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E’ lei la
donna che ha avuto il compito dalla storia di spiegare ai propri
figli, che adoravano il nonno Benito, come quel loro nonno, tanto
affettuoso, avesse condannato a morte il loro papà.
La stanza
è piena di ricordi in bianco e nero, foto alle pareti, libri,
oggetti vari. Sulle sue ginocchia uno yorkshire.

"Sa, una
volta a settimana prendo un taxi e mi faccio accompagnare in
periferia nel posto esatto dove ho seppellito i miei gatti e i miei
cani. Loro mi hanno aiutato a superare i momenti più tragici della
mia vita. La gente che mi vede deporre i fiori mi reputa pazza,
perché in quel posto non c’è una lapide, una croce, un segno di
riconoscimento… Non c’è nulla, ma io lo so che sono là, sotto quella
terra."
La sua vita intensa
le ha permesso di avere molti ricordi…
Dentro di me
c’è la storia, che avrei preferito non avere. La mia mente è ferma
lì, ai giorni della tragedia, non se ne è più liberata. Tanti
ricordi che si accavallano sorprendentemente nitidi, ma nessun
rimpianto. Del resto come potrei averne?
Parliamo
delle sue origini?
Sono nata a Forlì da mio padre Benito e mamma Rachele. I miei al
tempo non erano sposati in ossequio alle idee anarco-socialiste di
mio padre, quindi venni registrata all'anagrafe come figlia
illegittima con l'indicazione "N. N." al posto del nome materno.
Quindi
la leggenda che lei sia figlia di Angelica Balabanoff è falsa…
Diciamo che venne messa in giro dagli avversari politici di mio
padre. Angelica Balabanoff, una militante socialista di origini
russe, ebbe effettivamente una relazione con mio padre al tempo
dell’esilio in Svizzera, ma le posso assicurare che sono figlia di
mia madre Rachele.
A
vent’anni sposa Galeazzo Ciano…
Grazie alla mia amica Maria, conobbi suo fratello, il conte
GianGaleazzo. Fu un colpo di fulmine, dopo soli due mesi ci sposammo
a Roma. Andammo a Capri in viaggio di nozze e poi a Shanghai dove
Galeazzo svolgeva l’attività di console.

Ebbe tre
figli vero?
Fabrizio, Raimonda e Marzio. Dopo la nascita di Fabrizio tornammo a
Roma. Galeazzo divenne prima sottosegretario alla Stampa e
Propaganda e poi ministro degli Esteri.
Come fu
la vita matrimoniale?
Per il ruolo che occupava, Galeazzo era sempre indaffarato. Poi
addirittura partì per la guerra d’Abissinia. Io svolgevo una vita di
società e mi occupavo dell’educazione dei figli nella nostra casa ai
Parioli. La domenica come d’abitudine portavo i ragazzi a Villa
Torlonia a far visita ai nonni.
Come mai
lei stessa definì i suoi comportamenti “da maschiaccio”?
Sin da bambina a Milano manifestai un carattere forte. Da ragazza
fui la prima in Italia a portare i pantaloni. Non capivo perché
alcune attività fossero riservate soltanto agli uomini. Questo mio
carattere intraprendente e ribelle mi portò a scontrarmi non di rado
con mio padre. Pensi che una volta lui ebbe a dire: "Sono riuscito a
sottomettere l'Italia, ma non riuscirò mai a sottomettere mia
figlia".
Durante
la guerra lei si dichiarò filo-tedesca!
Ho sempre appoggiato fermamente le scelte di mio padre al contrario
di mio marito sempre in preda a dubbi atroci.
Anche
lei partecipò attivamente alla guerra…
Partii per l'Albania con il gruppo delle crocerossine. La
nave-ospedale sulla quale eravamo imbarcati venne silurata dagli
inglesi. Fu un disastro con centinaia di vittime, io mi tuffai in
mare e nuotando riuscii a pormi in salvo su una scialuppa.
A chi
aveva lasciato i suoi figli?
Li avevo affidati ad una governante, una signora intransigente
tedesca che rispecchiava il mio carattere. Ma nel ’43 lasciai le
crocerossine e rientrai in Italia.
Nello
stesso anno suo marito vota la mozione Grandi di sfiducia a
Mussolini cosa successe?
Ricordo ancora quel 25 luglio. Ero in vacanza al mare con i figli,
quando arrivò un messaggio da mio marito che mi invitava a rientrare
subito a Roma. Il fascismo era caduto. Quel voto gli costò l’accusa
di alto tradimento e fu l’inizio della nostra tragedia.
Cosa
fece?
Condussi una solitaria battaglia per salvare la vita di mio marito
anche se politicamente non ero assolutamente d’accordo con lui.
Mentre Galeazzo restava barricato in casa, cercai di patteggiare con
i tedeschi l'espatrio della mia famiglia, dopo che il Vaticano aveva
rifiutato il nostro asilo.

