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Il volto segnato da ben
quarantotto primavere è coperto da un trucco pesante, e
illuminato dalla fulva e infuocata capigliatura, di un
rosso acceso. La mia schiena, a questa vista, viene
percorsa da un brivido sottile quanto terribile. Vorrei
schiarirmi la voce per parlare, ma non ce la faccio.
“Questa è la fanciulla
che chiede di intervistarVi, Mia Graziosissima Sovrana”
Con mia sorpresa, il cortigiano mi introduce,
togliendomi dall’imbarazzo e presentandomi alla Regina.
Faccio un inchino profondo, ben attenta a non perdere
l’equilibrio, trattenendo il respiro a causa del
corsetto stretto in vita che mi impedisce di respirare.
Quando mi rialzo, ho quasi un mancamento e noto che
Elisabetta I mi guarda sorridente, quasi divertita.
“Sembra a Noi soltanto, o non siete molto esperta con quel corsetto?”
Il mio volto si accende di imbarazzo, e la risata
sincera della regina riempie la sala: allora è veramente
come avevano detto, ama gli scherzi e i giochi di parole
a volte divertiti, a volte sferzanti, usando spesso il
suo senso dell’umorismo anche con chi non conosce.
Dicono sia molto civetta, che abbia una vanità e una
passione innata per le adulazioni alla sua persona, e
che sia assai recettiva a tal proposito. Non ho nulla da
perdere. Tento questa carta.
“Come Voi dite, non lo sono, Maestà. Ma se anche lo fossi, come potrei
competere con la Vostra eleganza e la Vostra grazia
nell’indossare abiti tanto meravigliosi?”
La vedo tornare seria, forse non s’aspettava una mia
reazione, una risposta al suo gioco. Poi, d’un tratto,
si lascia sfuggire un sorriso comprensivo e soddisfatto.
“La vostra lingua è
assai pronta, e vellutata, fanciulla. Vi siete riscattata in fretta. Suvvia,
avvicinatevi, e vediamo di capire che cosa volete da Noi.”
(CONTINUA)
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