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Sovrana di Napoli, di Gerusalemme e Sicilia; Principessa di Acaia e
Contessa di Provenza, Giovanna cadde vittima di veleni, rancori
personali, ambizioni familiari, tradimenti e lutti che ispirarono
parte dell’opera Crimini celebri scritta da Alexandre Dumas nel
1839. Quattro infelici matrimoni e molti amanti, fra cui forse anche
Karl Ulfsson, figlio di Santa Brigida, un figlio morto
prematuramente altri mai nati. Nelle oscure congiure trovò il suo
epilogo ove vita e morte si saldarono nelle silenziose sofferenze
che, indipendentemente dal giudizio storico, stanno a dimostrare
quanto fosse ancora temuta come regina e soprattutto come donna.
Maestà
lei ascese al trono di Napoli all'età di 16 anni.
Quando, il 16 gennaio 1343, morì mio nonno Roberto d'Angiò, fui
designata erede al trono poiché mio padre il duca di Calabria era
morto anni prima.
Ma il
testamento di suo nonno non prevedeva la sua successione…
Infatti, lui aveva deciso che il trono passasse ad Andrea, mio
cugino.
Con il
quale vi sposaste, vero?
Veramente mi sono sposata nel 1333 ad appena sei anni, Andrea ne
aveva sette.
Quindi
cosa successe…
Mi opposi alla disposizione testamentaria e grazie anche al supporto
della nobiltà napoletana e del papa Clemente VI fui incoronata a
Roma Regina di Napoli mentre mio marito si dovette accontentare del
titolo di duca di Calabria.
Com’erano i rapporti personali con suo marito?
Eravamo due caratteri diametralmente opposti. Già durante
l'adolescenza mi accorsi che mio marito non brillava in raffinatezza
e cultura…

Quindi
già a quell’età iniziò a guardarsi intorno…
Adoravo la compagnia di un altro mio cugino: Luigi di Taranto,
figlio di Caterina di Valois, Imperatrice di Costantinopoli, al
quale mi legava un sentimento puro e profondo. Mio marito, del resto
non aveva assolutamente abbandonato le sue aspirazioni di diventare
re.
La sua
relazione extraconiugale era al tempo di dominio pubblico e la
distanza fra lei e suo marito si fece sempre più irreparabile…
Purtroppo mio marito nella notte del 18 settembre 1345 fu
assassinato da un gruppo di congiurati nel castello di Aversa.
Svegliato nel sonno, col pretesto di una insurrezione esplosa a
Napoli, venne condotto all’esterno e strangolato. Per simulare una
disgrazia fu poi scaraventato nella fossa del castello.
Immagino
che lei, insieme al suo amante, sia stata ritenuta responsabile
dell’episodio…
L'episodio scatenò violente reazioni da parte dei sostenitori di
Andrea e molti mi indicarono come mandante dell'omicidio. Ma come
avrei potuto? Le ricordo che ero incinta di Andrea e poco dopo mesi
nacque nostro figlio Carlo.
Lei cosa
fece per scongiurare questi sospetti?
I responsabili della morte di Andrea furono tutti giustiziati.
Nonostante questo, il fratello di Andrea, Luigi d'Ungheria, tentò
tramite il papa di depormi.
Lei,
intanto, per rafforzare il suo potere, sposò in seconde nozze nel
1347 proprio Luigi di Taranto, suo amante storico e secondo l’accusa
cospiratore nella morte del suo ex marito…
Quel matrimonio fu un tentativo vano in quanto Luigi d'Ungheria con
il suo esercito invase il mio regno e noi fummo costretti a lasciare
Napoli con la nave diretta in Provenza e ci rifugiammo ad Avignone
presso il Santo Padre.
Cosa le
disse il Papa?
Lui appoggiava la mia causa e fu subito disposto ad aiutarmi. Mi
concesse unilateralmente il suo perdono.
Intanto
Luigi aveva preso Napoli…
Beh fu per lui una vera e propria maledizione! In quel periodo si
abbatté in città la piaga della peste nera e Luigi fu costretto a
partire in fretta dalla capitale lasciando la reggenza nelle mani di
due funzionari ungheresi.

Lei
tornò a Napoli?
Prima di tornare, su richiesta di Luigi, fui sottoposta a processo
al fine di accertare definitivamente le mie responsabilità
nell'assassinio di Andrea.
Come
andò?
Il processo si svolse nella corte papale di Avignone. Naturalmente
fui scagionata da tutte le accuse e dichiarata innocente. Nello
stesso processo la corte decretò anche l'attribuzione del titolo di
re di Napoli a mio marito.
Quindi
tornaste a Napoli…
Rientrammo nel gennaio del 1352 e fummo solennemente incoronati
sovrani di Napoli. Da allora il regno visse anni di pace e
tranquillità.
Dieci
anni dopo rimase vedova…
Non era il caso di rimanere sola molto a lungo per cui accettai la
proposta di Giacomo IV, re di Maiorca. Purtroppo non vennero figli e
dopo tre anni, mio marito tornò a Maiorca con l’obiettivo di
riconquistare le sue terre.
Ma
Giacomo morì in battaglia…
Esatto, ed io nel 1376 convolai a nozze, per la quarta volta, con
Ottone IV di Brunswick
Il
problema dell’erede venne di nuovo a galla…
Purtroppo morì prematuramente il mio unico figlio Carlo, avuto dal
mio primo marito Andrea. Designai come erede al trono mio nipote e
cugino Carlo di Durazzo.
Nonostante la nomina tra di voi non correva buon sangue…
Carlo era un tipo troppo ambizioso per i miei gusti e quando ci fu
lo Scisma d'Occidente lui per spodestarmi appoggiò papa Urbano VI,
mentre la posizione ufficiale del regno di Napoli era a favore
dell’antipapa avignonese Clemente VII regolarmente eletto nel
Concilio di Fondi.
Come mai
appoggiò il papa di Avignone?
Durante tutto il mio regno avevo sempre mal sopportato le ingerenze
papali nella vita politica di Napoli. Appoggiai lo scisma nel
tentativo di ribellarmi al papa di Roma, che da secoli continuava a
considerare Napoli come uno stato vassallo.
Questa
decisione le comportò una scomunica per eresia e l’appoggio
incondizionato di Urbano VI a Carlo di Durazzo…
Reagii immediatamente revocando il diritto di successione accordato
a Carlo e nominando mio erede Luigi I d'Angiò, fratello di Carlo V
di Francia.
Cosa
fece Carlo?
Invase Napoli nonostante la strenua difesa del mio esercito con a
capo mio marito Ottone. Io stessa fui fatta prigioniera e rinchiusa
prima nel Maschio Angioino e dopo nella lontana fortezza di Muro
Lucano.

L’intervista si
conclude qui in quanto Carlo Durazzo, incoronato re di Napoli con il
nome di Carlo III, per affermare ad ogni costo l'indiscutibilità
della sua ascesa al trono e per sgombrare il campo da qualsiasi
rivendicazione ordinò l'assassinio della regina. Giovanna d'Angiò fu
raggiunta dai sicari nel castello di Muro Lucano e il 12 maggio 1382
morì strangolata.
Carlo III si consacrò legittimo re di Napoli, instaurando sul trono
il ramo degli Angiò-Durazzo. I suoi due figli, Ladislao e Giovanna,
gli sarebbero entrambi succeduti, protagonisti della definitiva
caduta degli Angioini dal trono di Napoli e della conquista del
regno da parte di Alfonso V d'Aragona.
L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
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INTERVISTE IMPOSSIBILI
LE DUE
GIOVANNE
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