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Di
questo ne siete certa? I vostri detrattori continuano a giocare
questa carta appena ne hanno la possibilità...
I miei detrattori possono fare e dire quello che vogliono. Non
possono cambiare lo stato delle cose perché sono io a decidere
quello che è giusto e quello che è sbagliato. Dico io come le
cose devono andare. I detrattori non hanno voce in capitolo. Li
vedo confabulare agli angoli delle sale, quando credono che io
non li osservi. Li vedo aprirsi in larghi sorrisi quando mi
vedono arrivare. Mi salutano ruffiani, come se potessero
ingannarmi. Credono che io cerchi la loro approvazione. Errore.
Si sbagliano e si illudono, le mie spie sono ovunque, hanno
mille occhi e mille orecchie. E a un mio cenno, sono pronti ad
agire. Sai quanto costa un sicario oggigiorno, ragazza?
Veramente... no, non lo so...
Poco. Molto poco per le mie possibilità economiche. Ti basti
sapere questo.
Mi sorride beffarda e sicura di sé. In lei percepisco la potenza
pericolosa che deriva dalla fiducia incrollabile che ha nelle
proprie capacità. Un’arma a doppio taglio.
Ma voi comunque avete protezione papale e nobiliare, tutti sono
al vostro servizio, il lavoro di eventuali sicari nel vostro
caso sarebbe inutile. Forse solo deleterio.
Lascia decidere a me cosa sia deleterio per la mia persona, ho
ottima capacità di discernimento. E ti assicuro: nulla è
veramente superfluo quando ti trovi in una posizione come la
mia. Tutti sono utili, nessuno indispensabile, ma la fedeltà di
alcune persone è necessaria in casi di estrema urgenza. Mia
madre mi ha abituata a non essere sprovveduta. E io voglio
tenere fede ai suoi insegnamenti.
E’ stata vostra madre a buttarvi tra le braccia di papa Giovanni
X?
Mia madre è stata una buona maestra. Ma ho un cervello, lo
faccio funzionare. Le persone possono darmi indicazioni, ma sono
io a decidere. Mio padre, Teofilatto, mi ha permesso di
scegliere la strada che più mi aggradava. Entrare e uscire dal
letto di vescovi e cardinali era un divertimento piacevole, ma
arrivare a Giovanni è stato un successo per me e le mie
ambizioni. Una scalata al trono. Certo, una volta raggiunto, è
diventato scomodo per tutti e due...
Per questo l’ha fatto imprigionare e uccidere?
L’ho fatto imprigionare. Sul resto, fossi in te starei attenta a
cosa dire e a come parlare. Tieni a freno la lingua, non sei
nella posizione migliore per fare delle accuse e delle
illazioni. Suvvia, cara ragazza, me lo chiedi con un tono
sgradevole, come se mi stessi condannando. Avevo le mie buone
ragioni.
Le ha appena rivelate...
Era un debole e un traditore. Io sono stata più forte di lui.
Sono più forte di chiunque altro. E qui è l’unica legge che
conta. Sarà morto di fame, o forse strangolato, non so e non mi
riguarda. Ma non è colpa mia. Io ho solo fatto quello che era
giusto per Roma.
E per Voi...
Stai diventando insolente. Non te lo ripeterò una terza volta.
Bada, te la farò tagliare, quella lingua.
Cambia umore, espressione, è mutevole come la luna. E’
megalomane e pericolosa. Marozia si sta rivelando per quello che
è: una vera maestra di intrighi.
Scusatemi, Signora. Sarò più attenta. Tornando alla questione,
dopo la morte di Giovanni X, è arrivato Sergio III...
Il mio più grande amore. Certo, la nostra era una relazione
focosa, sensuale, passionale. Non smettevamo mai di toccarci,
baciarci, fare l’amore. Le stanze papali erano nostre, e
soltanto nostre. Abbiamo creato scandalo. E in tempi come
questi, quando non scandalizza più nulla, può significare solo
una cosa: eravamo compiaciuti di noi, e non lo nascondevamo. E’
stato questo a creare invidie a non finire. Io avevo quindici
anni ma lui mi trattava da Regina. E quando rimasi incinta capii
che quel figlio era una benedizione.
Perché un giorno sarebbe diventato Papa...
