| |
Caffè Greco (Via
Condotti 86)
Sono seduto sul divanetto rosso che porta alla sala interna.
Aspetto. Aspetto pazientemente Lou. Ma so che non verrà. E’
la terza volta che mi dà buca. Mi guardo intorno estasiato
da questo vero e proprio museo d’Arte al centro di Roma.
Sulla parete destra leggo la storia. Il Caffè è stato aperto
da "Nicola di Maddalena, caffettiere levantino", appunto
greco. Era però tanta l'affluenza di pubblico tedesco che i
romani per secoli lo hanno chiamato "Caffè dei Tedeschi".
Sulle pareti sono in bella mostra foto, scritti, dipinti di
celebri avventori.
Non c’è artista romano o
forestiero che non sia passato da queste parti. L’anno
ufficiale di apertura è il 1760, ma sicuramente esisteva già
prima visto che Giacomo Casanova nelle sue celebri "Memorie"
ricorda che nel 1743, quando era al servizio del cardinale
Troiano Acquaviva e anche della sua bella nipote, entrò
insieme ad alcuni amici romani nel "Caffè di strada
Condotta". Ma il primo documento
ufficiale risale proprio al 1760. Si tratta di una nota del
censimento di quell'anno contenuta nel "Libro dello Stato
delle Anime della Parrocchia di S. Lorenzo in Lucina in cui
risulta il nome di "Nicola di Maddalena, greco".
Guardo fuori,
ma di lei nessuna traccia. Lou non verrà. Il cameriere mi dice
che ultimamente viene di rado. Mi viene un’idea, lo prego
cortesemente di far recapitare alla bella russa i due fogli di
carta stropicciati.
Contengono
tutte le domande dell’intervista che avrei voluto realizzare
direttamente. Vado via credendo che anche questo tentativo sia
l’ennesimo buco nell’acqua.
Ma una settimana dopo, ripassando per caso da queste parti, il
cameriere gentile mi riconosce e quasi clandestinamente mi passa
da sotto il banco questa preziosa intervista:

Lou lei nacque il 12 febbraio
1861 a San Pietroburgo, immagino che fu grande festa in
famiglia?
Eh già, venni accolta come si accoglie una figlia femmina dopo
cinque maschi!
La sua famiglia era di origini tedesche, perché eravate in
Russia?
Mio padre, Gustav von Salomé, era un generale nell’esercito dei
Romanov.
Una famiglia benestante…
Abbastanza...
Mia madre, Louise Wilm, veniva da una ricca famiglia
di industriali dello zucchero.
Dicono
di lei una ragazza molto ribelle…
Vivevo in un ambiente spiccatamente maschile. Ero la cocca di
papà, ma con mia madre non avevo un buon rapporto.
Sin da piccola si appassionò
allo studio della filosofia e delle religioni.
Prendevo lezioni private da Hendrik Gillot, pastore
dell'ambasciata olandese a S. Pietroburgo. Dopo quelle lezioni
abbandonai la chiesa protestante riformata.

In Russia in
quel periodo ci fu un evento storico importantissimo:
l’emancipazione dei servi della gleba. Ne fu influenzata?
Nacqui sotto la stella della libertà e per questo motivo non
avrei mai potuto seguire alcun credo religioso.
Gillot era una brillante oratore, affascinante e dalle idee
liberali. Un vero scettico e in cuor suo ateo. Tra voi due
nacque qualcosa di importante?
Gillot, era più vecchio di me di 25 anni, sposato con figli.
Involontariamente provocai la dissoluzione del suo matrimonio.
Mi chiese addirittura in sposa! Naturalmente rifiutai.
Poi … Zurigo
A sedici
anni, accompagnata da mia madre, andai a studiare in Svizzera. La
mia vocazione comunque era fare la scrittrice.
Perché proprio Zurigo?
L'università di Zurigo era una delle poche che permetteva
l'accesso alle donne.
Ma il
clima di Zurigo non era adatto a lei...
Eh già, per via delle mie cattive condizioni di salute dovetti
lasciare la Svizzera. Ci trasferimmo a Roma, poi mia madre tornò
in Russia ed io rimasi da sola. Iniziai a frequentare Malwida
von Meysenbug, che mi accolse tra le sue amicizie più ristrette.
Lei era un’anticonformista liberale e vide in me la
continuatrice dell'opera di tutta la sua vita.
In casa di Malwida conobbe Paul Ree
Fu una sera di marzo. Ben presto si innamorò di me, tanto che
decidemmo di andare a vivere insieme

