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Maestà all’età di 41
anni diventò regina di Napoli…
Ero vedova
del mio primo marito Guglielmo d'Asburgo, duca d'Austria ed ereditai
il trono alla morte di mio fratello Ladislao per acclamazione
popolare. La consorte di mio fratello, Maria d'Enghien, che poteva
opporsi alla mia successione, era stata segregata in Castel dell'Ovo
e poi confinata nella contea di Lecce dove morì nel 1446.
Arrivò tardi ed inesperta al potere…
Beh non avevo alcuna pratica di governo, avendo vissuto fino ad
allora tra svaghi e divertimenti di corte, feste e banchetti. Tra le
altre cose ereditai un regno instabile e piuttosto difficile da
governare.
Si dice
di lei che fosse adatta più all’amore che al potere…
Cercai di combinare le due cose…
Una
regina non sposata e senza figli dunque!
Già, sia la corte che la nobiltà napoletana mi consigliarono
vivamente di contrarre presto un nuovo matrimonio, in modo da
assicurarmi una discendenza legittima e consolidare la stabilità
degli Angioini sul trono.
Al tempo
era impegnata sentimentalmente?
Quando rimasi vedova frequentavo Pandolfello Alopo, un ex stalliere
che nominai Gran Camerlengo.
Torniamo
al matrimonio, la scelta cadde su Giacomo II di Borbone conte della
Marca…
Beh fu una scelta mirata visto che Giacomo poteva assicurarmi
l'importante sostegno della monarchia francese. Ci sposammo il 10
agosto 1415.
Lei negò
a suo marito il titolo regio di sovrano consorte, attribuendogli
soltanto i titoli di Principe di Taranto e Duca di Calabria. Non si
fidava?
La storia mi diede ragione.

Come
primo atto suo marito fece decapitare il suo favorito e consigliere
preferito Pandolfello...
Fu un evento per me molto doloroso, mio marito aveva capito che
Pandolfello oltre ad essere stato un mio amante, godeva di un forte
credito a corte. Naturalmente questo ostacolava i suoi piani e le
sue mire di istituire un governo personale e di controllare la corte
attraverso funzionari francesi di sua fiducia rivendicando per sé il
titolo di re di Napoli..
Lei cosa
fece?
Potevo fare ben poco, mi teneva sequestrata a Castel Nuovo,
lasciandomi uscire solo in circostanze eccezionali. La prepotenza di
mio marito era evidente e la sua ambizione suscitò i malumori dei
baroni napoletani. Solo un anno dopo dalle nozze, la nobiltà scatenò
contro Giacomo violenti tumulti in città, finché non si vide
costretto a rinunciare al titolo regio e rispedire in Francia i
funzionari.
Come
finì?
Riacquistata la libertà… lo estromisi da qualsiasi questione di
governo frenando i suoi propositi di potere. Nel 1418 Giacomo fu
costretto ad abbandonare Napoli e a ritirarsi in Francia, dove vestì
l'abito dei francescani fino alla morte.
Il
problema della successione non era stato risolto…
Napoli era contesa tra Luigi d’Angiò e Alfonso V d'Aragona. Cercai
di mantenere una politica di equidistanza nominandoli
alternativamente figli adottivi, ma il risultato non fu quello
sperato: il regno era in continuo stato di guerra.
E in
questo periodo conobbe Sergianni Caracciolo. Questa volta niente
stalliere, vero?
Era un giovane molto intelligente, valoroso guerriero ai tempi di
Ladislao,
sposato con Caterina Filangieri, figlia del conte di Avellino.
Estremamente ambizioso divenne il mio favorito.
Anche
amante?
Mio marito era fuggito, mi sentivo di nuovo vedova. Sergianni era un
ottimo consigliere ed io lo ricompensai degnamente con il titolo di
"gran siniscalco", una delle sette cariche più importanti del regno.
Non fu
il solo vero?
Ero sola ed avevo bisogno di protezione per difendere
orgogliosamente il mio regno, nonché di molti consiglieri per curare
gli affari di stato, anche se la leggenda si spinse oltre narrando
di miei emissari che rastrellavano per le vie di Napoli giovani,
figli del popolo, di bell’aspetto.
Tra le
leggende popolari è emblematica quella del coccodrillo al Maschio
Angioino…
Eh già, venivo descritta come una specie di ape regina che dopo
l’amore mandava a morte i suoi amanti occasionali per cancellare
ogni tipo di traccia. Secondo queste fantasie avevo a disposizione
una botola segreta dentro Castel Nuovo nella quale gettavo i miei
amanti, dandoli in pasto al coccodrillo o mostri d’ogni genere, dopo
che avevano terminato il loro compito.
Torniamo
alla storia, nel 1419 fu consacrata unica e legittima sovrana di
Napoli col nome di Giovanna II.
E qui nacque quel lungo capitolo segnato dalle aspre lotte per la
successione tra Angioini e Aragonesi. Ma la causa principale è
legata a papa Martino V…

