|
 |
|
L’ometto mi sorride e mi indica
con gentilezza una figura sottile e tonica, seduta di spalle su un
divanetto color salmone, proprio di fronte a me. Lo ringrazio
e mi incammino verso di lei: posso vedere il suo collo lungo e
bianco, scoperto dai capelli biondi raccolti in un’alta
crocchia. Indossa un semplice dolcevita nero, su pantaloni a
sigaretta dello stesso colore, e dalla grazia con cui lascia
scivolare la bellissima mano sul bordo del divanetto capisco che non
ho commesso errori. E’ sicuramente lei.
“Buongiorno lady... lady Eva” non posso permettermi di
chiamarla col suo cognome o metterei nei guai entrambe. Si volta
tranquillamente verso di me, e mi sento d’un tratto trafiggere dal
suo sguardo: i suoi occhi colore del cielo, i suoi tratti delicati e
alteri, le sue labbra rosse, la sua bellezza rara e solare. Capisco
che chi mi diceva che era splendida, in realtà non aveva saputo
trovare un aggettivo migliore. In effetti, non ne sarei in grado
nemmeno io.
“Buongiorno mia cara, la stavo aspettando”
la sua voce sensuale riempie le mie orecchie e non riesco a dire una
parola. “Vogliamo iniziare?
Non vorrei che ci fossero... dei contrattempi...” mi strizza
l’occhio e io annuisco. (CONTINUA)
|
|