più profondo. Quando apro gli occhi, mi ritrovo nel
mio studio, davanti alla tastiera e allo schermo del mio fido computer.
Nella mia testa, inaspettatamente, un’intervista completa. Da riportare
fedelmente ai lettori.
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