LE INTERVISTE IMPOSSIBILI 
 
     
 

ESCLUSIVA LIBERAEVA

Lolita
Luce della mia vita
DI LIBERAEVA

“Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo la mattina, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.”

 
     
 
 
 

Davanti a me una ragazza sfatta, grassa, nulla a che vedere con la piccola e graziosa bionda dodicenne. Fuma ripetutamente, mastica la gomma a bocca aperta. Il suo rossetto è di un rosso volgare, spalmato a chiazze senza cura.

 Mi accoglie nell’unica stanza che compone la casa. Ha accettato l’intervista per poco meno di duecento cinquanta dollari.

Trovarla in capo al mondo, trovare Dolores Haze non è stato facile, in questo arcipelago di case basse coperte perennemente dalla neve.

“Allora Lolita ne è passato del tempo?”
“Qui è sempre inverno. L’Alaska gela le mani, ed iberna il cuore e i ricordi.”


“Ci pensa ancora a Humbert?”
“Penso che senza quei tredicimila dollari non mi sarei rifatta una vita. Al tempo aspettavo un bambino, mio marito faceva il manovale ed avevo bisogno di soldi.”

 

 
     
 
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

“Ma Humbert gli aveva concesso il denaro a patto che lei gli rivelasse il nome di Quilty per vendicarsi. L’uomo che era stato la causa della vostra separazione, di cui lei ne era infatuata sin dai tempi in cui sua madre ebbe una relazione con lui.”
“Sapevo che voleva conoscere quel nome per ucciderlo, ma ripeto, io avevo maledettamente bisogno di soldi. E poi Quilty era un poco di buono, mi aveva illusa di diventare una star.”

“Sa che Humbert un anno dopo è morto di crepacuore?”
“Sì l’ho saputo quando già mi ero trasferita da queste parti.”

“Le andrebbe di ripercorrere la storia dagli inizi? Da quando ha conosciuto Humbert?”
“Non ho nulla di interessante da dire. Ero semplicemente una dodicenne che si comportava da dodicenne. Lui un vecchio professore squallido e patetico, ossessionato dalle sue manie.”

“Quali manie?”
“Aveva una predilezione sensuale per le ragazze piuttosto giovani. Credo che nonostante la storia e il suo epilogo non m’abbia mai amata, mai capita, ma solo adorata come idolo.”

“Si spieghi meglio.”
Sbuffa.

“Vede, ho avuto sempre la sensazione che perfino nei momenti più intimi, lui rimanesse legato al suo feticcio ideale, alla ninfetta bambina che popolava i suoi sogni, e vivesse i nostri rapporti con distacco, come se invece di fare l’amore si masturbasse continuamente.”

“E lei, lo ha mai amato?”
“No”

“Lo ha mai odiato?”
“No, perché non l’ho mai amato. Nutrivo nei suoi confronti una forte repulsione, ma ora non gli porto rancore, in fin dei conti mi ha spezzato la vita, non certo il cuore!”

“Ma lei è stata giudicata l’emblema di un’adolescenza perversa.”
“Ero soltanto curiosa di sperimentare quel gioco pericoloso. Ma le assicuro che al tempo non ero assolutamente cosciente di ciò che potevo scatenare, non ne conoscevo i contorni, tanto meno le pulsioni. Del resto quando me ne sono accorta non ho esitato un attimo a liberarmi di quella presenza obbiettivamente morbosa.”

“Mi permetta, ma la sua fuga è avvenuta molto più tardi. Io mi riferivo al periodo quando ancora era in vita sua madre.”
Pensa e mi fissa, come se stesse andando indietro nel tempo alla ricerca di qualche dettaglio.
“E’ indubbio che la considerazione di un uomo maturo, seppure squallido, mi stimolava a marcare atteggiamenti maliziosi che altri giudicavano soltanto infantili. Mi piaceva la parte della seduttrice che ammaliava per il gusto di farlo senza per altro arrivare ad alcuna conclusione.”

“Ma in questa vicenda lei non appare come una sprovveduta ragazzina in balia degli eventi…”
“A volte la naturalezza porta morte e rovina. Lui si incantava nell’osservarmi, adorava ogni piccolo dettaglio del mio aspetto e della mia persona fino al punto di celebrare tutti i miei difetti per il solo motivo che appartenevano a me.”

“Che effetto le farebbe se ora la chiamassi Lo?”
“Nulla.”

