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“Lui muore dopo tre anni quando voi non ne avevate 20.”
“Fu l’epidemia a falcidiare la mia famiglia e mi ritrovai
sola e disperata.”
“A questo punto, quale migliore
occasione per una ricca ereditiera imparentarsi con una grande
famiglia romana: i Pamphili?”
“Ero ricca ma non titolata. Sapesse la gioia di trasferirmi a
Roma nello sfarzo di splendidi palazzi di proprietà della
famiglia del marchese mio futuro marito! Comunque vorrei
precisare a chi mi accusa di avidità, e lo scriva per favore,
che la famiglia Pamphili al tempo aveva dei grossi problemi
finanziari e il mio denaro fu indispensabile per finanziare la
carriera del futuro papa.”
“Ma le vostre vere fortune iniziano quando suo marito
Pamphilio Pamphilj passa a miglior vita e voi vi ritrovate di
nuovo nell’invidiabile posizione di vedova.”
“Non creda, è stato un periodo molto difficile per me e devo
ringraziare mio cognato Giovan Battista Pamphili che nonostante
la sua posizione mi è stato molto vicino.”
“Si dice anzi che non si muoveva foglia senza il vostro
consenso e che il Papa non osava prendere una decisione senza
consultarsi con voi.”
“Diventai l'unica persona di cui Sua Santità si fidava ed
accettava consigli. Ambasciatori, artisti, mercanti, politici, e
tutti i personaggi di rilievo a Roma mi offrivano ricchi doni,
per conquistare la mia benevolenza ed essere presentati
favorevolmente ad Innocenzo X.”
“Quindi una marionetta nelle mani abili di una burattinaia?”
“Preferirei essere ricordata per l’importante attività di
relazioni diplomatiche che diedero nuovo lustro e cospicue
ricchezze alla Chiesa.”
“Ma dal popolo non eravate benvoluta!”
“Diciamo che non piacevo affatto.”
“Perché? Pensavano che foste voi a governare?”
“Sapevo di essere impopolare, ma non m’importava poi molto,
dato che le mie enormi ricchezze e la mia posizione sociale mi
mettevano in condizione di ottenere qualsiasi cosa avessi
desiderato, fintanto che avevo per cognato il papa.”
“E comunque il popolo non era certo contento di essere retto
da una donna che era stata a sua volta una popolana e che per
giunta veniva da un piccolo centro fuori Roma.”
“Credo che sia proprio così, mi soprannominarono Pimpaccia, e
su di me fiorirono diverse invettive ironiche. Ogni tanto le
leggevo affisse al Pasquino, proprio dietro l'angolo di Palazzo
Pamphili .”
“Da dove deriva il soprannome?”
“Appunto da una pasquinata. Venivo definita "Olim-pia, nunc
impia.” È un gioco di parole: in latino olim-pia significa una
volta religiosa mentre nunc-impia significa adesso empia. Quindi
il senso della frase è: Una volta brava e religiosa, ma adesso
corrotta e peccatrice!” Ride a voce alta.
“Questo vostro rapporto fa nascere comunque dei pettegolezzi
anche a corte. Si sussurra che eravate più che cognati.”
Mi fissa, la guardo.
“Riesco ad intuire il motivo della vostra intervista e prima
che continuiate vi rispondo che erano solo calunnie. Non sono
mai stata l’amante del papa!”
“Ma avete trascorso ben 15 anni insieme!”
“Su di me si è scritto molto, ma unicamente per scavare nel
torbido cercando intrighi inesistenti. Non dimenticate che mi
muovevo all’interno del Vaticano in un ambiente esclusivamente
maschile per cui mai avrebbero accettato una donna intelligente.
Se fossi vissuta nei vostri giorni sarei stata definita una
donna volitiva e di temperamento, punto.”
“Siamo nel 1648 quando si conclude la sanguinosa Guerra dei
Trent'anni, la pace di Westfalia sancisce, tra le altre cose, la
perdita di vasti territori ecclesiastici in Germania.”
“Innocenzo X ha cercato di protestare per l’ingiustizia, ma
la voce della Chiesa vebbe a malapena ascoltata al tavolo delle
trattative.”
“Tuttavia è un periodo di decadenza per il papato nonostante
Roma sia tutto un fiorire di monumenti e chiese barocche.”
“Abbiamo lasciato alla storia questa piazza meravigliosa.”
Mi indica le opere di
Bernini e Borromini.
“E’ un caso che il luogo di Roma particolarmente premiato è
la dove voi risiedete?”
Ride.
“Non credete che anche per questo motivo il popolo romano non
vi abbia amata? La città stava morendo di fame mentre voi vi
circondavate di così costose bellezze architettoniche.”
“Lascio il giudizio ai posteri. Non credo che al mondo esista
piazza più bella.”
“Si racconta che poche ore prima della morte di Innocenzo
avete riempito due casse di monete d’oro.”
“Sapevo che alla sua morte avrei perso tutto, per cui caricai
le casse su una carrozza, ma senza fuggire mi allontanai da
Piazza Navona.”
“Dicono che in quel palazzo avevate regnato come una regina.
Vi è dispiaciuto?”
“I Pamphili avevano numerose altre proprietà, fra cui una
famosa villa alle spalle del Vaticano.”
“Il successore di Innocenzo, Alessandro VII, vi esiliò a San
Martino al Cimino.” “Tra l’altro fui invitata a
restituire l'oro! Naturalmente mi rifiutai.” Sopraggiunte a
Piazza Navona mi dice:
“Mia cara quello è il mio palazzo, naturalmente oggi è tutt’altra
cosa rispetto all’antico splendore.”
Nel buio della carrozza mi sembra di intravedere una lacrima che
scende discreta.
In silenzio mi fa cenno di scendere, l’intervista è finita.
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