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“Sta parlando delle famose orge romane?”
“Sì esatto. Quelle che scandalizzavano i benpensanti, i moralisti dei
vostri giorni. Ma al tempo era naturale che i potenti di
Roma passassero spesso dalle gioie del palato a quelle
dell’eros con una passione e una sacralità quasi
religiose.”
“E lei come si sentiva durante questi incontri?”
“Ero giovane e soggiogata dai sensi, ero schiava di quegli amplessi privi
d’amore che purtroppo mi lasciavano triste e
perennemente insoddisfatta. Mi sentivo alquanto
depressa. Mi ricordo una volta, truccata e mascherata
per non essere riconosciuta, lasciai la mia casa per
raggiungere il quartiere malfamato della Suburra e
prostituirmi con il nome d’arte di Licisca. Vinsi una
gara con una famosa cortigiana collezionando 25 amanti
in un solo giorno!”
“Neppure i soldati più giovani riuscivano ad acquietare la sua passione…”
“Affrontavo le notti di Roma alla ricerca di amanti occasionali pur di
trovare delle forti braccia disposte a stringermi, sia
di semplici gladiatori che di rispettabili senatori...”
“Ormai Mnestere era solo un ricordo?”
“Ero ormai in un vortice di sfrenatezza senza limiti, cambiavo partner,
acconciature e vestiti con estrema facilità.”
“Il Senato l’ha condannata con la damnatio memoriae decretata post mortem.”
“Ma non per promiscuità e depravazione sessuale come ho letto da qualche
parte! Mi sono lasciata coinvolgere in un’illecita trama
di corruzione gestito dagli onnipotenti liberti di
Claudio. Riscuotevano tangenti per accelerare le
pratiche di acquisizione della cittadinanza dei sudditi
della Gallia, che in realtà era stata già concessa ad
arbitrio da mio marito Claudio. Io, in questo giro ero
soltanto una vittima ricattata dai liberti, vista la mia
agiatezza. non avevo certo bisogno di sesterzi!
“Dopo tanti contatti
carnali, il suo cuore cominciò a battere per un amore clandestino.”
“Il fortunato era Gaio Silio, bello, anzi bellissimo e, se mi
permette, anche parecchio intelligente. Trovai in lui l’approdo dopo
tante tempeste. Ma la situazione non era delle migliori: eravamo tutti e
due sposati, ed io non con un marito qualsiasi, ma le difficoltà non ci
hanno fermato.”
“Tanto da pensare di potervi sbarazzare dello scomodo imperatore!”
“Dapprima abbiamo pensato ad un semplice divorzio, ma era agevole per
Silio, un po’ meno per me.”
“Lei lo amava
follemente!”
“Claudio anche quando era a Roma non lo vedevo per interi mesi. Silio
mi aveva restituito un po’ di senno rispetto alla vita sbandata. Ed
allora per riconoscenza, svaligiavo il palazzo imperiale di arredi,
gioielli e schiavi per farne dono al mio amante. Per lui volevo il
meglio e decisi di donagli la villa sul Pincio con annessi gli splendidi
giardini.
“Ma la villa era di proprietà di Valerio Asiatico? Che certamente non
era d’accordo a soddisfare i suoi capricci, immagino!”
“Con la complicità di Narciso convinsi mio marito di essere vittima
di una congiura capeggiata da Valerio Asiatico, che essendo una persona
debole si suicidò. La presa di possesso della Villa fu per me un gioco
da ragazzi”
“Ma non si accontentò vero?”
“Potevo rinunciare all’unica vera ragione di vita? Desideravo con
tutta me stessa sposare Gaio Silio e abitare nella splendida villa del
Pincio.” |
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