Ho deciso che accadrà tra non molto. I tempi sono ormai maturi
ed è giunto il momento che salga al soglio papale e si prenda
ciò che è giusto, ciò che ho scelto per lui. Potrei suggerirgli
un nome che renda onore a un suo predecessore, Giovanni. In
fondo, è stato uno dei miei primi amanti, sarebbe il giusto
tributo alla sua memoria. Potrei concederglielo, questo.
Nel frattempo, Voi siete già senatrice e patrizia. Cosa vi
manca?
Un trono vero, e non solo ideale. Lo pretendo. Due titoli non
fanno un’Imperatrice, e io di fatto lo sono. Mi manca la
consacrazione finale. Uno scettro, una corona. Ho ambizioni e
sogni e idee e non voglio sprecarli inutilmente. Sto
pianificando un matrimonio. Matrimonio che mi permetterà, un
giorno, di ricostruire la grandezza di Roma, e di tenerla sul
palmo della mia mano. Sono pronta e aperta a sostenerla!
Chi è il fortunato con cui vi sposerete?
Non io. Mia figlia. Sposerà un principe bizantino. Si accaserà.
Starà bene. E io potrò approfittare delle nuove parentele e
delle nuove alleanze per fare ciò che devo. Questa città ha
bisogno di avere una guida forte e reale, determinata a
restituirle prestigio e potenza. E chi meglio di me può
assicurare quello che serve? Sono la donna adatta. Molto meglio
di tanti uomini, che fanno la voce grossa ma rimangono muti e
ipnotizzati quando espongo loro il mio corpo nudo. E non sanno
fare altro che grugnire, quando glielo concedo.
La vostra bellezza è la vostra forza, dunque. Ma avete pensato a
quando sfiorirà?”
Tutto passa. Anche la mia bellezza. Ma il giorno in cui
sfiorirà, io non ne avrò già più bisogno, e mi godrò le mie
ricchezze dall’alto del mio trono di Imperatrice del Nuovo
Impero Romano.
Il segreto di questa sicurezza a che cos’è dovuto, potente
Signora?
Al fatto che oltre alla bellezza, ho anche un’intelligenza che
supera di gran lunga quella di un uomo, ragazza. Non credere che
io abbia sprecato, in tutti questi anni, le mie arti seduttive
con paggi o stallieri. Non credere che io sia stata così ingenua
da lasciare cadere la mia immagine nella polvere sporcandomi del
seme di incapaci e di inetti. Non ho perso tempo con delle
nullità. La bellezza senza cervello non è niente, l’ambizione
senza intelligenza cade nel vuoto. Corpo e mente, insieme, sono
un binomio indistruttibile. E io so usarli all’unisono. Sono
strumenti che suono con grazia e sapere.
E non teme proprio nulla, ormai?
Nulla. Tra qualche tempo, mio figlio sarà papa. Mia figlia sarà
già sposata con un buon partito. Quando mio marito Guido non mi
servirà più, troverò un altro marito che mi renderà altri
servizi, così come hanno fatto quelli prima di lui. E’ la forza
della vita che scorre dentro le mie vene, inarrestabile, e
nessuno può fare nulla per interromperne il flusso. Io sono
fatta per il potere, è il potere stesso che mi cerca, io non
posso fare altro che accoglierlo tra le mie braccia. E un
giorno, sarò una grande Imperatrice.
Marozia sembra preda di un delirio di onnipotenza che mi
blocca e mi ammutolisce. Non ho più domande da fare alla
scandalosa papessa. Non so cos’altro chiederle, ma so che le
risposte ricalcherebbero l’arroganza e la presunzione con cui
fin’ora ha replicato alle mie parole. Con umiltà la ringrazio e
le chiedo congedo, e quando me lo concede sento un sospiro di
sollievo risalire lentamente e uscire dalle mie labbra una volta
chiusa la grande porta della camera da letto papale. Inutile
dire a questa donna che i suoi progetti falliranno miseramente,
non mi crederebbe. Rischierei la vita. Non mi darebbe credito se
le dicessi che verrà tradita da suo figlio Alberico, quello che
ebbe col primo marito, il conte di Spoleto. Sarà proprio lui ad
aizzarle contro Roma. Sarà lui a farla imprigionare. E
probabilmente, sarà lui stesso a farla uccidere. Lo strapotere
di Marozia si sta avviando alla sua conclusione, ma le manie di
grandezza di questa donna la rendono cieca e sorda. Mi guardo
intorno e osservo il lusso che mi circonda, penso che tra
qualche tempo, lei la rimpiangerà, poi mi incammino verso
l’uscita. La brezza romana mi sta attendendo.
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