|
|
|
“Vivevate a Tostes, in un piccolo villaggio
della Normandia.”
Charles Bovary era sposato con una ricca vedova. Impiegava il suo tempo
visitando gli ammalati ed alcuni vicini, e fra questi anche mio padre. Ha
chiesto la mia mano dopo la morte della moglie ed io non potevo non
accettare, insoddisfatta com’ero dalla pochezza di una realtà di gran lunga
inferiore alle mie fantasie sentimentali.”
“Ha qualche rimpianto nei confronti di suo marito?”
“Charles è stato l’unico uomo che mi ha amata veramente, assecondando ogni
mio desiderio, ma io ero stufa della vita insulsa di provincia. Per
sottrarmi alle mie sofferenze ci siamo trasferiti fin qui, ma le ripeto, non
era lui il problema.”
“Flaubert afferma che era particolarmente golosa.”
Trattiene a stento un piccolo sorriso
“Alla faccia della dieta, amavo le confitures, i gelati, gli sciroppi
ghiacciati, i frutti, i liquori dolci….. Anche in quel caso ero portata a
combattere le mie tensioni interiori adorando e fantasticando cene a lume di
candela, coppe di champagne, i lussi della tavola elegantemente
apparecchiata e sontuosamente imbandita. Insomma tutto ciò che nei miei
sogni faceva da contorno ad un’avventura galante.”
“Come entra nella sua vita Leon?”
“La noia di vivere.”
Tira il fiato come per cercare le parole più appropriate.
“La mediocrità e la monotonia del ménage familiare, insieme alla mancanza di
ambizioni di mio marito hanno facilitato quell’incontro. Nemmeno la nascita
di mia figlia Berta, purtroppo, era riuscita a colmare il vuoto e a placare
l’insoddisfazione. Continuavo ad essere triste e svogliata.”
“Chi era Leon?”
“Leon Dupuis era un giovane a dir poco affascinante che lavorava come
praticante presso uno studio notarile. Mi aveva colpito la sua timidezza, la
sua gentilezza. Lo consideravo la mia ancora di salvataggio, il compagno
ideale dei miei sogni voluttuosi e per questo motivo mi sono lasciata
corteggiare e soprattutto non ho avuto alcuna esitazione a diventare la sua
amante.”
“Quindi un’adultera?”
“Ancora oggi quella parola fa un certo effetto! Lei s’immagini al tempo cosa
poteva significare! E nonostante questo la mia smania di vivere intensamente
non avrebbe mai accettato una condizione di donna relegata al solo ruolo di
moglie e di madre. Vivevo di sogni, certo, ma anche di audaci realtà che mi
costruivo ogni giorno.”
“Ci racconti l’incontro con il bel Leon?”
“Ricordo come se fosse oggi quando l’ho incontrato per la seconda volta
all’Opera di Rouen. Vivevo un momento difficile, Rodolphe Boulanger era
fuggito a Parigi ed io mi sentivo sola.”
“Rodolphe Boulanger?”
Mi rendo conto di aver letto troppo sommariamente il libro.
“Leon, nonostante le sue dichiarazioni di affetto si era allontanato
inspiegabilmente da me. E per Rodolphe fu abbastanza semplice accattivarsi
le mie simpatie. Ero arrivata al punto di vedere in ogni uomo, che mi
rivolgeva frasi romantiche, il grande amore della mia vita. Era un
proprietario terriero. A distanza di anni lo definirei un seduttore, un
dongiovanni, ma ero troppo accecata dall’amore per rendermene conto. Ero
possessiva e romantica, gelosa e folle fino al punto di proporgli di fuggire
insieme. Che stupida!” Scuote la testa. “Ma Rodolphe amava la sua libertà.
Alla fine si rifugiò a Parigi, lasciandomi in preda ad una febbre cerebrale,
quasi isterica.”
“Stavamo parlando di Leon…”
“Già. Dopo l’incontro di Rouen il nostro amore, la nostra passione, è rinata
più forte di prima. Ho assaporato il gusto della “relazione pericolosa”,
catapultata in un mondo che avevo sempre sognato, fatto di piaceri ed intimi
segreti nella ricerca continua di una vita intensa, euforica e ricca di
stimoli. Ma purtroppo il male di vivere mi portava ad essere perennemente
insoddisfatta, insicura, estremamente possessiva ed alla fine sono stata io
a lasciarlo, nella paura che anche Leon, come Rodolphe, prima o poi mi
avrebbe abbandonata lasciandomi vagare nella più profonda disperazione.”

“In tutto questo erano inevitabili i debiti?”
Mi fissa incredula con i suoi occhi grandi e neri, come se la risposta
fosse troppo banale.
“In qualche modo volevo dimenticare. Ero sempre più persa dietro le mie
ambizioni. Disgustata dagli uomini, delusa da coloro che avevo considerato
l’unica via di liberazione, credevo che il lusso, le spese folli fossero in
qualche modo il rimedio alla mia malattia incurabile.”
“Perché l’arsenico?”
“Se avessi voluto suicidarmi avrei scelto una morte violenta, ma, nella mia
lucida follia, desideravo con tutta me stessa avvelenare le mie sofferenze
d’amore.”
“Suo marito l’aveva perdonata.”
“Nonostante la scoperta dei miei tradimenti sia con Leon che con Rodolphe,
Charles aveva mantenuto intatto il suo amore perdonando ogni mia colpa. Ora
vive i suoi giorni in una sorta di segregazione dal mondo, in compagnia
della figlia e nel perdono più completo. Gliene sono grata… per questo.”
“La sua figura di donna inquieta è diventata simbolo di insanabile
frustrazione sentimentale. La magistratura ha condannato la sua vicenda
processandola per oltraggio alla morale e alla religione.”
“Preferisco pensare di aver vissuto nel rifiuto della mediocrità.
“Madame, posso esprimerle le mie sensazioni?
“Certo mia cara.”
“Durante l’intervista ho avuto l’impressione che tutto ciò non la
riguardasse. A volte mi è sembrata distaccata.”
“I critici e i benpensanti continuano ancora oggi a giudicarmi. In un certo
senso ci sono abituata, ma per quanto mi riguarda, come nel mondo reale, la
morte lascia tutto in sospeso e inalterato.”
“Già, come nel mondo reale…”
Cerco il contatto con la sua mano per fugare ogni dubbio. La saluto
calorosamente. Guardo fuori, è quasi sera, la corriera per Parigi mi sta
aspettando.
|
|