Nel 1882 vi raggiunse Friedrich Nietzsche.
Fu invitato da Paul, forse per evitare che io tornassi in
Russia, come voleva mia madre. Friedrich
era un filosofo non ancora famoso. Appena mi vide esclamò: “Da
quali stelle siamo stati portati insieme fin qui?”. Io ero
indubbiamente attratta, ma nello stesso tempo c’era in lui
qualcosa che mi respingeva.
Fra voi tre nacque una “fraternità ideale”, una sorta di
progetto di studio e convivenza.
Il nostro piano andava contro le consuetudini sociali allora in
vigore, ma fu un semplice sogno notturno. Mi apparve infatti un
grazioso e confortevole studio pieno di fiori e di libri,
affiancato da due camere da letto. Doveva essere una specie di
comune aperta nella quale andavano e
venivano compagni di studi, artisti, intellettuali, poeti,
appartenenti ad una ristrettissima
cerchia d'elite. Perfino il luogo della nostra futura trinità venne ben
presto stabilito: doveva essere a Parigi,
Questa trinità intellettuale rimase nelle vostre intenzioni….
Realmente non si realizzò mai.
Sia Paul che Friedrich
erano innamorati di
me ed io non potevo far altro che opporre il mio rifiuto ad
entrambi. Ben presto mi accorsi di essere il centro di questo
pseudo gioco sovversivo, il perno dell'azione, l'incarnazione
dell'ideale nietzschiano, una specie di "superuomo" bisessuale,
che ha raggiunto un proprio equilibrio esistenziale e sessuale
al disopra delle regole, delle convenzioni e delle ipocrisie
della società.
La descrivono una donna intrigante e bella.
Vede, io ero abituata a ricevere complimenti dagli uomini! Ero
una donna completamente diversa dallo stereotipo del tempo, e mi
dispiace essere considerata, seppur involontariamente, la causa
di quel fallimento.
Si potrebbero ipotizzare chissà quali rapporti trasgressivi
fra voi. Liliana Cavani nel film Al di là del bene e del male
ipotizza una scena dove Nietzsche si mostra in una vasca da
bagno e chiede a Lei di orinare in un vaso di fiori.
Vivevamo come fratelli. Anche recentemente è stato pubblicato un
carteggio relativo alla nostra convivenza che lascia delusi i
cacciatori di gossip ad ogni costo. La Santa Trinità che
invocavo, piuttosto che un accomodamento di natura sessuale, era
l'aspirazione al raggiungimento di una dimensione esistenziale
perfetta, al di sopra della nozione del Bene e del Male.

Come fu il rapporto con Nietzsche?
Ci fu un intenso scambio intellettuale e spirituale…. Era
innamorato pazzo di me, mi propose addirittura di sposarlo,
sebbene avesse all’epoca 38 anni, ben 17 più di me.
Tra voi non ci fu mai niente?
Solo un intensissimo bacio, che ancora ricordo, sul Monte Sacro,
presso il lago d’Orta. Anni dopo lessi questi bellissimi versi:
«...quella volta a Orta avevo deciso in cuor mio di fare
partecipe Lei per prima della mia intera filosofia. Ah, lei non
immagina quale decisione fosse quella: credevo che non si
potesse fare dono più grande..».
Nel 1884 Nietzsche giungerà addirittura a scrivere: «...di
tutte le conoscenze che ho fatto, una delle più preziose e
feconde è quella con Lou. Soltanto dopo averla frequentata sono
stato maturo per il mio Zarathustra».
Che dire ne sono commossa. Peccato che tutto finì con un
burrascoso addio.
Ma nel 1894 lei pubblicò un libro su di lui: Níétzsche, Una
biografia Intellettuale, che, ancora oggi, è considerata l'opera
che più ha penetrato lo spirito del filosofo.
Lo descrissi come un musicista di grande talento, un pensatore
dallo spirito libero, un genio religioso e un poeta nato.
Azzardai la suddivisione dell'itinerario speculativo del
filosofo in tre fasi che coincidevano con le fasi della sua
vita: Fase schopenhaueriana. Passaggio alla fase positivistica
che coincide con l’amicizia con Paul Rée. E la terza fase che
coincide con l'allontanamento di Rée e con il dominio
dell'impulso religioso, che si risolse con un tragico conflitto:
aver bisogno di Dio e doverlo negare.
A seguito di quel litigio con Níétzsche lei tornò a Berlino
vero?
Paul mi seguì e rimanemmo insieme per cinque anni!
Per quale motivo lasciò Paul?
La causa fu il mio matrimonio con Friedrich Carl Andreas. Paul
non riuscì mai a superare questo abbandono e nel 1901 morì
tragicamente in un fiume.

