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“Madame, cosa si prova
ad essere il simbolo della fine di un’epoca?”
“Naturalmente non sono affatto d’accordo con Flaubert.
Ancora oggi se mi guardo intorno non posso non
privilegiare l’ideale rispetto alla realtà.”
“’Dio mio, perché mi sono sposata?’ Se lo chiede
ancora?”
“Quella frase la ripetevo nei momenti di disperazione
immaginando situazioni che non sarebbero mai potute accadere. Nessuno dei
mariti che sognavo somigliava a Charles, mio marito. Ma in effetti ero
abbastanza ingenua nel credere che un altro uomo avrebbe potuto calmare la
mia sete di evasione.”
“Lei proveniva da una
famiglia agiata di agricoltori benestanti, mentre suo marito era un modesto
medico di provincia. Crede che questo abbia influito sugli sviluppi futuri?”
“No assolutamente. Guardi che la mia smania di vivere è iniziata molto
prima di conoscere mio marito. Anzi, posso dire, che quel matrimonio
rappresenta la mia prima fuga dalla realtà. Ricordo che per superare queste
mie difficoltà mi immergevo nella lettura di romanzi e poesie."
“Madame, posso chiederle cosa leggeva?”
“Paolo e Virginia di J. Henri Bernardin de Saint-Pierre e le poesie di
Lamartine. Mi nutrivo di immagini di un mondo inverosimile intriso di grandi
passioni che alimentavano ogni giorno la mia fantasia facendomi credere che
ogni uomo fosse destinato ad essere un eroe. Sognavo una vita diversa,
purtroppo al tempo socialmente e storicamente impossibile da vivere.

“Vivevate a Tostes, in un piccolo villaggio
della Normandia...”
Charles Bovary era sposato con una ricca vedova. Impiegava il suo tempo
visitando gli ammalati ed alcuni vicini, e fra questi anche mio padre.
Quindi avevo modo di vederlo spesso... Chiese la mia mano dopo la morte della moglie ed io non potevo non
accettare, insoddisfatta com’ero dalla pochezza di una realtà di gran lunga
inferiore alle mie fantasie sentimentali.”
“Ha qualche rimpianto nei confronti di suo marito?”
“Charles è stato l’unico uomo che mi ha amata veramente, assecondando ogni
mio desiderio, ma io ero stufa della vita insulsa di provincia. Per
sottrarmi alle mie sofferenze ci siamo trasferiti fin qui, ma le ripeto, non
era lui il problema.”
“Flaubert afferma che era particolarmente golosa.”
Trattiene a stento un piccolo sorriso
“Alla faccia della dieta, amavo le confitures, i gelati, gli sciroppi
ghiacciati, i frutti, i liquori dolci….. Anche in quel caso ero portata a
combattere le mie tensioni interiori adorando e fantasticando cene a lume di
candela, coppe di champagne, i lussi della tavola elegantemente
apparecchiata e sontuosamente imbandita. Insomma tutto ciò che nei miei
sogni faceva da contorno ad un’avventura galante.”
“Come entra nella sua vita Leon?”
“La noia di vivere.”
Tira il fiato come per cercare le parole più appropriate.
“La mediocrità e la monotonia del ménage familiare, insieme alla mancanza di
ambizioni di mio marito hanno facilitato quell’incontro. Nemmeno la nascita
di mia figlia Berta, purtroppo, era riuscita a colmare il vuoto e a placare
l’insoddisfazione. Continuavo ad essere triste e svogliata.”

“Chi era Leon?”
“Leon Dupuis era un giovane a dir poco affascinante che lavorava come
praticante presso uno studio notarile. Mi avevano colpito la sua timidezza, la
sua gentilezza. Lo consideravo la mia ancora di salvataggio, il compagno
ideale dei miei sogni voluttuosi e per questo motivo mi sono lasciata
corteggiare e soprattutto non ho avuto alcuna esitazione a diventare la sua
amante.”
“Quindi un’adultera?”
“Ancora oggi quella parola fa un certo effetto! Lei s’immagini al tempo cosa
poteva significare! E nonostante questo la mia smania di vivere intensamente
non avrebbe mai accettato una condizione di donna relegata al solo ruolo di
moglie e di madre. Vivevo di sogni, certo, ma anche di audaci realtà che mi
costruivo ogni giorno.”
“Ci racconti l’incontro con il bel Leon?”
“Ricordo come se fosse oggi quando l’ho incontrato per la seconda volta
all’Opera di Rouen. Vivevo un momento difficile, Rodolphe Boulanger era
fuggito a Parigi ed io mi sentivo sola.”

