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Noto che usa il plurale
majestatis, quell’abitudine di parlare usando il Noi e non l’Io. Anche
questo corrisponde all’idea che mi ero fatta di lei, prima di entrare nella
sala delle udienze e, finalmente, incontrarla di persona. E’ un modo per
sottolineare la propria sovranità, ma anche per mantenere un certo distacco:
e come potrei dimenticarlo? E’ veramente a suo agio su quel trono. Regina,
figlia di Re. Dichiarata illegittima a tre anni. Rinchiusa nell’orrenda
Torre di Londra a ventuno anni, processata per tradimento e assolta.
Incoronata regina a venticinque, dopo la morte della sorellastra Maria la
Cattolica, che i cittadini ribattezzarono la Sanguinaria. Mi fa segno di
avvicinarmi e manda via le damigelle e i consiglieri.
Abbiamo voglia di solitudine. Congedatevi tutti. E detto tra noi, con te,
fanculla, posso anche abbandonare questa abitudine che ho, di parlare di me
al plurale. Non ha senso, ora.
Le chiedo il permesso di fare domande anche ardite. E vengo esaudita. Ho la
sensazione che sia suo desiderio aprirsi, svelarsi un poco, ed è una grande
occasione per me. Così, inizia la mia intervista a una delle donne più
affascinanti e potenti che la Storia abbia mai conosciuto. Sovrana in
un’epoca in cui regnare significava avere accanto un uomo che lo facesse al
posto tuo.
Per prima cosa, vorrei osare chiedervi ciò che tutti vi chiedono, Maestà.
Perché non vi sposate?
Sarà una piena soddisfazione per il mio nome ed anche per la mia gloria se,
quando morrò, queste parole potranno essere incise sul marmo della mia
tomba: "Qui giace Elisabetta, che regnò vergine e morì vergine". Non trovate
sia meraviglioso, altisonante? Non trovate che sia un bellissimo augurio,
per una Regina? Dimostrerò che pur essendo donna, sono degna figlia di
Enrico VIII, e che non ho in assoluto bisogno di un uomo al mio fianco per
poter portare avanti questo meraviglioso paese. Oh sì, io amo l’Inghilterra.
Proprio come l’ha amata mio padre!
E voi, mia regina, avete amato vostro padre come amate l’Inghilterra?
Dopotutto è stato anche l’assassino di vostra madre. Non sarà per questo
motivo che fugate ogni possibilità di maritarvi? Avete paura?
Ha ucciso mia madre, sì. La testa di Anna Bolena è rotolata via, e io sono
rimasta orfana. Orfana, dichiarata bastarda. Sapete che l’opposizione
cattolica non ha mai smesso di chiamarmi così? “La bastarda”, mi chiamano...
Ah certo, loro predicano la carità, il perdono, poi sono i primi a sputarti
addosso veleno! Sì, Enrico mio padre aveva una debolezza, le donne. Ed è
stata quella la causa di tutto. Era vanitoso, prepotente, se si
incapricciava di una femmina la esigeva subito nel suo letto, e se gli
piaceva, beh... si liberava della moglie di turno e se la sposava. Forse
avete ragione. Amare, desiderare, sono emozioni che un re non dovrebbe
provare.
Eppure voi... lasciate libero il vostro desiderio. E so per certo che non
c’è stato un solo uomo nel vostro letto. E’ vero?
Robert. Vi riferite a lui? Il popolo e i pettegoli di corte lo definiscono
“il favorito della regina”. Malignano, chiaccherano di continuo. Ma che cosa
vogliono saperne loro, di quello che rappresenta Robert Dudleyper la
sottoscritta? Sospettano molte cose di me, ma non ne possono provare
nessuna. E’ questo il loro problema. Sì, Robert è da molti anni che entra
nel mio letto. E’ sposato, ma a parte le frequenti crisi di gelosia
reciproche, e tra alti e bassi, è da molto tempo che tra noi c’è feeling.
Sintonia. Passione. Forse chissà, trova afrodisiaco poter avere la donna più
potente del mondo. A volte fa questo effetto. E per quel che riguarda gli
altri amanti... sì, ce ne sono stati, più di uno, e presumo continueranno ad
esserci, mia cara.
Quindi non è l’unico. Avete ricevuto molte offerte di matrimonio e avete
flirtato con parecchi rampolli di case reali. Caterina de’ Medici vi ha
offerto il figlio Enrico, ad esempio. Che potete dire di lui?
Chi?! Quello che entrava nel mio guardaroba per imbellettarsi e rubarmi i
vestiti? (ride) Era proprio senza speranza. Una volta l’ho sorpreso in una
delle stanze del mio palazzo, mio ospite, mentre cantava canzoni sdolcinate
e stonate, indossando un corsetto, due bellissimi orecchini, circondato da
uomini e donne uno sopra l’altro, aggrovigliati in abbracci e amplessi e
orgasmi. Un’orgia, dove lui, o forse dovrei dire LEI, era l’attrazione
principale. Vi immaginerete la mia sorpresa, e il mio divertimento:
inconsapevolmente, mi aveva appena donato il pretesto per buttarlo fuori a
calci da casa mia. Senza cercare una scusa ancor più valida per respingerlo!
