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Contessa, mi scuso se ho
insistito al telefono per questa intervista, ma il mio direttore
voleva a tutti i costi rimanere sulla notizia.
Già, immagino per la fiction che stanno dando in televisione.
Prima di lei altri giornali mi hanno chiesto l'intervista... La
prego proceda.
Virginia
Elisabetta Luisa Carlotta Antonietta Teresa Maria… come mai
tutti questi nomi?
Sono nata da una famiglia benestante. Mio padre era il marchese
spezzino Filippo Oldoini, famoso ambasciatore.
Ma lei non è nata a La Spezia come voleva far credere, vero?
Mia madre Isabella Lamporecchi era di Firenze e nacqui lì, ma
considerai sempre La Spezia come mia città natale.
I suoi familiari la chiamavano Nicchia. Perchè?
Avevo la strana abitudine di raccogliermi come una piccola
conchiglia. Avevo la consapevolezza di essere bella per cui
dispensavo sorrisi con il contagocce solo a chi mi interessava.

Entrò quasi bambina dalle
Orsoline.
Credevo di avere una vocazione mistica, ma durò poco. In realtà
ero avida di sapere. Adoravo le letture romantiche di forte
passione.
Le cronache ci raccontano di una ragazza intelligente,
bellissima e di buon gusto. Alta, bionda, con lineamenti tanto
perfetti da essere considerata universalmente la donna più bella
d'Italia e d'Europa.
I miei occhi erano cangianti tra l'azzurro e il verde. La mia
pelle era bianca, avevo anche belle mani, tanto che molti
pittori volevano ritrarle separatamente dal mio corpo. La
principessa di Metternich mi definì "statua di carne" per la mia
toilette originale e audace.
Diceva di se stessa:" Io sono io, e me ne vanto; non voglio
niente dalle altre e per le altre. Io valgo molto più di loro…
Ora riconosco che quella frase poteva sembrare arrogante. Ma
avevo un carattere fiero, franco e libero che mi faceva essere
talvolta cruda e dura. Non ci tenevo a piacere a tutti.
Diciamo che era consapevole del suo fascino
Questo sì. Non temevo assolutamente la bellezza delle altre
donne. Posso dire che non le consideravo affatto?
Ho letto che era convinta di essere predestinata ad un
destino superiore…
Ero amante della libertà e insofferente alla disciplina, e
questo mi dava la forza di poter passare alla Storia, magari
aiutando il mio Paese.