Come si
comportarono i tedeschi?
Finsero di farci espatriare, destinazione Spagna, invece ci fecero
prigionieri in Germania. Mio marito fu rispedito in Italia. Intanto
mio padre era stato liberato ed aveva costituito la Repubblica di
Salò. Mio marito venne arrestato il 18 ottobre 1943.
E lei?
Misi al sicuro i miei figli in Svizzera e cercai di far leva sui
sentimenti di mio padre per liberare mio marito.
Si parla
di furiosi scontri con suo padre e sua madre Rachele!
Nel frattempo Galeazzo era stato condannato a morte nel Processo di
Verona ed a me non restava che fare tutti i tentativi possibili per
salvargli la vita compreso un contatto che mi portò vicino ad
Hitler.
Nonostante tutto Galeazzo Ciano fu ammazzato! Perdonò mai suo padre?
Alcuni anni dopo la sua morte lo perdonai. Per quanto riguarda il
rapporto con mia madre invece lei ha difeso il suo uomo, io il mio!
Finita
la guerra cosa accadde?
Ero e mi sentivo sola. Dopo la fucilazione di mio marito e di mio
padre mi rifugiai assieme ai miei figli in Svizzera in un piccolo
convento di suore domenicane. Dietro richiesta del nuovo governo
italiano mi obbligarono a tornare in patria. Qui venni giudicata e
condannata a due anni di confino sull’isola di Lipari.
Il suo
soggiorno a Lipari ci sembra molto interessante…
Cosa vuole che le racconti? La mia storia con Leonida?
Si è
scritto tanto e mi piacerebbe sapere qualcosa direttamente
dall’interessata.
Lo vidi per la prima volta appena sbarcata a Lipari, era alto,
forte, il volto saraceno di certi siciliani arabi. I primi contatti
furono molto cauti, Leonida mi aiutò a trovare una sistemazione
nell’isola. Ma una sera di maggio, sulla terrazza della casa con
vista incantevole, fu l’inizio di una grande storia di amore.

