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Ci racconti
delle sue esperienze in teatro
Ho lavorato
con grandi compagnie tipo quella di Ruggero Ruggeri e Paola Borboni.
Al cinema
invece, ha fatto tanta gavetta…
Direi di sì.
Moltissime particine in film minori finché arrivò il film di Alessandro
Blasetti Un'avventura di Salvator Rosa. Interpretavo il ruolo di una
contadina e fu un successo sia di critica che di pubblico.
Era il 1939
se non sbaglio… quel film la proiettò nel firmamento delle stelle.
I registi
più quotati dell’epoca fecero a gara per propormi ruoli di grande
spessore. A differenza di altre mie colleghe la mia recitazione era
asciutta, senza enfasi molto apprezzata dal pubblico.
Le sue
colleghe al tempo erano Alida Valli, Doris Duranti e Clara Calamai…
Meravigliose donne ostentatamente perfette…
Un gerarca fascista dopo aver assistito alla prima di un mio film mi
disse: "Signora, lei è l'unica donna vera nel mondo delle bambole"… Non
ero perfetta, avevo il seno grande e i fianchi larghi, forse furono
proprio queste le particolarità che fecero sognare gli uomini del tempo.
Come mai si
ritrovò a Roma?
Fuggii di
casa a 17 anni, volevo fare l' attrice! Il mio sogno era diventare una
stella del cinema e grazie ad un produttore che conobbi a Roma sbarcai a
Cinecittà..
Il suo vero
nome è Luigia Manfrini Farné, perché scelse il nome d'arte di "Ferida"?
Avevo visto
quel nome in un vecchio stemma affisso nella casa paterna. Raffigurava
una mano trafitta da una freccia.

L’incontro
con Osvaldo Valenti avvenne sul set vero?
Mi legai
sentimentalmente a lui proprio all’apice della mia carriera. Ero reduce
da alcuni ruoli sensuali che avevano colpito Osvaldo.
Chi era
Valenti?
Osvaldo era
figlio di un barone siciliano, nato a Costantinopoli da una madre greca,
cresciuto tra la Turchia, l' Italia e la Francia. Nel cinema era
specializzato in ruoli da cattivo, ma nella vita era eccentrico,
esibizionista e solare.
Ma anche
sciupa femmine… Quando lo conobbe?
Mi invitò
una sera a cena per propormi la parte da protagonista del film di
Blasetti. Lì scoppiò la scintilla, mi fece una corte incredibile. Era
galante, cortese nei modi, affascinante nella conversazione…
Nel mondo
dello spettacolo eravate chiamati «il dandy e la contadina»…
Ripeto lui
era un giovane rampollo di origini nobili mentre le mie erano abbastanza
umili. Dicevano che la mia faccia fosse più adatta a cucinare la
piadina… Mio padre era un piccolo proprietario terriero di Castel San
Pietro mia madre una contadina. Trascorsi la mia infanzia a Castel
Bolognese frequentando la scuola delle suore Maestre Pie, ma non
conclusi mai gli studi.
Lui era
tossicomane dichiarato…
All’inizio
del nostro rapporto non sapevo che facesse uso di cocaina. Nel nostro
ambiente solitamente correva alcol e droga a fiumi. Anch’io
successivamente ne feci uso, ma ripeto non eravamo i soli.
Sua madre
Lucia contrastò invano la relazione con Osvaldo Valenti.
Sì, mia
madre lo accusava di avermi introdotto alla droga e di avermi portata
alla rovina.

Amava
Osvaldo?
Lo amavo
certo che! Lei pensa che altrimenti avrei fatto quella fine? Fui
coinvolta totalmente nelle sue decisioni. Lo avrei seguito anche in capo
al mondo. Tenga conto che nel giro di pochi anni passammo attraverso
dure prove tra le quali la perdita di due figli…
.. e un
pesante coinvolgimento con il regime di Salò
Lui era un
amante dei colpi di scena teatrali, ma mi creda, di politica non capiva
nulla! Decise all'improvviso di diventare repubblichino per comportarsi
diversamente dagli altri. Voleva dimostrare di saper stare dalla parte
degli sconfitti e pensò così di dimostrare coraggio e grande
anticonformismo.
Furono
giorni duri e difficili per lei…
Erano giorni
difficili per tutti gli italiani e noi capitammo dalla parte sbagliata.
Per le strade scorreva molto sangue e si consumano vendette.
Aderì
spontaneamente alla Repubblica Sociale Italiana?
Avevo le mie
idee ma fui trascinata dagli eventi. Al tempo ero più famosa e bella
delle mie colleghe. Nessuno di noi due era iscritto al partito fascista.
Le pensa che se non fossi stata costretta avrei aderito?
Scusi la
domanda diretta: “Ma chi ve l’ha fatto fare?”
Qui ci
sarebbero varie risposte, posso dirle con franchezza che associavamo la
notorietà e le nostre fortune al regime fascista, ma mi sento anche di
dire che semplicemente non avevano più una lira. Cinecittà era morta!
Si parlava
di voi come una diabolica coppia di collaborazionisti che partecipava a
festini e torture nella Villa Triste di Pietro Koch, il comandante della
discussa "polizia autonoma" di Salò…..
Non so di
cosa lei stia parlando, io fui condannata a morte per essere stata
colpevole di amare un uomo che negli ultimi due anni di guerra indossava
l'uniforme di ufficiale della Decima Mas e per soldi s’era prestato al
contrabbando di carburante.

