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Amante, vero?
Sì amante perché Rodin aveva da molti anni una relazione con
un'altra donna, Rose Beuret. Rodin non l’amava e la considerava
solo la madre di suo figlio, ma mai avrebbe rinunciato alla
fedele compagna che gli perdonava le numerose avventure.
La descrivono come una donna bellissima, fronte superba,
magnifici occhi azzurri, i capelli rossi come annotò suo
fratello Paul: “Un front superbe, surplombant des yeux
magnifiques, de ce rare bleu si rare à rencontrer ailleurs que
dans les romans.
Grazie anche alla mia bellezza riuscii a conquistarmi un posto
speciale nel cuore di Rodin. Lui affittò per me una dimora in
rovina, una villa con un giardino selvatico dove avevano già
romanticamente abitato George Sand e Alfred De Musset al tempo
della loro storia d'amore.
Tutto all’insaputa della sua famiglia.
Sì loro ignorarono a lungo la cosa. Per quei tempi quella
convivenza era una situazione impensabile per una ragazza di
“buona famiglia”.
Nonostante questo si parlò di una bellissima storia d’amore.
Una storia di passione e d’arte che ci permise di creare
stupende opere scultoree. Rodin diventava sempre più celebre ed
insieme avevamo la possibilità di frequentare i grandi pittori
Impressionisti, i politici di idee repubblicane e socialiste.
Anche
nell’arte eravate una coppia che faceva parlare….
Rodin si divertiva a immortalare il nostro rapporto con
decine e decine di disegni ed acquarelli erotici, ora conservati
al Museo Rodin di Parigi. Come del resto feci io con le mie sculture, dando vita, tra le altre cose, ad un kamasutra
artistico ispirato al famoso poema indiano.
Al di là dell’arte, al tempo correva voce di alcune
interruzioni di gravidanza.
La nostra storia era clandestina, non avremmo mai potuto
giustificare la nascita di un figlio. E’ inutile che le dica che
questi aborti mi ferirono emotivamente.
Per un attimo perde il suo sorriso, beve un sorso di birra
guardando dentro il bicchiere. L’aria è umida e una goccia di
sudore imperla la sua guancia.
La vostra relazione finì nel 1898.
Nonostante avesse una compagna ed un figlio gli chiesi di
sposarmi, ma lui rifiutò. Ed allora mi resi conto che Auguste
non aveva nessuna intenzione di lasciare né Rose, né le tante,
troppe donne che gli giravano attorno e immancabilmente lui se
ne sentiva attratto.
Lei come reagì?
Avevo amato quell’uomo fuori da ogni schema prestabilito, la
persona di cui mi ero innamorata ed adorato per oltre trent'anni
crollava tra le miserie di una realtà dura. Per lui avevo
sfidato convenzioni e pregiudizi. Mi ritrovai di colpo sola,
delusa, non mi sentivo né stimata né considerata non solo come
donna ma anche come artista.
Qualcuno
rivela che prima della fine della storia con Rodin lei abbia
avuto altre relazioni. Cosa c’è di vero?
Le ho tentate tutte davvero, facendo appello, tra le altre cose,
anche alla sua gelosia che in qualche modo l’avesse potuto
guidare ad abbandonare Rose.
Dopo la rottura con Rodin lei incontrò il giovane compositore
Claude Debussy.
Ci eravamo incontrati nel salotto del poeta Mallarmé un anno
prima della fine della mia storia con Auguste. Nutrivo una
profonda amicizia per Claude ed era sopraggiunto al momento
giusto per me, ma anche Claude aveva una relazione con un’altra
donna contemporaneamente al nostro rapporto. Lui era rimasto
profondamente impressionato da me e dalle mie opere, ma avevo
davanti a me lo spettro di Auguste per cui decisi di non
frequentarlo più.
Il musicista espresse in una lettera ad un amico svizzero il
suo dolore per questa separazione. Fu meglio così anche se
la solitudine mi pesava. Vivevo tra l’altro in una minuscola
casa e in perfetta solitudine. Essere scultori comporta spese
ingenti per i materiali ed io non riuscivo a sostenerle, mi
trovavo in grandi difficoltà economiche e dovevo ricorrere a ciò
che mi inviava mio fratello.
Il suo forte temperamento iniziò a vacillare…
Non mi sentivo bene, da tempo soffrivo di ansie che mano
mano lasciarono il posto a vere e proprie manie di persecuzione
che mi allontanarono definitivamente dalla mia famiglia e dai
pochissimi amici che mi erano rimasti.
Un profondo rancore verso Rodin
le invase il cuore e la mente….
Iniziai a soffrire di ossessioni, e come dissero in seguito
i medici, di disordine mentale con manie di annientamento. Mi
sentivo perseguitata da Rodin. Pensavo che volesse impossessarsi
delle mie opere. Nei momenti peggiori ne distrussi alcune. Che
peccato! Ero certa che mi facesse spiare dai suoi assistenti.
Naturalmente non era vero.
Gli inquilini del suo condominio si lamentavano che lei
conducesse una vita disordinata e addirittura che tenesse in
casa degli animali. E’ vero che la denunciarono?
Mi resero la vita impossibile ma credo che in fin dei conti
era solo odio per la diversità da parte di persone mediocri e
convenzionali.
Qualcuno si prese cura di lei?
No, ero sola e disperata. Il 10 marzo del 1913 venni
ricoverata in un ospedale psichiatrico vicino a Parigi, dieci
giorni dopo la morte di mio padre. L'anno dopo nel manicomio di
Montdevergues.
Lei fu internata per volere della sua famiglia, vero?
Mio fratello Paul provò qualche senso di colpa, ma
nonostante questo accettò l'idea e pagò per trent'anni la retta
di quel luogo freddo, tristissimo, che non era un inferno totale
solo perché era a pagamento e quindi destinato a donne di una
certa condizione sociale.
Dimenticata da tutti…..
Eh sì proprio da tutti, meno che dalla mia amica Jessie, che
nel frattempo aveva sposato un inglese, e da Paul, ma lui veniva
raramente.
Possiamo azzardare “vittima degli stereotipi borghesi”?
Diciamo che la mia vita non corrispondeva ai canoni
comportamentali delle ragazze di buona famiglia, e la mia
vicenda si consuma in una società che non tollera le scelte
libere delle donne di quel tempo.
La disgrazia colpì anche Auguste Rodin.
Morì il 18 novembre del 1917, lo stesso anno in cui si era
finalmente deciso a sposare la fedele Rose, la quale già molto
malata visse soltanto 2 settimane dopo il matrimonio.
I due bicchieri di birra sono vuoti, la leggera pioggia
parigina è diventata un vero e proprio temporale estivo. Camille
si alza e mi saluta senza guardarmi negli occhi. Mi viene il
dubbio che quella goccia sul viso fosse davvero sudore. La vedo
allontanarsi sotto un ombrello rosso dello stesso colore del
vestito. |
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