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Vi riferite alla
controversia sul culto delle immagini?
Certo, è ovvio. Io sono originaria di Atene, mi sento molto legata alle
convinzioni religiose della mia terra d’origine. Non posso che essere una
sostenitrice delle immagini sacre. L’iconoclastia, la dottrina che le vuole
vedere distrutte, ha avvelenato il nostro paese, e sebbene Leone fosse
leggermente più tollerante del suo predecessore, ha sbagliato a non darmi
ascolto in merito alla questione: le immagini non vanno demonizzate, vanno
venerate. Poiché si venera il santo raffigurato, che non potrà pretendere
comunque per sé la stessa devozione che si ha per Dio. Ma vedi, la questione
in fondo era di origine puramente economica: i monaci che fabbricavano e
vendevano le icone sacre qui erano diventati una vera potenza, legata a
Roma. Ed erano temuti.
Roma, l’eterna rivale di Costantinopoli...
Roma ha sempre conservato la tendenza ad occuparsi dei fatti al di fuori
della sua giurisdizione. Basta farLe capire che può spingersi fino ad un
certo punto. Da lì in poi è un’altra la donna che conta. Lo capirà, col
tempo... io dopotutto cerco semplicemente di fare le giuste scelte. E andare
d’accordo con l’imperatore d’Occidente e col Papa è una di queste scelte. E’
una tutela. E io mi devo tutelare.
Anche perché si dice che la corte di Costantinopoli sia pericolosa. E’ così?
Per me lo è sempre stata. Mio figlio Costantino V aveva soltanto dieci anni
quando divenne imperatore, e io dovetti assumere la reggenza in suo nome.
Una donna al timone dell’impero! Chi cospirò contro di noi in quel momento
precario furono nientemeno che ufficiali che erano sempre stati fedeli a mio
marito: volevano portare sul trono un fratellastro di mio figlio, Niceforo.
Concepito con una concubina o una sconosciuta? Inaccettabile! Ci rimasero
molto male quando si accorsero che non ero disposta a subìre la loro
angherìa. Loro sono ancora in esilio, se non sono morti, e io sono qui.
Anche quando indissi il mio primo concilio nel 786 tentarono di disperdere
l’assemblea: ci riuscirono, purtroppo per loro. Mi vendicai in fretta, e
quando riconvocai a Nicea vescovi, abati e patriarchi fu un successo. Non
sto a riferire che fine fecero i ribelli, ma pare banale, vero?
Accenna a un sorriso soddisfatto e orgoglioso quando ricorda le sue vittorie
sui cospiratori. Quel che mi colpisce è il suo tono, neutro, quasi pacato,
mentre racconta. Mi ricorda la forza dell’acqua di ruscello che con calma
modella nel tempo la dura roccia. Questa donna ha provocato tumulti e
ribellioni, e li ha soffocati senza battere ciglio. Con spietata lucidità e
freddezza.
Prima che si rovinassero i rapporti, come andava tra voi e vostro figlio,
mia sovrana?
Mio figlio l’ho sempre considerato un debole. Non è certo figlio di sua
madre. In questi ultimi anni ha commesso un errore dietro l’altro. Si
lamentava per le ingerenze mie e del mio eunuco Stauracio: ma se non sa
nemmeno bere un bicchiere di acqua senza il mio consiglio! Non è nemmeno
riuscito ad approfittare della mia momentanea sconfitta sette anni fa: mi ha
richiamato dall’esilio, con la coda tra le gambe, perché non era riuscito a
mantenere il potere. Non ha imparato nulla. E poi aveva il coraggio di
parlare di ingerenze...
Forse quelle che chiamava ingerenze erano giustificate: gli avete scelto
anche la moglie...
