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IN ESCLUSIVA PER LIBERAEVA

  LE INTERVISTE IMPOSSIBILI 

Berthe Morisot

Modella di Manet,
dipinse la sua vita

DI LIBERAEVA
 

(Bourges, 14 gennaio 1841 – Parigi, 2 marzo 1895). Seppe "vivere la sua pittura e dipingere la sua vita", come scriveva di lei Paul Valery. Una donna fuori dai canoni e dagli schemi del tempo. ancora una modella nella storia dell’arte, come Suzanne Valadon e Mary Cassatt, che supera i limiti della propria condizione liberando le potenzialità creative e divenendo pittrice lei stessa.

 
 
 
     
 
 
 
Berthe, leggo dalla biografia che i tuoi genitori ti incoraggiarono a seguire gli studi artistici.
La mia famiglia vantava una tradizione artistica d’alto livello. Tra i miei antenati figurava un certo Fragonard! I miei genitori erano benestanti e ogni settimana ricevevano nella casa di rue Franklin numerosi artisti, pittori e musicisti. Addirittura fecero costruire un atelier nel giardino di casa destinato a me ed Edma, mia sorella. Tutto questo per affinare il nostro spirito artistico.

Il problema non furono loro, ma la mentalità del tempo…
Infatti, in quanto donna, non venni accettata da subito all'Ecole des Beaux-Arts. Vista la mia testardaggine e il mio talento, studiai privatamente.


Fin da bambina sognavi di dipingere paesaggi, vero?
All’inizio imparai la tecnica del disegno. Insieme a mia sorella Edma iniziai a copiare i capolavori del Louvre, ma la mia aspirazione era altra. Volevo abbandonare la pittura di atelier molto legata agli accademisti della tradizione ed essere a contatto con la natura. Sotto la guida di Jean-Baptiste Corot imparai a dipingere all'aperto.

 

 
     
 
 
 

 
     
 
 
 

 

Furono anni di fatica!
Insieme alle altre artiste del periodo dovetti lottare contro i pregiudizi di chi trovava disdicevole per una donna la professione di pittrice, tanto che molti anni dopo sul mio certificato di morte venne scritto “senza professione”.
Come immaginerai ebbi notevoli difficoltà a dipingere all'aperto o in luoghi pubblici, per questo motivo mi dedicai principalmente agli interni e alle scene domestiche.

Mallarmé disse che la tua pittura era un melange di “furia e non-chalance” . Qualche critico che facevi cantare i colori chiari…
Come ti ho detto sin da giovanissima avevo mostrato l’amore per l’arte e la predisposizione per la pittura. C’era in me una passione particolare per i colori chiari. All’inizio il mio stile risentiva dell’influenza di Corot, ma, devo dire, raccoglievo notevoli riconoscimenti. Dal 1864 fui ammessa al Salon.

Nel 1868 il grande incontro con Edouard Manet
Conobbi Edouard durante una copia al Louvre. Sai quale fu il suo primo commento: “Le signorine Morisot sono incantevoli, peccato che non siano uomini.” Devo dire che più per la mia arte rimase affascinato per il mio aspetto.

Come andò?
Ricordo che era un’estate calda ed indossavo un vestito leggerissimo. Ero seduta davanti ad un quadro di Rubens. Lui si complimentò con me. Sentii da subito il bisogno di trascorrere un po’ di tempo insieme a lui.

Ti chiese di posare per lui?
Ero emozionata ed entusiasta del suo interesse soprattutto perché iniziai a rubare con gli occhi i suoi capolavori. Sotto il suo insegnamento la mia pittura divenne più spontanea, le pennellate più decise abbinando talvolta i colori ad olio con gli acquarelli.
 
 
     
 
 
 

 
     
 
 
 

 

La vostra relazione finì sulla bocca di tutta Parigi…
Lasciai l’arte sempre al primo posto. Avevo voglia solo di imparare. Edouard mi ritrasse in moltissimi suoi quadri, quasi sempre vestita di nero

A proposito di nero, anche lui apprese qualcosa da te?