Ma Valenti
fu visto più volte entrare a Villa Triste..
Questo è
vero, ma non è vero che Valenti abbia preso parte agli interrogatori e
alle torture. Non è vero che io abbia ballato nuda davanti ai partigiani
prigionieri. Pagammo a caro prezzo la nostra posizione per la mitomania
di Osvaldo. Lui era un animale da palcoscenico, non riusciva a vivere ai
margini dell’anonimato, doveva stare sempre in prima linea, anche fuori
dal mondo dello spettacolo.
E’ vera la
storia dei festini durante i quali lei danzava nuda per i gerarchi
fascisti?
Non mi
faccia ridere… Volevamo solo salvarci. Pensi che ad un certo punto ci
cercavano tutti sia i tedeschi, che i fascisti, che i partigiani.
Osvaldo si consegnò alle Brigate Matteotti sperando di aver salve le
nostre vite, ma per nostra sfortuna capitammo in mano ad un tizio che
più che partigiano era letteralmente un bandito criminale.
Sta parlando
di Marozin?
Esatto.
Fummo trasferiti in una cascina nei pressi di Baggio. Lui diceva che lì
nessuno ci avrebbe disturbato e noi vivemmo gli ultimi giorni
nell’illusione di aver trovato davvero un amico. Ma io ero molto più
diffidente di Osvaldo, quell’uomo non mi piaceva.
Aveva
cominciato a capire?
Il mio
istinto mi faceva vedere con più chiarezza la situazione. Eravamo nelle
mani di un criminale che cercava di barattarci. Intanto comunque ci
aveva depredato di tutto quanto in nostro possesso compresi dodici bauli
pieni di argenterie e pellicce.
Poi cosa
accadde?
In quel
casolare passavamo il tempo tra speranza e sconforto. Io ero incinta e
psicologicamente fragile, alternavo risa a pianti ininterrotti, finché i
nostri dubbi non divennero certezza. Fummo processati da un equivoco
tribunale composto da partigiani che erano stati poliziotti della RSI!!!
Poi fummo trasferiti in un appartamento. Passammo le ultime ore
appoggiati ad una squallida cucina insieme a ragazze accusate di essere
andate con tedeschi e fascisti. Poi arrivò un camion…

Alle
23.35 del 30 aprile 1945 Luisa Ferida e Osvaldo Valenti furono portati
con un camion in Via Poliziano davanti al numero 15 a Milano. Qualcuno
gridò “Qui, qui!” Furono fatti scendere. Avevano capito. Lei si buttò
nelle braccia di lui gridando: “Non voglio morire, non voglio morire”.
Lui tremante, stringendola a sé, le sussurrò: “Nella vita e nella morte
insieme. Era di nuovo entrato nella parte…”
Luisa Ferida e Osvaldo Valenti muoiono fucilati per aver recitato il
loro ultimo film, vittime del loro amore e di un eccessivo istrionismo
da palcoscenico. Negli anni cinquanta fu rivalutata la figura di Luisa a
seguito di un’inchiesta da parte dei Carabinieri di Milano. L’indagine
stabilì che l'attrice si era mantenuta estranea alle vicende politiche
dell'epoca e non si era macchiata di nessun atto di terrorismo o di
violenza in danno della popolazione italiana e del movimento partigiano.
Nel 2008 il regista Marco Tullio Giordana presenta fuori concorso al
Festival di Cannes il film "Sanguepazzo" ispirato alla storia della
coppia Osvaldo Valenti (interpretato da Luca Zingaretti) e Luisa Ferida
(interpretata da Monica Bellucci).

L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
archiviostorico.corriere.it
mymovies.it
truncellito.com
mentelocale.it
wikipedia
spirali.com
biografieonline.it
Le foto con Monica Bellucci
sono tratte da Sanguepazzo
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