E con questo? Non è stato il primo e non sarà certo l’ultimo. Si è dovuto
adeguare, è la regola. Era fidanzato con Rotrude, la figlia del grande re
Carlo, una franca alta e burrosa, almeno così mi hanno riferito. Io ho
preferito per lui Maria, sottile, di origine e portamento orientale. Qui le
mogli del basilèus si scelgono tramite un concorso di bellezza: la più bella
vince, e come premio vive una vita da imperatrice. Non è poco.
So che Maria però non è stata così fortunata..
Oh sì, Maria. Una cara ragazza, molto pia, ma un’altra pedina, come tante.
Mi è dispiaciuto per lei, ma non ho potuto farci nulla, in fondo faceva
parte del mio piano. Comunque sta bene, credo che sia rinchiusa in un
monastero da qualche parte. Dopotutto, che cosa c’è di più bello e dolce che
pregare e venerare Dio?
Il sarcasmo della sua ultima frase mi toglie le parole. Un brivido mi
percorre la schiena. Come può una donna essere tanto crudele? Mi faccio più
ardita, e vista l’imperatrice in vena di confidenze, continuo con altre
domande.
In che senso, Maria era una pedina?
Mio figlio è stato stolto anche in questo: cinque anni fa, ripudiò la
moglie, accusandola di aver preso parte al complotto della sua uccisione.
Era un pretesto per portarsi nel letto la sua bella amante. Io lo sapevo
naturalmente.
E non avete fatto nulla per impedirlo?
Certo che ho fatto qualcosa. Ho incoraggiato la relazione adulterina di mio
figlio. Vedi, era l’unico modo per dare il colpo di grazia alla figura già
malconcia di Costantino. Ne è uscito screditato quel tanto da perdere i suoi
tanto preziosi consensi. Così sono subentrata io. La nostra è stata una
lotta senza esclusione di colpi, ma direi che si è conclusa qui. Finalmente.
Senza alcuno scrupolo, ha sacrificato la vita di una donna innocente e di
tanti altri, per il proprio scopo: sconfiggere gli oppositori e regnare
indisturbata sul regno d’Oriente. Mi chiedo fino a dove si spingerà ancora
per far valere e consolidare il suo potere.
Ora che Costantino è imprigionato, non avete più nulla da temere, dunque.
Forse. Ma preferisco stare sul sicuro. Già troppe volte i suoi voltafaccia
hanno messo in pericolo la mia vita e la mia posizione. Non voglio più
convivere con una serpe in seno, che sono stata proprio io a partorire. E’
giunto il momento di una risposta diversa ai suoi continui colpi di testa e
alle sue ribellioni. Come testimone, vuoi assistere all’evento e raccontarlo
ai posteri? Perché abbiano ben chiaro di che cosa è capace l’imperatrice
Irene, se perde la pazienza.”
Il suo tono risoluto pare più un ordine che una domanda. Non posso
rifiutare, e la seguo tra il frusciare di sete e stoffe nella Porphyra, la
sala di porpora del palazzo imperiale in cui nacque ventisette anni fa suo
figlio. Alcune dame di compagnia mi trattengono accanto all’entrata, mentre
al centro della sala un ragazzo in ceppi viene baciato per l’ultima volta
sulla fronte da colei che lo mise al mondo. Un portavoce legge la pena
inflitta, di cui colgo qualche parola qua e là, termini come tradimento e
cospirazione. Inizio a sentire le mie gambe tremare perché intuisco quello
che aspetta Costantino. Era questo a cui si riferiva Irene, quando
all’inizio del nostro colloquio disse che si sarebbe presa cura di lui.
Distolgo lo sguardo e con le mani chiudo le orecchie mentre un uomo porta a
compimento un crimine orrendo, la pena decisa dall’imperatrice per suo
figlio: Costantino viene accecato tra grida strazianti, e per un attimo
sento su di me lo sguardo feroce della basilissa, ora finalmente soddisfatta
per aver ottenuto la sua vendetta. E’ certo che i posteri la ricorderanno
come una delle più dure e spietate donne di potere della Storia.
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