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‘’Iniziamo pure.” Si
lasciò andare su una poltrona di fiori. “Ho finito or ora di
esibirmi e la serata purtroppo prevede ancora altri impegni.”
Nel mio
intimo pensai: “Peccato non averlo potuto ascoltare, cosa avrei
dato per sentire il suo canto!”
“Le
confesso che è la prima volta che intervisto un personaggio
della sua levatura, la prego di scusarmi se avrò qualche
incertezza o potrò in qualche modo infastidirla.”
La mia voce
tremava.I suoi occhi
mi scrutarono più penetranti di prima.
“Come è
stato il rapporto con suo fratello Riccardo?”
“Di forte amore e di odio profondo, forse perché solo ora ho
imparato a convivere con il mio corpo e posso perdonare e
capire.”
Cercò le
parole.
“Avevo
solo dodici anni... La castrazione in cambio dell’immortalità.
La consideravo un’assurdità. Ma ora con la mia voce incanto
teatri di tutta Europa e se sono la persona che lei vede è
grazie alla mia menomazione.’’
“Non crede
che suo fratello la volesse usare, oltre che per sistemare la
sua famiglia, caduta in disgrazia dopo la morte di suo padre,
anche per i suoi scopi artistici? Scrisse per lei un’opera, se
non sbaglio?”
“Certo mio fratello ha usato la mia capacità canora in tutti i
modi, ma il legame che si è istaurato, oltre la musica, è stato
talmente intenso che sicuramente ha cancellato le motivazioni
iniziali che spinsero Riccardo a far compiere quell’atto sotto
la sua direttiva.”
“Cosa
aveva di particolare quel legame?”
“Mia dolce creatura, non è facile vivere in una gabbia!”
Accavallò le
gambe come per pudore.
“Già il mio corpo! Non poter espletare le funzioni che invece
sentivo mie, nel più profondo del mio essere, mi ha spinto a
trovare una soluzione, altrimenti sarei già morto.”
Sorseggiava
il suo cognac inumidendo leggermente le labbra
“Le donne hanno una forte attrazione su di me, ma il non poterle
soddisfare é così mortificante che con Riccardo abbiamo deciso
di sostituirci nel momento importante del rapporto sessuale,
come fossimo la stessa persona.”
Avevo altre
domande, ma imbarazzata da quel candore diretto, decisi di
cambiare argomento.
“Qualcuno
ha detto di lei: - Farinelli fu una rivelazione perché fino
allora avevo sentito solo una piccola parte di quello che il
canto umano può raggiungere. Ora comprendo che ho sentito tutto
quello che si può sentire.”
Continuò ad
assaporare il suo cognac, troppo vanitoso per rispondere.
“La sua
voce le permette cose che ad altri non riescono, anche di
esprimere la sua voglia di cimentarsi in opere vocalmente
difficili imponendo sempre la sua personalità e seguendo solo la
sua voglia di ostentare le sue qualità canore. Crede che questo
suo esprimersi sulla scena sia stata una rivalsa di quell’io
chiuso nella gabbia del suo corpo?”
“Cantare è diventato l’espressione della mia la vitalità, ma
soprattutto la mia virilità che esce dalle mie corde vocali e
non dal mio pene. L’essere sempre migliore, al centro
dell’attenzione mi dà tutta la carica necessaria per vivere.”
Per un attimo
rimanemmo in silenzio, i suoi occhi muti cercavano di spiegarmi
quello che le parole non riuscivano a dire.
“Cosa
pensa della solitudine?”
“E’ uno stato dell’anima, spesso ne soffro ma poi basta cantare
e uomini e donne accorrono attratti dalla voce e dalla mia
persona. Il loro acclamarmi mi inebria a tal punto che mi sento
il loro padrone. Questa è la mia sottile rivincita e come
nell’amore gioco e li faccio godere raggiungendo picchi
inesplorati.”
“Quanto
hanno influito le figure di Niccolò Porpora e Metastasio nella
sua vita?”
“Niccolò oltre che il mio Virgilio ha sostituito la figura di
padre che non ho avuto, i suoi insegnamenti hanno permesso di
far sbocciare la mia voce.”
“E
Metastasio…?”
“Mio amico e poeta, ha collaborato con Niccolò a scrivere opere
bellissime nelle quali ho avuto ruoli che mi hanno affermato,
ricordo ancora il successo, uno dei primi, ero giovanissimo, in
Angelica e Medoro.”
Prese un
fiore dal grande cesto e con fare elegante me lo porse
galantemente. Ero ancora
più imbranata, ma da quel nobile gesto capii che l’intervista
era finita.
Quasi
balbettando: “La ringrazio per la sua disponibilità”.
“Si figuri è sempre un piacere parlare così intimamente con una
bella donna.”
Feci per
alzarmi e lui con il suo fare unico mi prese la mano sfiorandola
con le labbra: “Addio splendida
creatura”
Arrossii.
Solo dopo
camminando lungo i corridoi vellutati del teatro ancora
illuminato dalle candele sentii una voce dolcissima che
m’avvolgeva. M’accarezzava quasi spogliandomi come fossero mani.
Nell’incantesimo capii che tra noi non c’era stata solo una
semplice intervista.
Lisa
Bebette |