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Era nato lo
stile rivoluzionario Chanel!
Sostituii la moda ingombrante e fastosa della belle èpoque con
tailleur costituiti da giacche maschili e gonne diritte o
pantaloni, appartenuti fino a quel momento all'uomo. Insomma uno
stile sobrio ed elegante, ma anche pratico. Mi ero ripromessa di
liberare la donna, la volevo rendere indipendente dagli uomini,
libera e rivoluzionaria, moderna e all'avanguardia.
Anche le stoffe subirono un cambiamento!
Il miei tessuti preferiti erano il tweed e soprattutto il
jersey. Un materiale a maglia molto flessibile che intagliato
nei tailleurs divenne un vero e proprio must della moda, che
accompagnavo con i colori blu scuro, beige e grigio.
Gli accessori divennero indispensabili…
Facevo largo uso di bigiotterie in perle, lunghe catene dorate,
e l'assemblaggio di pietre vere con gemme false
Nei primi anni '30 sposò uno degli uomini più ricchi
d'Europa, il Duca di Westminster. Si trovava a suo agio nel
ruolo di duchessa?
Ci sono state parecchie Duchesse di Westminster, ma una sola
Chanel!
Nella seconda metà degli anni trenta fu travolta però dalla
crisi economica internazionale..
Furono tempi incerti e bui. Nel 1936 addirittura venni chiusa
fuori dal mio atelier dalle lavoranti in sciopero. Fu per me un
dolore immenso e decidi di chiudere la maison licenziando tutti
i dipendenti.

Perché nel ‘45 emigrò in Svizzera?
Avevo perso la testa per un ufficiale nazista. Il classico colpo
di fulmine che mi fece perdere credibilità e simpatia da parte
dei miei connazionali. Sui accusata addirittura di
anti-semitismo.
Facciamo un salto di qualche anno. Nel 1954 decise di
rimettersi in gioco.
Nonostante le dichiarazioni di Marilyn Monroe che diceva di
andare a letto solo con una goccia di Chanel n°5 le vendite del
profumo erano drasticamente calate. Quindi all’età di 70 anni
sfidai me stessa presentando una nuova collezione ispirata agli
anni 20.
La stampa la demolì definendo la sue creazioni un clamoroso
fiasco.
In realtà avevano visto il futuro e lo avevano scambiato per
passato. Non sapevano che la moda dei futuri anni '60 avrebbe
richiamato per alcuni aspetti gli anni 20.
Il tempo le ha dato ragione?
Sì. Nonostante l’iniziale insuccesso, grazie anche alla stampa
americana, risalii sulla cresta dell'onda nel giro di due
stagioni.
Gli americani erano entusiasti del "tailleur di Chanel".
A distanza di quasi trent’anni la giacca subì un cambiamento di
stile cardigan, con inclusa la tipica catenella cucita
all'interno; la gonna ancora più semplice e comoda, tagliata più
corta.
Secondo lei perché ha avuto tanto successo?
Fondamentalmente credo che la mia impronta stilistica si fonda
sulla ripetitività dei modelli base. Le varianti erano
costituite dal disegno dei tessuti e dai dettagli. Come dire:
“la moda passa, lo stile resta”…
Gabrielle muore a 87 anni, una domenica mattina, nella sua
suite all'Hôtel Ritz di Parigi. Attualmente la maison è
presieduta come direttore artistico da Karl Lagerfeld.
Nel 1969 a Broadway fu prodotto un musical, Coco, nel quale
lavorava Katharine Hepburn, ispirato alla sua vita.
Nel 1978 nella Casa di mode Chanel è stata introdotto il
pret-a-porter: oggi il suo impero rende più di centosessanta
milioni di dollari all'anno.
IN
COLLABORAZIONE CON
http://www.psicolinea.it/p_p/coco_chanel.htm
http://it.wikipedia.org/wiki/Coco_Chanel
http://biografie.leonardo.it/
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