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Fuori
impazza il carnevale, la malattia, la tubercolosi, ma lei accenna ad
un canto, leggero suadente: “Addio, del passato bei sogni ridenti”-
La voce è filo friabile e caldo, fragile e forte, occhi ipnotizzanti
e sorriso ammaliante. Seduttrice naturale, spontanea, passionale e
intrigante, amante di uomini facoltosi, musa ispiratrice, giovane
vita consegnata troppo presto all’eternità, la povertà e la
Normandia, il benessere e Parigi, carrozze e cavalli, tutti i giorni
una camelia bianca, tranne le 5 rosse ogni mese, cortigiana e
ribelle verso una società che non l’ha mai accettata, per le sue
umili origini, per i suoi modi spontanei, mantenuta ed autodidatta,
amante disillusa da quell'amor ch'è palpito. Donna del popolo e
ricca signora, dai modi semplici, dalla consapevolezza d’essere
bella. Lei sa perché sono qui… affascinato dalla sua bellezza, dal
suo spirito e dalla sua vivacità, dalla sua storia, da quell’icona
romantica che rappresenta. Muoio di farle domande, di chiedere, di
sapere, ma soprattutto di starla ad ascoltare…

Madame…
Ti prego
dammi del tu…
Dove …
sei nata?
In un piccolo paesino tra i castelli, le foreste e le abbazie della
Bassa Normandia. La mia famiglia era molto povera. Mio padre, sempre
ubriaco picchiava regolarmente mia madre finché lei fuggì andando a
fare la cameriera presso una famiglia benestante.
Tu e tua
sorella rimaneste con vostro padre?
Già, ma lui pensava a tutt’altro che mantenere le sue due figlie.
E come
avete fatto?
Niente. Appena adolescente ho iniziato a lavorare. Prima come
lavandaia, poi come cameriera d’albergo ed infine in una fabbrica di
ombrelli. Il rapporto con mio padre peggiorava di giorno in giorno.
Ero ancora negli anni dell’adolescenza ma lui non esitò a sfruttare
la mia bellezza mettendomi al servizio di un vecchio libertino col
segreto scopo che io soddisfacessi, dietro compenso, i capricci del
vecchio.
Quindi?
Andai a servizio da quel vecchio, cercai in tutti i modi di non
farmi domande e di accontentare mio padre e il vecchio...
naturalmente, ma desistetti quasi subito. Ero troppo giovane ed
ancora troppo per me! Per cui tornata a casa sapevo benissimo che
non sarei rimasta più a lungo sotto lo stesso tetto con mio padre.
Come mia madre ogni santo giorno sognavo la fuga, pensando che solo
Parigi mi avrebbe potuto offrire qualcosa di diverso.
Quindi
partisti per Parigi in cerca di fortuna…
All’inizio continuai a fare lavori umili, poi fui ingaggiata come
modista in rue Saint-Honoré, e lì conobbi un altro mondo.
La tua
ascesa in società fu abbastanza rapida…
Ero testarda, volevo arrivare. Conobbi un ricco commerciante, ma
sapevo benissimo che le qualità fisiche non potevano bastare per cui
leggevo molti libri, tra i quali Lamartine, Hugo, Goethe e Musset.
Imparai a suonare il piano prediligevo bravi di Robert le Diable e
Les Huguenots. Insomma in tempi rapidissimi riuscii a farmi una
vasta cultura da autodidatta.
Ho letto
nelle cronache del tempo che gli uomini rimanevano colpiti dal tuo
fascino spontaneo e dal tuo temperamento passionale.
Eh già… naturalmente al tempo, avendo solo sedici anni, non me ne
rendevo conto. Iniziai a frequentare salotti e feste da ballo ed in
breve scoprii che concedere le proprie grazie era assai conveniente
ed oltretutto facilissimo… uomini importanti e facoltosi, con mia
grande sorpresa, caddero ai miei piedi come birilli uno dopo
l’altro.

Perché
hai cambiato nome?
Ma sai, frequentando quei salotti, decisi di darmi un tocco
aristocratico. Aggiunsi il “du” davanti al cognome e cambiai il nome
da Alphonsine a Marie.
Ormai
eri lanciata nel bel mondo...
Beh si, non mi mancavano le soddisfazioni… anche quelle economiche
voglio dire! In poco tempo, grazie ai continui regali, riuscii ad
avere un tenore di vita degno di una principessa! Vivevo in una casa
da sogno in rue di Mont-Thabor ed ero circondata da mobili,
gioielli, argenterie, un intero guardaroba con capi lussuosi,
carrozza, cavalli e quant’altro…
Mi parli
di Agénor Gramont duca di Guiche?
Lui era pazzo di me e devo a lui se sono diventata una donna
raffinata e di classe! Insegnanti di bon-ton, dizione, pianoforte si
alternavano nella mia casa. Iniziai a frequentare l'Opera. Ovunque
ero apprezzata e coccolata.
Soddisfatta di quel rapporto?
Mi sentivo gratificata. Lui mi voleva al suo fianco in ogni
occasione mondana, ma era un uomo importante, rampollo di una nobile
famiglia e destinato a diventare una figura di primo piano nella
Francia di Napoleone III. La cosa creò scandalo e la famiglia
intervenne facendogli pressione. Lui lasciò Parigi senza opporsi. Io
non ci rimasi molto bene, anzi quell’abbandono mi ferì molto.