“Che rapporto aveva con sua madre Charlotte?”
“Ha sposato un uomo che amava sua figlia. Questo potrebbe spiegare tutto. Povera mamma! Solo in seguito si è accorta che era solo uno strumento per arrivare a me. Negli ultimi tempi era diventata nevrotica, quasi repressa, che non accettava il passare degli anni e soprattutto non capiva come sua figlia, una bimbetta di dodici anni, potesse attirare a sé le attenzioni maniacali di un uomo maturo!”

“Ci racconti il suo viaggio in macchina con Humbert.”
“Mia madre era morta e lui aveva ottenuto quello che aveva sempre desiderato. Ero sua, completamente sua, almeno fisicamente. Nonostante ciò Humbert si comportava da ossessionato, era assillato dal terrore di perdermi. Corroso dalla gelosia vedeva nemici dappertutto. Oggi sarebbe considerato soltanto un malato, affetto dalla malattia sfibrante della passione che lo rendeva succube di se stesso, di me e dei suoi sensi.”

“Lei giocava con Humbert, ma pensava di fuggire con Clare Quilty…”
“Quilty aveva il carisma dell’artista ed ha avuto terreno facile. Rappresentava il futuro, la voglia di arrivare, le luci della ribalta, il sogno di una ragazzina. Al tempo non potevo certo intuire che somigliasse in tutto e per tutto a Humbert.”

“… infatti si è sbarazzato di lei quando si è reso conto che non avrebbe potuto più cogliere la sua pubertà.”
Smette per un attimo di masticare la gomma.
“Ma ha avuto il merito di farmi fuggire da Humbert!”

“…posso ancora parlarti da qui all’Alaska. Sii fedele al tuo Dick. Non lasciarti toccare dagli altri. Non parlare con gli sconosciuti. Spero che vorrai bene al tuo bambino. Spero che sarà un maschio. Spero che quel tuo marito ti tratti sempre bene, altrimenti il mio spettro si avventerà su di lui come fumo nero, come un gigante forsennato, e lo dilanierà nervo per nervo. E non commuoverti per la sorte di C.Q. Si doveva scegliere fra lui e H.H. e si doveva lasciar esistere H.H. per un altro paio di mesi almeno, in modo che egli potesse farti vivere nella coscienza delle generazioni successive. Penso agli uri e agli angeli, al segreto dei pigmenti duraturi, ai sonetti profetici, al rifugio dell’arte. E questa è la sola immortalità che tu e io possiamo condividere, mia Lolita.”

“Questo le scriveva Humbert.”
“Si, ma era troppo tardi. Quando si è accorto di amarmi come donna anziché come ninfetta le nostre vite ormai erano sfatte e svanite. Non c’era più speranza. Vedevo la morte nei suoi occhi per quell’ossessione che non aveva saputo consumare fino in fondo. Non si può recuperare quando gli eventi hanno ormai scavato una voragine. Tra l’altro ero anche incinta…”

“Possiamo dire che Humbert viene sconfitto quando la sua perversione si trasforma in amore.”
“Dio mio! Troppo cinica come interpretazione. Humbert era soltanto una persona malata, Lolita o qualsiasi altra ragazzina non avrebbe cambiato la sua vita destinata comunque al fallimento.”

“Come vive ora?”
“Avrei voluto diventare un’attrice, non le nascondo che questo anonimato mi pesa. Giro tra la gente illudendomi che qualcuno possa riconoscere in me quella Lolita. Ma come vede (mi indica il suo seno abbondante) poco è rimasto di quella ninfetta.

“Quindi in un certo senso le manca Humbert.”
“Mi mancano i sogni di quell’età, per cui non posso non pensare a Lolita quando mi rendo conto di essere rimasta una semplice ed anonima Dolores.”

Avrei ancora tante altre domande, ma richiudo il mio notes. Sinceramente non mi aspettavo quest’ultima risposta. Preferisco chiudere qui l’intervista e pensare alla transvolata che mi attende.

 
 
 

 

PER SAPERNE DI PIU'

 

cineforum

mescalina.it

www.piccoloteatro.org

digilander.libero.it/stanleykubrick

www.arcobaleno.net

www.filmcan.hpg.ig.com.br

www.la-grange.net

Delirio.net 
 
 
 
 
 

 

 

 

 

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"Le Interviste impossibili" Quattro giornaliste in cerca di scoop! 22 interviste a donne famose della Storia e dell'Arte.

Edizione Filos Collana Bianco & Nero. Co-autrici Eliselle, Lisa Bebette, Ilaria Alessio e LiberaEva

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