Un
matrimonio atipico… mai consumato...
Lui aveva 41 anni ed io solo 26, era un professore di lingue
orientali. Fu una specie di "matrimonio bianco". Rimasi per
molti anni vergine, un’unione basata più su un piano
intellettuale che fisico. E nonostante le alterne vicende, i
miei numerosi viaggi e le relazioni sentimentali che avevamo con
terzi, durò molto a lungo.
Venne anche il momento del sesso..
L’occasione mi fu data da Friedreich Pineles, un fisico
viennese. Doveva essere una storia poco impegnativa, ma dopo una
vacanza con lui nel Tirolo, mi accorsi, con grandissima gioia,
di essere incinta.
Il bambino di Pineles non nacque, vero?
Fu un aborto spontaneo che comunque mi evitò problemi in quanto
ero tuttavia una donna sposata. Da quell’esperienza decisi di
non diventare mai madre.
In quegli anni lei era nel pieno della sua carriera di
scrittrice…
Scrivere per me significava vivere. Era una sorta di espediente
attraverso il quale "la vita diventa conscia di se stessa".
Scrivevo di ogni cosa: recensioni, testi di filosofia della
religione e di psicologia, romanzi e racconti.
In "Erotismo" lei delineò il suo pensiero portante sull’amore
sessuale…..
Ribadivo con forza che la creazione artistica, il fervore
religioso e appunto l’amore sessuale, sono tre aspetti
differenti della medesima forza vitale. Coniugando insieme i due
aspetti fondamentali della vita: eros e conoscenza.

Nel saggio "L'umano come donna" lei difese l'autonomia e la
libertà delle donne, anche se in un passo scrive: "La donna deve
assoggettarsi all'uomo con umiltà, spontaneamente e
prontamente”. Perché?
Ero convinta che la donna avesse una forza interiore superiore
rispetto all’uomo, tale da poter esercitare pienamente entrambi
i ruoli. Io stessa cercai di vivere la mia vita secondo questo
convincimento, ma mi rendevo conto che stavo solo anticipando i
tempi.
La sua intensa attività intellettuale la portò a spostarsi
spesso nelle grandi città d’Europa dove si respirava lo spirito
di fine secolo e soprattutto a conoscere uomini che rimarranno
pietre miliari del suo percorso intellettuale...
Nel 1897 conobbi il poeta Rainer Maria Rilke, con il quale vissi
un intenso rapporto sentimentale e spirituale.
Nel 1911 l’incontro con Freud…
Fu in occasione del congresso della società psicoanalitica di
Vienna. Diventai sua amica e confidente tanto che mi dedicai
totalmente alla psicoanalisi, sia con il lavoro terapeutico che
con quello di ricerca.
Jung dice anche amante…
Al tempo avevo compiuto 50 anni, e devo dire che quell’incontro
lasciò un segno indelebile nella mia vita. Le sue idee mi
coinvolsero moltissimo, soprattutto nella mia aspirazione di
conoscenza profonda di me stessa.

Sebbene dopo l’avvento del nazismo la psicoanalisi vivesse un
momento difficile, essendo considerata ‘scienza giudea’, la
Salomé continuò ad esercitare la psicoanalisi fino all’ultimo,
restando accanto al marito Andreas. Nel 1937, a 76 anni, morì
nel sonno.
Fu tumulata nella tomba del marito a Göttingen. Poco tempo dopo
la Gestapo sequestrò tutte le sue pubblicazioni.
L'INTERVISTA E' A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
E REALIZZATA GRAZIE A:
www.psicolinea.it
www.i-racconti.com
www.geagea.com
www.edilazio.it

|
|