(ride di nuovo)
Caterina vi ha offerto anche il quartogenito però. Che scusa avete usato per
rimandarlo a casa, quella volta?
Francesco? Ah, il ranocchio!! Avete voglia di farmi ridere oggi, mia cara.
Mi state facendo ricordare episodi davvero buffi e strani. Lo sapete che ha
il naso diviso in due? Sì, è deforme. E’ nato così, non chiedetemi perché.
Dev’essere stato a causa della sua natura, e del suo valore morale.
Francesco è quello dai due nasi, cosa non difficile a chi ha due facce. Mi
avete compresa, vero? (fa l’occhiolino) Beh, l’ho tenuto alla mia corte per
tre anni. L’ho fatto accompagnare dal mio Robert qualche mese fa ai confini
del mio regno. Mi ero stancata. E dopotutto, era una sorta di ripicca
proprio nei confronti di Dudley. Chissà se l’ha intuito...
Voi avete uno spiccato senso dell’umorismo, Maestà. E’ vero che vi prendete
spesso gioco dei lord e degli uomini di Chiesa, in Parlamento?
Sono riuscita, con l’astuzia e l’intelligenza, a creare una base solida in
Parlamento, ma non crediate sia stato tutto così semplice. Ho faticato, per
dimostrare ciò che sono. Ho lavorato duramente, partecipando alla vita
politica, proteggendo le arti, contribuendo alla rinascita di questo paese.
Quelli si credevano che io fossi una stupida. “Ma Voi siete una DONNA,
Maestà!”. Lo dicevano e lo riptevano come se fosse stata una peste, un
abominio. Loro sono abominevoli. Loro che complottano contro di me e si
azzannano tra loro per un tozzo di pane in più. A volte mi disgustano. E’
anche per questo che non voglio maritarmi: non voglio dar loro nessuna
soddisfazione, per nessuna ragione al mondo.
Qualcuno dice anche che voi non vogliate sposarvi perché siete sterile. E’
un pettegolezzo, naturalmente...
Queste chiacchiere da chi arrivano, dalle mie lavandaie? Quanti anni ho? Ho
quarantotto anni, credete che sia necessario parlarne ora? Quelle sulla mia
fertilità, e sulle mestruazioni scarse, sono indiscrezioni dovute
all’invidia. Alla volontà di gettare discredito sulla mia persona. Mi
credete così ingenua? Sono stata sull’orlo di sposarmi ben due volte, e per
ben due volte i medici che mi hanno visitato mi hanno trovata sana. In
perfetta forma. Niente malformazioni congenite ai genitali, niente problemi
di salute. Avrei potuto benissimo dare un erede all’Inghilterra. Se solo
avessi voluto, naturalmente.
E non avete mai sentito il desiderio di un figlio?
Se devo essere sincera, il mio amore per il mio paese supera ogni cosa. Per
l’Inghilterra sono figlia, moglie, madre. Ma non ho mai avuto grande
desiderio di dare alla luce un bambino. Complicazioni, dolore, problemi. E,
soprattutto, necessità di un padre legittimo, che lo riconosca. No, grazie.
Un’ultima domanda, mia sovrana. Se il Destino vi avesse chiamato a un
diverso compito, e non foste stata incoronata Regina, che cosa avreste
voluto essere?
Potrei risponderti in modo romantico. Potrei dirti che mi sarebbe piaciuto
vivere una vita normale, ritirarmi nelle campagne inglesi e sposare un uomo
che si prendesse cura di me. Potrei dirti che avrei desiderato condurre una
vita agiata, lontana dalla politica, dagli intrighi e dai problemi che
questo mio compito pretende. Ma sarebbe una menzogna. Io sono Elisabetta I
della dinastia dei Tudor. Sono figlia di Enrico VIII. Sono figlia di mio
padre. Ho sposato l’Inghilterra e per quanto io possa prendermi i miei
piccoli piaceri terreni, per quanti amanti e favoriti io possa invitare nel
mio letto, per quanto io possa desiderare qualche attimo di tregua, non ho
la volontà né la capacità di dimenticare chi sono. E ogni giorno mi guardo
allo specchio, mi passo la polvere di gesso sul viso, mi coloro le gote di
rosso acceso, mi pettino i miei capelli ribelli e li acconcio a dovere, mi
vesto col mio abito più bello e faccio il mio dovere di Regina. Perché ho a
cuore le sorti del mio popolo. E mi va bene così.
Mi inchino a baciarle l’anello. La guardo di nuovo, per l’ultima volta.
Attraverso i suoi occhi vedo un universo di pensieri e sentimenti
contrastanti. Vedo fascino e saggezza, prudenza e acutezza d’ingegno. Vedo
la bellezza di una donna che sta piano piano sfiorendo, di una donna che ha
saputo e voluto essere indipendente, e ha reso l’Inghilterra un paese
prospero e potente. Ringrazio Sua Maestà e noto che sembra quasi sollevata,
come se la chiaccherata a cuore sincero l’abbia sollevata di un pesante
fardello. E sono lieta di averle dato questa gioia, perché devo essere grata
a Elisabetta del grande dono che mi ha fatto: uscirò da questa stanza più
ricca e più forte di prima.
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