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Si sposò il 22 ottobre 1945.
Era la coronazione di
un sogno, un traguardo raggiunto. Ero ricca, ammirata, agiata e
soprattutto moglie di un uomo potente.
Nel 1946 Perón decide di
candidarsi alle elezioni politiche.
Dopo un'estenuante campagna
elettorale, mio marito viene eletto Presidente. Il ruolo di
"first lady" mi si attagliava a perfezione. Adoravo farmi
confezionare abiti da sogno, sfoggiare pellicce e apparire a
fianco di mio marito in ogni occasione mondana.
Ma il popolo non approva…
L’Argentina era appena uscita
da una guerra dolorosa ed era mia abitudine visitare i quartieri
più poveri delle città, lasciando somme ingenti per aiutare i
bisognosi. “Sono una di voi, so cos’è la fame.” Ripetevo e il
popolo mi amava. E questo non poteva che creare malcontento
nelle sfere alte dell’esercito di un paese profondamente
maschilista.
Specialmente dopo la battaglia per
il voto alle donne…
Quella fu la mia rivincita personale, tanto che pur essendo
malata, mi fu portata ai piedi del letto un'urna elettorale
affinché potessi votare per la prima volta... l'emozione fu
talmente grande che scoppiai a piangere.
Ma la sua immagine pubblica era in
contrasto con i gioielli e il lusso più sfrenato?
Il mio scopo era aiutare la povera
gente e difendere i diritti fondamentali delle persone. Diedi
vita a centinaia di fondazioni a beneficio di poveri e
lavoratori. Feci costruire case per i senzatetto e gli anziani,
senza mai dimenticare le esigenze dei bambini.
Eh già, guardata con sospetto dal
mondo politico, venerata dagli umili per la sua generosità.
Tutto questo mi procurò
grandissima popolarità e ammirazione facendo tacere quei
pettegolezzi che erano frutto solo di invidia. Lei non può
immaginare con quanto piacere la domenica mattina mi affacciavo
al balcone della casa Rosada davanti alla folla festosa che mi
acclamava.
Nel 1948 nacque Evita City
Erano circa cinquemila
abitazioni messe a disposizioni delle famiglie più povere. Gente
che fino allora era vissuta nei tuguri si vide assegnati alloggi
più che dignitosi con tavoli, sedie, letti, vestiti scarpe e
medicine. Inoltre realizzai la città dei bambini, il quartiere
degli studenti, la casa per le ragazze nubili, per i pensionati
ecc… Io pensavo al popolo come a me stessa…. Spesso facevo delle
ispezioni a sorpresa negli istituti per controllare come
andavano le cose. Per tutti loro ero soltanto Evita, la
ragazzina emarginata che solo pochi anni prima era una di loro.
Purtroppo, dopo qualche anno di
una vita così intensa sopraggiunse la malattia.
Inizialmente pensavo a normali
scompensi all’addome dovuti ai miei cattivi rapporti con la
tavola, dato che, per il terrore di diventare grassa, non
mangiavo praticamente nulla fino a sfiorare l'anoressia. Poi, un
giorno, durante normali controlli i medici scoprono trattarsi in
realtà di un tumore all'utero in stato avanzato.
Perché rifiuta di farsi operare?
La gente aveva bisogno
di me! Non volevo restare confinata a letto quando intorno c'era
così tanta miseria.
Ma le sue condizioni peggiorarono
rapidamente. Non
toccavo praticamente cibo. Il 3 novembre 1951 finalmente
accettai di farmi operare, ma ormai era troppo tardi. Le
metastasi tumorali ripresero a farsi vive solo pochi mesi dopo.
Come si comporta Peron in questa
tragica situazione?
Il nostro matrimonio ormai era
solo di facciata. Durante la malattia dormiva in una stanza
lontana e si rifiutava di vedermi in quelle condizioni. Una
volta in piena notte riuscii perfino a trascinarmi nel palazzo
fino alla sua camera. Lui vedendomi si mise ad urlare in preda
al terrore: “Toglietemi questa cosa da qui.” Durante la malattia
comunque ho avuto il conforto di mia madre e delle mie sorelle.
Qual’era il suo pensiero
ricorrente durante la sua malattia?
Avevo solo un'ambizione personale:
che il giorno in cui si sarebbe scritto il capitolo meraviglioso
della storia di mio marito, di me si dicesse: c'era al fianco di
Peron una donna che si è dedicata a trasmettergli le speranze
del popolo. Di questa donna si sa soltanto che il popolo la
chiamava con amore EVITA.!
Sabato 26 luglio 1952, sua madre
uscì dalla sua camera. Cosa successe?
Mi fece pena e sospirai: "Povera
vecchia". Allora una delle mie sorelle guardandomi sorpresa mi
disse: "Perché povera? La mamma sta benissimo." Ed io risposi
"Lo so. Lo digo porque Eva se va." |