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Mi indica decisa col dito indice un uomo lontano, dall’altra parte della
piazza: spicca tra gli altri perché vestito di un abito lungo di un rosso
spento che ha perduto ormai la tinta originale. Guardo meglio, e non mi pare
quasi vero: alto quasi quanto me, magrissimo, angoloso e puntuto, noto il
suo profilo con quella fronte spaziosa e il naso aquilino, e sbianco in
volto. E’ il Poeta. E’ un attimo. Dopodiché lo vedo affrettarsi verso
l’uscita della piazza e scomparire tra la folla accalcata attorno a lui.
Sembrano festeggiare, ma non capisco che cosa.
Quell’uomo, Durante, ieri si è sposato e oggi è ancora in festa...
Sembrate furiosa. Avevate una relazione?
Beh, chiamarla relazione è esagerare, ma ora vi voglio raccontare. Dovete
sapere che io e quell’individuo meschino ci siamo incontrati per la prima
volta in una Chiesa – dove volete mai che ci si incontri qua a Firenze! Se
voglio farmi un giro da sola posso andare giusto lì e in qualche altro
posticino, accompagnata da mia madre! -, e lui è rimasto folgorato dal mio
viso. Deve sapere che quel Durante, detto Dante, è un poeta, e dopo avermi
vista so per certo che ha iniziato a scrivere di me. Scriveva per me. Ero la
sua Musa ispiratrice, ci cercavamo tra la folla le poche volte che potevo
uscire di casa, scambiandoci sguardi infuocati. Ero arrivata a pensare di
essere davvero importante per lui... e poi che accade?!
... si è sposato con un’altra?
Per Giove, sì! Una che non ama nemmeno!
Perdonatemi l’impertinenza, ma come fate ad essere sicura che non la ama,
dama Beatrice?
Ovvio! Perché lui ama me! Avrò i miei motivi per essere furiosa o no?!
La guardo, e provo tenerezza per lei e la sua giovane età. Le sue guance si
sono colorate di un rosso acceso e, se è possibile, la rendono ancora più
bella. Così impetuosa e sincera, sembra tutto fuorché la creatura celeste
cantata da Dante, tanto gentile e tanto onesta, venuta dal cielo a mostrare
il miracolo di Dio sulla terra.
Dovete credermi quando vi dico che mi ha amata. E mi ha amata tanto che il
suo sposalizio mi sembra un’assurdità. Sedotta e abbandonata.
Sedotta? Dama Beatrice, mi state dicendo che v’è stato un contatto?
Giammai! Ma quale contatto! Lui mi osservava da lontano, ci saremo visti si
e no tre o quattro volte. Veramente frustrante vedere che lui perdeva tempo
per cantare e scribacchiare la bellezza dei miei tratti, la mia purezza, la
mia grazia e la mia modestia. BLA BLA BLA... tante parole, niente fatti! Ma
la cosa peggiore è stata un’altra...
E quale?
Mi ha fatta ingelosire. E’ stato egoista e ingenuo. Se credeva che io
rimanessi con le mani in mano s’è ingannato. Ha iniziato a smettere di
invocare me nei suoi componimenti, usando altre due donne, due sciacquette
dell’ultima ora!
Ma siete sicura che l’abbia fatto apposta per ingelosirvi? Forse era per non
destare troppi sospetti, e tenere celato il suo amato bene, Voi.
Non difendetelo! Io dopo quello sgarbo subìto ingiustamente gli ho tolto il
saluto, per cominciare. E guarda caso, ha messo la coda tra le gambe, lui:
chissà perché?
Forse per alcuni sensi di colpa. Non sarete stata troppo dura?
No, non come quella volta che l’ho preso in giro a un matrimonio insieme
alle mie amiche. Quella fu l’ultima volta che lo vidi. Avevo occasione di
parlargli, chiedergli spiegazioni, capire che cosa provava davvero per me. E
magari lasciarmi corteggiare, accarezzare le dita delle mani, scambiare
parole amorose. Ma non successe. Fui una stupida, una dispettosa troppo
orgogliosa, e adesso... adesso è troppo tardi.
Beatrice è forte ed è brava a nascondere le lacrime. Ma la sua sofferenza e
la sua rabbia traspaiono così bene che non mi è difficile intuire che cosa
le passa per la mente: si sente sola, adesso, e la perdita dell’uomo che le
dedicava versi d’amore e che ora ha sposato un’altra donna si fa sentire con
tutta la sua violenza.
Che cosa avreste voluto dal Poeta, che cosa vi intrigava di lui?
Era così schivo, e taciturno, e particolare. La prima volta che lo vidi,
rimasi interdetta: non è bello, l’avete visto, eppure l’ho adorato. La
dolcezza dei suoi versi avrebbe conquistato chiunque. La sua passione mi
aveva conquistato davvero. Sapete che gli amici lo prendevano in giro a
causa mia, perché scriveva per me cose bellissime? Ditemi secondo voi, se
non era amore questo.
Annuisco sorridendole e le guardo le mani affusolate, di una carnagione
color di perle, che si torcono nervose da quando Dante è svanito laggiù, in
fondo alla piazza, in mezzo alla folla. C’è ancora un’ultima domanda che
vorrei porre alla fanciulla.
E ora che il Destino ha così voluto, cosa farete, dama Beatrice?
Il Destino... credete realmente nel Destino? Io so di aver perso un amore,
ma devo andare avanti. Chissà, se le cose avrebbero potuto concludersi
diversamente. Ma forse... nonstante tutto forse mi ama ancora... ma di un
amore diverso. E’ consolante, in qualche modo non mi fa sentire abbandonata.
Mi chiedete che cosa farò? Sapete, anche io mi sposerò: così devo per fare
contenti i miei genitori, che mi vogliono vedere maritata. Ma sento che non
sarò felice, è un triste presentimento. Non giudicatemi pazza, perché non lo
sono!
Mi guarda dolcissima e implorante, e per farle coraggio la abbraccio con
semplicità, trattenendo per qualche secondo quel corpo minuto e fragile ma
così infuocato. No, Beatrice non è affatto pazza, e i suoi presentimenti si
avvereranno molto presto, temo. So per certo che si sposerà con Simone de’
Bardi e che morirà nemmeno ventenne, e ancora ignara di tutto questo se ne
sta qui, sfavillante nella sua bellezza, a ripensare a ciò che avrebbe
potuto essere e che non sarà più. E quella stessa bellezza verrà idealizzata
e cantata da Dante anche quando avrà lasciato questo mondo, rimanendo
immutata nei secoli a venire. Saluto Beatrice con tanta amarezza nel cuore,
e ritorno sui miei passi incontrando nuovamente lo sguardo del povero
mendicante.
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