“Rodolphe Boulanger?
Quindi c'era già un altro uomo nella sua vita?”
Mi rendo conto di aver letto troppo sommariamente il libro.
“Leon, nonostante le sue dichiarazioni di affetto si era allontanato
inspiegabilmente da me. E per Rodolphe fu abbastanza semplice accattivarsi
le mie simpatie. Ero arrivata al punto di vedere in ogni uomo, che mi
rivolgeva frasi romantiche, il grande amore della mia vita. Era un
proprietario terriero. A distanza di anni lo definirei un seduttore, un
dongiovanni, ma ero troppo accecata dall’amore per rendermene conto. Ero
possessiva e romantica, gelosa e folle fino al punto di proporgli di fuggire
insieme. Che stupida!” Scuote la testa. “Ma Rodolphe amava la sua libertà.
Alla fine si rifugiò a Parigi, lasciandomi in preda ad una febbre cerebrale,
quasi isterica.”
“Stavamo parlando di Leon…”
“Già. Dopo l’incontro di Rouen il nostro amore, la nostra passione, è rinata
più forte di prima. Ho assaporato il gusto della “relazione pericolosa”,
catapultata in un mondo che avevo sempre sognato, fatto di piaceri ed intimi
segreti nella ricerca continua di una vita intensa, euforica e ricca di
stimoli. Ma purtroppo il male di vivere mi portava ad essere perennemente
insoddisfatta, insicura, estremamente possessiva ed alla fine sono stata io
a lasciarlo, nella paura che anche Leon, come Rodolphe, prima o poi mi
avrebbe abbandonata lasciandomi vagare nella più profonda disperazione.”

“In tutto questo erano inevitabili i debiti?”
Mi fissa incredula con i suoi occhi grandi e neri, come se la risposta
fosse troppo banale.
“In qualche modo volevo dimenticare. Ero sempre più persa dietro le mie
ambizioni. Disgustata dagli uomini, delusa da coloro che avevo considerato
l’unica via di liberazione, credevo che il lusso, le spese folli fossero in
qualche modo il rimedio alla mia malattia incurabile.”
“Perché l’arsenico?”
“Se avessi voluto suicidarmi avrei scelto una morte violenta, ma, nella mia
lucida follia, desideravo con tutta me stessa avvelenare le mie sofferenze
d’amore.”
“Suo marito l’aveva perdonata.”
“Nonostante la scoperta dei miei tradimenti sia con Leon che con Rodolphe,
Charles aveva mantenuto intatto il suo amore perdonando ogni mia colpa. Ora
vive i suoi giorni in una sorta di segregazione dal mondo, in compagnia
della figlia e nel perdono più completo. Gli sono grata… per questo.”
“La sua figura di donna inquieta è diventata simbolo di insanabile
frustrazione sentimentale. La magistratura ha condannato la sua vicenda
processandola per oltraggio alla morale e alla religione.”
“Preferisco pensare di aver vissuto nel rifiuto della mediocrità.

“Madame, posso esprimerle le mie sensazioni?
“Certo mi dica.”
“Durante l’intervista ho avuto l’impressione che tutto ciò non la
riguardasse. A volte mi è sembrata distaccata.”
“I critici e i benpensanti continuano ancora oggi a giudicarmi. In un certo
senso ci sono abituata, ma per quanto mi riguarda, come nel mondo reale, la
morte lascia tutto in sospeso e inalterato.”
“Già, come nel mondo reale…”
Cerco il contatto con la sua mano per fugare ogni dubbio. La saluto
calorosamente. Guardo fuori, è quasi sera, la corriera per Parigi mi sta
aspettando.

Madame Bovary è il primo
romanzo di Gustave Flaubert. Appena pubblicato, fu messo sotto
inchiesta per "oltraggio alla morale". Dopo l'assoluzione, il 7
febbraio 1857, divenne un bestseller.
Flaubert si ispirò alle vicende realmente accadute di una giovane
donna di provincia, Delphine Delamare, del cui suicidio si parlò in
un giornale locale nel 1851.
Il romanzo Madame Bovary è stato adattato per il grande schermo
numerose volte, a partire dalla versione del 1933 di Jean Renoir. È
stato anche l'argomento di una quantità di "mini-serie" televisive o
sceneggiati. Il più considerevole fra questi adattamenti rimane la
Madame Bovary cinematografica del 1949, diretto da Vincente
Minnelli. Nel 1969, Edwige Fenech interpreta Emma Bovary nel film
italo-tedesco: I peccati di Madame Bovary. Un adattamento
cinematografico molto fedele al romanzo è invece quello del 1991 di
Claude Chabrol, al contrario della produzione russa del film Salva e
custodisci di Aleksandr Sokurov (1989) che si ispira al libro di
Flaubert, ambientandolo in Russia, modificando i tratti di alcuni
personaggi del romanzo e sottolineando l'erotismo degli incontri
della protagonista con i suoi amanti.
L'INTERVISTA E' A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
E REALIZZATA GRAZIE A:
liberliber.it/biblioteca/
letteraturaalfemminile.it
lafrusta.homestead.com/
www.arcobaleno.net/
www.direnzo.it
Delirio.net
www.tuttonet.com
www.valsesiascuole.it
Tutte le immagini sono tratte dal film Madame
Bovary di Claude Chabrol con Isabelle Huppert
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