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E’
vero che sua madre la usò come riscatto sociale?
Ai quei
tempi quel tipo di maternità costituiva di certo un disonore, una
colpa da espiare. La bellezza di una figlia, voluta a tutti i costi,
sfidando la mentalità gretta del tempo, fu per lei una rivalsa, il
simbolo di purezza da ostentare e non sicuramente il risultato di un
volgare adulterio.
Le prime foto la ritraggono a soli tre anni e sono scattate nello
studio di Félix Nadar, l’inventore della foto d’arte.
Mia madre sapeva come muoversi. A sette anni ero già uno dei
“topolini” dell’Opéra, le danzatrici in erba.
Come mai l’amore per la danza?
Più che amore direi una buona attitudine alla disciplina, alla
grazia e all’armonia del corpo. Pensi che il debutto ufficiale
avvenne ad appena undici anni.
… e fu subito successo!
Beh non esageriamo! Dicevano di me che riuscivo ad abbinare grazia e
bellezza, leggerezza e sensualità anche se la tecnica lasciava a
desiderare. Non c’era balletto in cui non venivo notata: non per
come danzavo sulle punte, semplicemente perché ero bella.

Sconvolse i sogni di tanti ammiratori…
Solo
successivamente mi resi conto come gli adulti scorgevano dietro quel
fisico immaturo, dal contorno ancora acerbo, una straripante
femminilità.
Quindi… colpiva il suo fascino adolescenziale.
Beh sì
anche in età adulta conservai quel fisico fanciullesco con tanto di
vitino stretto e gambe lunghe affusolate.
Immagino che lei volesse essere apprezzata solo come ballerina…
Dovetti
lavorare duramente per emergere, la concorrenza era spietata, e così
mi ritrovai a calcare i palcoscenici della Belle Epoque accettando
compromessi ed esibendomi in locali diciamo meno raffinati
dell’Opera. Purtroppo quel tipo di frequentazione mi costò la fama
di donna facile e capricciosa.
Disse di lei: “Io ero al singolare, e le altre al plurale”
Davvero?
Posò anche come modella, vero?
Ricevetti
molte richieste di pittori e fotografi famosi dell’epoca tra i quali
Toulouse-Lautrec, Edgar Degas, Giovanni Boldini.
Famoso il cartellone pubblicitario per Les Folie Berger di
Toulouse-Lautrec…
Mi
ritrasse in punta di piedi , con un tutù bianco che metteva in
risalto il mio “vitino da vespa”. Dopo quella locandina molte donne
di Parigi tentarono di imitarmi spremendo i propri fianchi dentro
sottilissimi vestiti.
Ci parli dello scultore Alexandre Falguiére…
A
vent’anni, mi resi conto di non possedere il fuoco sacro dell’arte e
ben presto mi dovetti convincere che non sarei mai diventata una
Sarah Bernardt della scena. L’incontro con lo scultore avvenne
proprio allora e mi trasformò in un’icona di bellezza femminile. Al
Salon du Printemps Falguiére espose la sua Danseuse: nuda,
verginale, il mio volto inconfondibile che illuminava il bianco
marmo del seno, del ventre e delle gambe fece il resto...
Divina o impura?
Suscitò
grande scandalo tra i puritani. Fui travolta da quel clamore ed
addirittura dovetti negare di aver posato, ma l’effetto fu l’eterno
dibattito tra chi mi riteneva divina e chi mi voleva impura.
Successivamente nella mia autobiografia “Le Ballet de ma vie”
chiarii la cosa: Falguière aveva solo immaginato le mie forme
attraverso i miei vestiti in quanto non mi ero mai spogliata.

Tra i tanti ammiratori spunta il nome del re Leopoldo II del
Belgio
Era il
1896 quando Leopoldo mi vide danzare per la prima volta durante un
viaggio a Parigi. Io avevo 22 anni, lui quaranta di più . La nostra
relazione diventò come il segreto di Pulcinella, eravamo su tutte le
bocche e su tutti i giornali. Nei salotti di tutta Europa il re fu
ribattezzato Cleopold.
Come mai tutto questo sarcasmo?
Io ero
considerata la donna più bella di tutta Parigi mentre lui era
anziano, grasso e imponente. Mi seguiva in quasi tutte le tournée
inondandomi di fiori e regali. Non perdeva una mia esibizione al
teatro dell’Opéra. Per i giornali d’epoca diventai la bambolina
ostaggio di un vecchio, manovrata a suo piacimento.
Questo evento contribuì maggiormente a renderla l’ideale di
bellezza irraggiungibile e verginale…
Ne fui
così consapevole che mi adeguai nel modo di vestire e nel
comportamento evitando pose volgari. Doucet, il più grande couturier
del tempo, disegnò per me abiti sobri senza mai indugiare in spacchi
e decollété di troppo, mantenendo quindi quell’alone celestiale.

In effetti leggendo le sue biografie non viene mai accomunata
alle grandi mantenute dell’epoca.
Curai
molto la mia immagine. Le mie foto, diventarono cartoline, oggetto
pubblicitario, calendario, feticcio, una moda e una mania. Ci fu uno
sfruttamento commerciale senza pari, centinaia di migliaia di
riproduzioni per tutta Europa e le Americhe...
Ci può spiegare finalmente il mistero di quello chignon basso con
riga centrale, sua inconfondibile acconciatura ?
Leopoldo
il re del Belgio in un impeto di gelosia mi tagliò i lobi. Il suo
stato di impotenza lo portava spesso ad eccessi incontrollati di
rabbia. E così adottai quella pettinatura per coprire la
mutilazione.
Il grande fotografo Cecil Beaton soleva raccontare un aneddoto su
di lei.
Sì,
eravamo nell’appartamento di rue de Téhéran a Parigi, io avevo quasi
novant’anni. Nel salutarlo, dopo un servizio fotografico, gli dissi:
“Ricordatevi, sono molto civetta. Mi promettete di distruggere le
foto venute male?”
Ma lui disse anche che
mai avrebbe scambiato la sua immagine di “romantica stella” con
“qualsiasi foto delle nuove star del firmamento contemporaneo”…
Beh lui era troppo
buono con me, forse nel catturare quell’immagine non stava
fotografando me, ma l’ideale femminile che incarnava e
cristallizzava un’epoca.

Cleo ha continuato a ballare fino ai primi anni Cinquanta e fu molto
popolare in Austria, suo paese d’origine, dove strinse amicizia con
il pittore Gustav Klimt. Sembra che tra loro due nacque un’intensa
relazione amorosa, ma a dire il vero furono molti gli amanti che le
cronache del tempo attribuirono alla bella Cleo. Lei si limitò ad
affermare di aver amato solo due uomini nella sua vita: un giovane
conte morto prematuramente ed un irresistibile ambasciatore Spagnolo
che però non fu capace di restarle fedele.
Si ritirò a Biarritz dove trovò la morte nel 1966 a 91 anni. E’
sepolta nel cimitero di Pere Lachaise a Parigi.

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