Ma le
cronache narrano che il duca non era il solo ad apprezzare la tue
grazie…
Ero giovane, poco meno di vent’anni. Qualcuno disse addirittura che
sette uomini contemporaneamente si contendevano le gioie del mio
letto…
Era
vero?
Oddio il numero mi spaventa… ma sinceramente non li ho mai contati!
Subito
dopo nella tua vita comparve Alexandre Dumas…
Lo conobbi durante un ricevimento. Fu subito passione… di quelle
travolgenti. La nostra relazione durò quasi un anno. Vivemmo dei
momenti stupendi circondati dalla campagna di St. Germain en Laye,
un piccolo comune a poca distanza da Parigi. Mi regalava ogni giorno
fasci di fiori. Io avevo preso l’abitudine di staccare una camelia
ed appuntarmela sul vestito all’altezza del seno. Per venticinque
giorni una camelia bianca, per cinque una rossa.
Come
spieghi questa attrazione fatale da parte dello scrittore?
Alexandre viveva assai male il suo stato di figlio illegittimo. Fu
messo in collegio ancora bambino ed il nostro incontro gli diede una
certa stabilità.
Ma poi
finì tutto improvvisamente…
Alexandre mi scrisse una lettera... mi disse che la nostra storia,
troppo coinvolgente, ci avrebbe fatto solo soffrire. Mi sorpresero
queste poche parole: «Cara Marie non sono abbastanza ricco per
amarvi come vorrei, né abbastanza povero per essere amato come voi
vorreste».
Si dice
infatti che Dumas dilapidò per te una fortuna messagli a
disposizione dal padre.
Sotto questo punto di vista ero e sono tranquilla. Sin dalla prima
sera gli dissi senza alcun problema: “Alexandre voi dovete sapere di
me che sono una donna che ama alla follia, succhia il sangue e
sperpera centomila franchi l'anno"
Come ci
si sente essere l’ispiratrice della “Signora delle Camelie”?
Strafelice!!! Non tutti possono avere dei ricordi dentro un
capolavoro!!! Anche se mi è dispiaciuto molto leggere che Alexandre
attribuisce i miei desideri d’amore alla mia malattia che, secondo
lui, avevo contratto sin da piccola nell’ambiente povero in cui ero
nata. In realtà avevo una gran voglia di essere amata e vezzeggiata,
di essere corteggiata fino alla simbiosi delle nostre anime anche
attraverso il sesso.
Dopo una
breve storia con il compositore Franz Liszt arrivò finalmente il
matrimonio.
Mi sposai a Londra. Il conte Édouard de Perrégaux era un uomo
eccezionale, ma le troppe incomprensioni ci portarono ad un
inesorabile fallimento!
Tornasti
a Parigi…
Ero per la vita libera e Parigi faceva al mio caso. Ma ormai la
malattia avanzava e passavo le mie giornate in estrema solitudine
peggiorando ogni giorno. Non riuscii a passare l'inverno,,,

Marie Duplessis,
sopraffatta
dal male, morì di tisi il 3 febbraio 1847 nel suo appartamento di
Rue de la Madeleine al numero di 11. Soltanto due dei suoi tanti
ammiratori furono presenti al suo capezzale: il conte svedese von
Stakelberg e il marito conte De Perrégaux oltre alla sua fidata
cameriera Clothilde. Fu sepolta due giorni dopo nel cimitero di
Montmartre, lo stesso nel quale riposa Dumas.
La piccola tomba è tuttora meta di un intenso pellegrinaggio dove
centinaia di visitatori al giorno depongono fiori freschi,
naturalmente camelie. La figura di Marie è divenuta un'icona
romantica che passa intatta attraverso epoche e mode.
Dumas venne a sapere della sua morte tre giorni dopo, a Marsiglia.
Disperato, si mise subito a scrivere La dame aux camélias, romanzo
in cui confluirono languori romantici, malattia e sensi di colpa.
Così la breve e intensa vita di Marie Duplessis venne consegnata
all’eternità e impersonata da Sarah Bernhardt, Greta Garbo e Maria
Callas.
Dumas, dopo aver dato alle stampe con successo il testo letterario
nel 1848, ne trasse nel 1852 un dramma che ebbe un successo
altrettanto clamoroso e dal quale fu poi tratta la trama dell’opera
La traviata di Giuseppe Verdi, dove Alphonsine diventa Violetta, ma
in questo caso la nostra Signora delle Camelie viene assistita nel
momento estremo dal suo amato.
Il significato della sua morte diventa un terribile j’accuse contro
l’ipocrisia della società del tempo che non consentiva ad una donna
di vivere liberamente e alla luce del giorno la propria vita e i
propri amori. Quella morte è una condanna senza appello.

L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
http://it.wikipedia.org/wiki/Marie_Duplessis
http://www.operainfo.org
http://81.75.233.46:8080/latraviata/ita/laprima/plessis.html

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