Ovvero?
Mi rifiutai di dargli sostegno economico per la ricostruzione
dell’esercito dello Stato pontificio e venni addirittura
scomunicata.
Fu
consigliata dal Caracciolo vero?
Questo non ha importanza. Sta di fatto che il papa incollerito
decise di passare alla rappresaglia. Trovare sostenitori non gli fu
difficile. Viste le forze in campo per Luigi III d'Angiò fu un gioco
da ragazzi sbarcare sui lidi campani ed assediare la città.
Il suo
regno stava capitolando… cosa successe?
Il papa si finse mediatore tra le parti, ma riuscii durante la
conferenza di Firenze a smascherare la sua posizione ambigua
ottenendo l’appoggio del re Alfonso V d'Aragona, al quale promisi la
nomina di erede al trono.
L'assedio di Napoli da parte delle truppe di Luigi venne interrotto
proprio dall'arrivo delle navi aragonesi…
Alfonso entrò nella capitale nel luglio del 1421. Ma nacquero subito
dei problemi…
Cioè?
Lui ambiva al potere assoluto e non si accontentava della nomina ad
erede al trono. Tra l’altro odiava Sergianni Caracciolo ed io fui
costretta a prendere come dimora Castel Capuano mentre Alfonso
stabilì la sua corte in Castel Nuovo.
La
situazione precipitò ulteriormente…
Alfonso fece arrestare Caracciolo poi i suoi soldati tentarono
l’assedio alla mia residenza di Castel Capuano, ma le mie
guarnigioni respinsero egregiamente l'attacco.
Il tutto
si concluse con uno scambio di prigionieri…
Non solo, Sergianni tornò libero ed io mi riavvicinai a Luigi
d'Angiò. Dichiarai decaduta l'adozione di Alfonso e adottai al suo
posto, come figlio ed erede, proprio Luigi.
E
Alfonso come la prese?
Fu richiamato in patria dagli scontri fra i suoi fratelli e il Regno
di Castiglia. Ed io riconquistai Napoli mentre le milizie aragonesi
si davano alla fuga.
E il
rapporto con Luigi d'Angiò?
Dimorò nel suo feudo calabrese in attesa della chiamata al trono
senza interferire nelle vicende napoletane.
Ma a
questo punto nacque il problema di Sergianni Caracciolo.
Beh le vicende degli ultimi anni gli avevano dato di fatto un potere
enorme ed i nostri rapporti personali si erano drasticamente
incrinati. Lui era diventato sempre più avido di potere e ricchezze
e la cosa mi irritava notevolmente.
Cosa
successe?
La notte del 19 agosto del 1432, qualcuno bussò alla sua porta in
Castel Capuano, comunicandogli di accorrere perché la sovrana stava
morendo. Appena fuori fu immediatamente assassinato a colpi di
spada.
Lei
naturalmente non era a conoscenza del fatto vero?
Il Caracciolo aveva fatto il passo più lungo della gamba, non
approvai quell’omicidio ma mi prodigai affinché i congiurati non
fossero puniti. Inoltre decisi di confiscare agli eredi i feudi che
avevo donato a Sergianni in cambio la vedova, Caterina Filangieri,
ebbe un piccolo indennizzo.
La
strada del trono per Luigi d'Angiò era diventata sgombra ed agevole…
Purtroppo morì, alla vigilia del suo matrimonio con Margherita di
Savoia, nel 1434 a Taranto, senza poter accedere al trono.

Giovanna, ormai anziana, dispose nel proprio testamento che alla sua
morte la corona passasse al fratello di Luigi, Renato I d'Angiò.
Morì a Napoli il 2 febbraio 1435, all'età di 62 anni. Fu seppellita
con semplicità sotto l’altare maggiore della chiesa dell’Annunziata,
ma nel 1757 un incendio distrusse la sua tomba.
Gli anni successivi furono segnati dal conflitto fra Renato d'Angiò
e Alfonso d'Aragona, tornato a rivendicare i propri diritti sul
regno. E alla fine sarà proprio lui a spuntarla, insediandosi sul
trono nel 1442 col nome di Alfonso I, soprannominato il Magnanimo.
Ancora oggi si racconta che la brama d’amore di Giovanna non si sia
affatto spenta e che il suo spirito vaghi nel Castello di Giusso a
Vico Equense alla ricerca di un uomo degno con cui congiungersi,
mentre le urla dei fantasmi degli sventurati amanti ancora
echeggiano dalla cappella del castello.
L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
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INTERVISTE IMPOSSIBILI
LE DUE
GIOVANNE
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