Chi era
Leonida Buongiorno?
Vuole ridere? Ebbene sì un comunista, capo della sezione del PCI di
Lipari, partigiano nella Resistenza in Francia, sotto il falso nome
di Paul Zanettì.
Come
andò?
All’inizio fui molto guardinga a causa della mia tragedia familiare,
erano passati solo sette mesi!!! Poi iniziai ad essere complice del
suo gioco erotico fatto di sguardi e di carezze. Ci scambiavamo
lettere perlopiù scritte in francese ed in inglese per difenderci
dalla curiosità dei postini. “Caro amico, se i vostri impegni
politici e i vostri svaghi della domenica ve ne daranno la
possibilità, vorrete essere così cortese da venire a farmi una
visitina? Sul tardi. Nel pomeriggio…” E la passione lievitò fino a
travolgerci e con essa l’amore e la confidenza. Le prime volte, per
stupirlo, mi facevo trovare distesa sul letto, coperta appena dal
velo della zanzariera. Furono momenti indimenticabili anche se ci
dividevano il suo ottimismo nel futuro e la mia disillusione della
storia.
Estate
del ’46: dopo nove mesi arrivò l’amnistia…
Esatto! La nostra storia d’amore conobbe lo strazio della
lontananza. Del resto non vedevo l’ora di rientrare per
riabbracciare i miei figli. Portai via con me la nostalgia del
grande amore, un mio ritratto nudo fatto a matita da Leonida e lo
sciabordio delle onde sulla riva che facevano da sfondo ai nostri
momenti romantici e silenziosi. Un corrispondente del Corriere della
Sera scrisse all’epoca: “L’elegante signora» pare poco interessata a
lasciare l’isola, anche perché «non ha disdegnato l’assidua
compagnia di un aitante giovane del luogo, il sig. Leonida
Buongiorno.”
Come
visse il distacco?
Passavo il tempo a scrivere lettere, perfettamente in sintonia con i
miei stati d’animo, i quali si alternavano repentinamente tra la
depressione e la speranza. A volte scrivevo: “Spero che voi siate
infelice e soffriate a causa mia.” Oppure: “Chéri, darling, è
piacevole alzarsi al mattino e ascoltare parole di amore che vengono
da lontano.” Altre dove trascrivevo semplicemente delle poesie
sperando che il suo cuore le accogliesse con lo stesso impeto e lo
stesso coinvolgimento passionale.

Ma non
fu così, vero?
Mio malgrado scoprii che Leonida aveva una fidanzata sull’isola.
Angela, sua futura moglie. Fu crisi vera di gelosia, furono attacchi
di panico, fino allo sconsiderato gesto di tagliarmi i capelli a
zero e spedirgli la foto della testa pelata.
Vi
vedeste ancora?
Ci incontrammo una volta a Messina ma ormai il suo cuore era
lontano. Non volli rassegnarmi ed in una delle ultime lettere gli
scrissi: “Venite dunque con me. Non abbandonate questa felicità che
gli Dei vi offrono.” Ma le risposte di Leonida si fecero sempre più
rare.
La stanza ormai è in penombra. Edda si alza. Guarda l’orologio. Si
scusa, ma ha fretta. La sento trafficare in cucina, poi torna con
una busta in mano.
"I miei gatti mi aspettano! Non mi perdonerei mai se solo uno di
loro rimanesse a digiuno."

Dopo l’esperienza di Lipari Edda inizia una battaglia personale per
il recupero della salma del padre e per riavere i beni di famiglia
sequestrati. Recuperata una parte dei beni di famiglia, la vita
comincia a scorrere in modo meno convulso, nonché più agiato.
Viaggia per il mondo per conto proprio senza mancare di far visita
ai figli Fabrizio e Dindina (Marzio è morto giovanissimo), sistemati
all'estero.
Edda Ciano muore a Roma l'8 aprile 1995; è sepolta a Livorno, nel
Cimitero della Purificazione, accanto a Galeazzo.
Nel 1989 la figlia prediletta dal Duce rilasciò delle interviste
durante le quali racconta per la prima volta la sua vita, il suo
rapporto con i genitori, l'ascesa al potere del padre, i suoi amori,
le guerre, la vita mondana, le tragiche giornate di Verona.
Nel 2009, viene pubblicato " Edda Ciano e il comunista.
L'inconfessabile passione della figlia del Duce", scritto da
Marcello Sorgi. Il libro racconta quella stupenda storia d'amore
venuta a galla con il ritrovamento di una scatola rimasta sigillata
per moltissimi decenni e nascosta in un armadio della Petite
Malmaison di contrada Timparozzo a Lipari. Qui dentro sono state
trovate lettere d’amore e appunti che testimoniano
“L’inconfessabile passione della figlia del Duce“.

L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:
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it.wikipedia.org/
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www.tonyassante.com
www.lastampa.it
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