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Io intanto ho ripreso coraggio e
mi siedo davanti a lei, sul pavimento, con le gambe incrociate,
ma mi tengo a debita distanza.
“Ti ringrazio per essere qui
adesso, davvero non pensavo che saresti venuta…” Riesco a
dirle tutto d’un fiato.
Poi proseguo e la incalzo con la prima domanda:
Cosa ti ha spinto ad accettare il mio invito?
La curiosità. E’ il motore di ogni mia azione.
Perché indossi questo costume? Che cosa rappresenta per te?
Ho creato io il mio costume, ispirandomi a Bat-man. L’ho cucito
con le mie mani, l’ho riempito della mia anima. Rappresenta il
mistero, il buio, il male… Ma anche la combattività e l’agilità
propria dei felini. L’ho arricchito con la mia sensualità e la
mia grazia.
Ami i gatti dunque e ti identifichi con loro…
Amo la loro sinuosità e la loro bellezza, l’agilità e
l’eleganza. Non disdegno la loro crudeltà. Mi riconosco in essi
perché abbiamo la stessa natura di abili predatori e la stessa
capacità di giocare con le nostre prede, prima di ucciderle.
Siamo esseri crudeli e sfuggenti.
Pronuncia queste parole con lentezza, quasi scandendole ed io
rabbrividisco leggermente prima di porre la domanda successiva.
Qual’ è la tua arma migliore, il tuo asso nella manica?
Sono esperta nel combattimento corpo a corpo e la mia tecnica è
insuperabile! Risponde sicura compiacendosi
Hai mai avuto paura?
Mai mentre combatto. Ho smesso di avere paura molto tempo fa.
Fa una pausa che non mi aspettavo, come se all’improvviso
qualcosa la turbasse nel profondo.
Avevi paura quand’ eri bambina? Di tua madre… O forse di tuo
padre?
Mia madre era malata di mente.
La sua follia la condusse alla morte.
Morì suicida vero?
Si suicidò quando io ero ancora molto piccola e questo mi segnò
per sempre.
Parlami di tuo padre…Che tipo di persona era?
Mio padre era un violento. Con me e con mia madre, ci
maltrattava spesso. Penso a lui soltanto con disprezzo, non
posso perdonarlo o giustificarlo in nessun modo.
Tutto ciò è davvero molto triste. Quanti anni avevi quando
rimanesti orfana?
Avevo soltanto dodici anni. Mi misero in un istituto dal quale
però riuscii a scappare senza troppe difficoltà. E così la mia
vita cambiò, ancora una volta.
Vuoi raccontarmi cosa accadde dopo quella fuga?
Divenni una prostituta. Non ne vado fiera, ma non ho rimpianti.
Non avevo davvero molta scelta. Da lì a diventare una ladra il
passo fu breve. Affinai la mia abilità giorno dopo giorno.
Rubare gioielli è la mia vocazione, credo che il mio destino
fosse segnato.
Nessun senso di colpa?
Nessuno.
Che cosa pensi del tuo acerrimo rivale, Bat-man?
Nutro per lui sentimenti contrastanti. Gli sfuggo, ma a volte
sono tentata di restare. Vorrei imprigionarlo e fargli del male.
Vorrei rinchiuderlo per sempre in una cella sotterranea e gettar
via la chiave. Eppure so con certezza che, se anche riuscissi a
farlo, non potrei allontanarmi da lui a lungo. Resterei a
guardarlo attraverso le sbarre. Attraverso le sbarre della
prigione che io stessa gli ho costruito.
Le tue parole davvero mi sconcertano, giurerei che tu sia
innamorata di lui!
Innamorata? No. Io non posso amare nessuno.
Eppure c’è qualcosa che ti lega a lui, lo avverto da come ne
parli. Davvero senti di poterlo negare?
Lui ha qualcosa di famigliare e sconosciuto allo stesso tempo.
Ha compiuto scelte opposte alle mie eppure non è poi così
diverso da me. Siamo due esseri differenti e non ci incontreremo
mai se non per combattere eppure in qualche modo siamo legati
per sempre: il bene non può esistere senza il male e viceversa…
Questo è il nostro eterno legame.
Mentre rifletto sulla straordinaria ambivalenza dei suoi
sentimenti lei balza in piedi di scatto e in un secondo è già
sul davanzale, poi salta sul tetto e si lascia inghiottire dal
buio dal quale poco prima era sbucata.
Io invece resto seduta lì ancora un po’, a fissare una finestra
spalancata sulla notte, fin quando un miagolio lontano squarcia
il silenzio… Ma forse è solo suggestione.
Francesca Panzacchi
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