I ritratti mostrano una donna
avvenente con una forte sensualità.
Al tempo le donne erano grassottelle e poco slanciate. Io ero
bruna e longilinea, ma soprattutto, con la cura spasmodica del
mio corpo, riuscivo a trasformare la mia bellezza in fascino.
Lei raccoglieva le sue storie in un diario. Lo scriveva in
maniera molto astuta…
Annotavo tutti i particolari dei miei flirt. Lo scrivevo in
francese, e frequentemente facevo ricorso ad un codice segreto
per descrivere le performance con i miei amanti o le situazioni
ambigue. Ad esempio il numero di xxx indicava l'intensità e,
alle volte, il numero delle effusioni amorose.
Andiamo per ordine. Divenne contessa a diciotto anni.
Sposai il conte di Castiglione di dodici anni più anziano. Lui
era innamoratissimo di me. Il matrimonio mi aprì le porte alla
mondanità e soprattutto alla corte sabauda. Da quella breve
relazione nacque Giorgio. Comunque, quel rapporto, mi fece
rendere conto che il matrimonio non faceva per me.
Lei non lo amava?
Nella mia vita mi sono innamorata raramente. Francesco aveva una
indole troppo dolce e mi dedicava troppe attenzioni. Io avrei
preferito un uomo diverso, tanto per cominciare con un carattere
più deciso e ambizioso.
Lo sposò solo per il fatto che era cugino di Cavour?
Francesco conosceva bene la mia storia. I miei amori passati, ma
fece carte false per avermi accettando qualsiasi compromesso,
anche un matrimonio senza amore. Per lui riuscire a sposare la
donna più bella d'Europa era quasi una sfida con se stesso.
Resta il fatto che per lei questo matrimonio rappresentò una
svolta…
Decisamente non fu noiosissimo come avevo previsto. Mi trasferii
a Torino nel palazzo dei Castiglione che fiancheggiava la
residenza di Cavour. Spinta da mio marito feci un grandioso
ingresso alla vita di corte di Vittorio Emanuele II.
In poco tempo attirò l'attenzione del re. E’ vero che la
riempì di regali costosissimi e gioielli di valore inestimabile?
Adoravo la mondanità e presentarmi impeccabilmente elegante. Non
c'era ricevimento al quale non fossi invitata o evento mondano
di cui non fossi protagonista. Il Re fu molto carino e generoso
con me.
Fu a questo punto che iniziarono i dissapori coniugali.
Le voci correvano. Mio marito chiese la separazione.
Ufficialmente perché non riusciva a far fronte al mio tenore di
vita, ma in realtà non si era ancora reso conto di aver spostato
una donna molto ambiziosa e soprattutto indipendente. Tra i miei
amici spiccavano: i fratelli Doria, il banchiere Rotschild,
l'imperatore dei francesi, Cavour, Costantino Nigra,
ambasciatore in Francia e come detto Vittorio Emanuele II.
Fu davvero amata?
Non lo so. Scorrendo il mio passato mi viene da pensare che
pochissimi uomini mi amarono davvero. Cavour mi diceva: «Ci sono
molte più belle di Voi» e mi manovrò senza troppi pregiudizi,
gettandomi nel letto di Napoleone III “per costruire l’Italia”.
La relazione con l’Imperatore francese durò poco più di un anno,
poi caddi in disgrazia, soppiantata da un’altra straniera.
Si parla di una donna fredda… anche lei non ricambiò l’amore.
Sono stata sfortunata. Le persone che veramente mi amarono, come
mio marito, o Rotschild non mi interessavano e riuscii a trarne
vantaggio solo in termini economici. Altri che volevano solo
aggiungere un'invidiabile preda al loro carnet mi ebbero, ma
senza passione e ad altissimo prezzo.
Fu definita "la vulva d'oro del Risorgimento" ...
Cavour, mi inviò a Parigi perché influenzassi favorevolmente
Napoleone III e lo spingessi all'alleanza col Piemonte. Era il
1855 e il piccolo Piemonte si apprestava alla campagna di Crimea.
A Parigi le venne messa a disposizione una villa favolosa. Si
parla di feste sfarzose, gioielli preziosissimi e vestiti audaci
e inconsueti.
Divenni quasi subito l'amante di Napoleone e suscitai invidie e
pettegolezzi.
La moglie di Napoleone, Eugenia, la trattò sempre malissimo.
Ricordo che mi presentai ad una festa con uno splendido vestito
reso audace da un cuoricino ricamato una spanna sotto la
cintura. Il commento di Eugenia fu "Ecco dov'è il cuore della
Castiglione!"
Dopo un anno la sua stella cominciò ad affievolirsi…
La Monarchia era ormai in bilico ed io ero piena di debiti, a
causa della mia vita dispendiosa cui si aggiungeva la causa di
divorzio che mio marito mi aveva intentato con ampia
documentazione.
Passò gli ultimi anni facendo la spola tra l’Italia e Parigi!
Ero alla disperata ricerca di fermare il tempo.
Dopo aver brillato e scintillato tra gioielli preziosi
vestiti da favola, tra balli ed amanti, dopo aver conosciuto i
fasti, i piaceri e i trionfi della mondanità, finì i suoi giorni
come una romantica eroina…
Ogni giorno che passava era una minaccia a quella bellezza con
cui mi ero identificata per tutta una vita. Decisi di velare gli
specchi per non vedermi sfiorire. Vissi sola con i miei ricordi.
Il 28 Novembre 1899, all'alba del
nuovo secolo, morì nella sua casa di Parigi, senza clamore.
Chiese di essere sepolta alla
Spezia, senza funzione religiosa e senza fiori, con la camicia da notte
leggera e preziosa, quella che stava tutta nel pugno di una mano, che
aveva indossato la notte trascorsa con Napoleone III a Compiègne, con al
collo una collana di perle e ai polsi due braccialetti preziosi.
Non le fu dato nulla: ebbe una
regolare funzione religiosa. Ai suoi funerali parteciparono camerieri,
un duca e un agente di cambio... non indossò né la famosa camicia della
notte di Compiègne né i suoi gioielli, prontamente sottratti dagli
eredi.
Subito dopo la sua morte polizia,
autorità e servizi segreti bruciarono tutte le lettere e i documenti a
lei inviati dalle massime personalità del tempo.
La contessa di Castiglione non
ebbe la tomba in Italia ma nel cimitero di Père Lachaise, dove ancora
oggi riposa.

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