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Francesca…
come è nato l’amore per Paolo?
E’ nato
quando i nostri occhi si sono incontrati per la prima volta…
All’istante ho compreso che io appartenevo a lui soltanto…
Ed hai
avuto paura dei tuoi sentimenti?
Mi sono
sentita perduta.
Inizialmente hai cercato di resistere?
Ho
racchiuso il mio amore per Paolo nelle stanze più remote del mio
cuore… L’ho soffocato, ignorato, rinnegato… Ma alla fine sono
stata vinta dalla passione…
Sospira
mentre gli occhi si fanno lucidi, poi riprende a narrare con
voce un po’ tremante mentre io, per nulla indifferente al suo
dolore, la incoraggio…
Ti prego
continua…
Un giorno
stavamo leggendo per passatempo dell'amore di Lancillotto.
Eravamo soli e non sospettavamo niente. Più volte quella lettura
ci spinse a guardarci e ci fece sbiancare... Ma fu in un punto
preciso che vinse la nostra volontà: quando leggemmo del bacio
tra Lancillotto e Ginevra, Paolo, che da me non verrà mai
diviso, la bocca mi baciò tutto tremante. Galeotto fu
il libro e chi lo scrisse: quel giorno non andammo più
avanti nella lettura…
E’ triste
Francesca ricordando i momenti felici con il suo amante, ma è
una tristezza dolce, velata di nostalgia.
Hai sposato
tuo marito per procura, senza conoscerlo, o meglio senza averlo
mai veduto…
E’ stato
mio padre, Guido da Polenta, signore di Ravenna, ad ordinare le
mie nozze con Gianciotto.
Dunque non
hai avuto scelta…
Nessuna
scelta. E so di essere stata ingannata dal mio stesso sangue…
Vuoi
raccontarmi cosa accadde veramente?
Paolo
chiese la mia mano ma in nome di suo fratello. Mi fu invece
fatto credere che sarebbe stato lui il mio futuro sposo.
Tu quindi
sostieni che l’equivoco non fu chiarito di proposito?
Sì, ed
ho la certezza di ciò che sostengo. L’equivoco fu alimentato di
proposito facendo così in modo che io non venissi a conoscenza
delle sembianze deformi del mio vero promesso sposo.
E quando
hai compreso di essere stata ingannata come hai reagito?
Con
rassegnazione, ormai era troppo tardi.
Hai
perdonato il folle gesto di tuo marito, la sua furia omicida?
Non posso perdonare la brutalità con la quale io ed il mio
amante siamo stati uccisi.
Sei pentita
del tuo tradimento?
Se è vero
che Amor c’ha nullo ha amato amar perdona, ovvero l’Amore
non permette che chi ama perdutamente non sia a sua volta
riamato con la stessa intensità, nulla io e Paolo abbiamo potuto
contro il nostro destino, non è possibile in alcun modo arginare
la vera passione…
Pronuncia
queste frasi con enfasi la bella Francesca da Rimini, quindi
senza esitare aggiunge:
Nessuno
potrà mai separami dal mio amato, non vi è riuscita neanche la
morte…
Dante ha
immortalato questo episodio nel canto V dell’Inferno, fondandosi
probabilmente su una tradizione orale.
Dal
Romanticismo in poi la vicenda di Paolo e Francesca fu trattata
da vari poeti drammatici come storia esemplare di amore
passionale.
Moltissimi
letterati, pittori, scultori e musicisti si sono ispirati alla
loro storia d’amore e di morte: da Pellico a D’Annunzio, da
Zandonai a Scheffer.
Di lei
Francesco De Sanctis scrisse che fu “la prima donna viva e vera
apparsa sull’orizzonte poetico dei tempi moderni”
FRANCESCA P.
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