Mi sembra esagerazione! Diciamo che lo convinsi a non fare troppo utilizzo del colore nero che lui vedeva come una forza positiva ma che la sottoscritta e il nascente movimento impressionista aveva bandito per rendere le tele piene di luce.

Nel 1873, la giuria del Salon accettò solo una tua opera mentre quelle di altri artisti vennero rifiutate. Fu la scintilla per il nuovo movimento artistico…
Eh già, in segno di protesta Monet, Pissarro, Sisley, Degas, Renoir, crearono la "Société anonyme coopérative d’artistes peintres et sculpteurs". Esponemmo le nostre opere dal 15 aprile al 15 maggio del 1874 negli ateliers del fotografo Nadar. Il dipinto di Monet Impression, soleil levant diede il nome al movimento impressionista.


Fu un successo!

In un mese la manifestazione richiamò più di tremila persone. Partecipai all’avvenimento con le mie opere “Le Berceau” e “La Lecture”. Il mio vecchio professore Guichard ne rimase inorridito…

Come ci si sente “la donna dell’Impressionismo”?

Non c’ero soltanto io. Di quel gruppo facevano parte Mary Cassat, Marie Bracquemond ed Eva Gonzales. Tutte avevamo incontrato notevoli difficoltà a causa del nostro sesso e successivamente oscurate dai nostri colleghi maschietti. Di sicuro fui la prima donna ad unirmi a loro e l’unica a partecipare alla prima mostra impressionista. Successivamente riuscii ad essere presente a tutte le edizione tranne quella del 1879 a causa della maternità.
 
     
 
 
 

 
     
 
 
 

Nel 1874 sposasti Eugène Manet, fratello di Edouard…
Da quel giorno smisi di posare per Edouard. Dalla nostra unione nacque nel 1878 la mia bellissima figlia Julie che divenne il mio modello preferito.

Fu un matrimonio felice?
Diciamo che eravamo in sintonia e nutrivamo lo stesso interesse per l’arte. Anche Eugene si dedicò alla pittura. La nostra casa divenne un luogo di incontro di intellettuali come Renoir, Zola, Mallarmé, Renoir, Monet e Degas.

Quando ti sei sentita una vera pittrice?
Ma sai io sono sempre stata molto critica con me stessa. Forse nel 1982 quando tenni la mia seconda personale e riscossi un riconoscimento inaspettato. Purtroppo sempre in quell’anno persi mio marito.
La sua morte mi scosse profondamente. Cominciai a disamorarmi della pittura…


L’intervista si conclude qua come nel quadro insieme a sua figlia dove si è ritratta stanca e con i capelli bianchi. La morte la colse a Parigi il 2 marzo 1895, a soli 54 anni, in seguito a una congestione polmonare.
La retrospettiva postuma del 1896 da Durand Ruel riscuote il plauso unanime della critica, che riconobbe il valore universale della sua pittura con l’ innegabile contributo che apportò al movimento impressionista: lo charme, il lirismo e la delicatezza di trattare la luce, la sensualità dei colori, che hanno contribuito a segnalarla, insieme a Mary Cassatt, come la pittrice più importante del diciannovesimo secolo.

 
     
 
 
 

 
 
 

 

L'INTERVISTA E' STATA REALIZZATA GRAZIE A:

http://it.wikipedia.org/wiki/Berthe_Morisot
www.sileabalano.it/berthe.htm
www.archimagazine.com/bmoriso.htm
www.universitadelledonne.it
www.letteraturaalfemminile.it/berthe_morisot.htm

 

 
 

 

 

 

 

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Edizione Filos Collana Bianco & Nero. Co-autrici Eliselle, Lisa Bebette, Ilaria Alessio e LiberaEva

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