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“Mia cara, lei è italiana vero?”
Ma non
mi dà il tempo di rispondere.
“Amavo l’Italia, ci ho trascorso un periodo indimenticabile…
ma anche burrascoso!”
Ride.
“Ho conosciuto Walter Chiari durante la lavorazione di un
film, non mi chieda quale, l’ho cancellato dalla memoria. Ne
ero innamorata persa, sa! Ma dopo i primi momenti, forse per
il clamore della stampa o per le mie continue alzate di
gomito, ho mollato tutto e sono fuggita qua.”
“I
giornali del tempo parlavano di ceffoni e quant’altro.”
“Sì in effetti è finita in malo modo, ma eravamo giovani e
tutti e due insofferenti alle regole. Ci piaceva scandalizzare!”
Mentre parla cerco di sbirciare tra i miei appunti.
“Lei nasce nel 22 nel profondo Sud degli Stati Uniti da una
famiglia poverissima.”
“Ero la settima figlia d’una contadina e di un irlandese
coltivatore di tabacco.”
“Le biografie la definiscono, per così dire, ignorante.”
“E’ vero, pensi che a ventitré anni avevo letto solo la
Bibbia e Via col vento! E solo perché era ambientato dalle mie
parti.”
“La sua famiglia faticava non poco a tirare avanti durante
gli anni della Grande Depressione.”
“Era morto mio padre e terminate le scuole superiori avevo
deciso di diventare segretaria di azienda.”
“Nonostante tutto non avrebbe mai accettato una modesta
carriera impiegatizia?”
“Il destino aveva in serbo per me ben altri traguardi ed il
caso vuole che un agente della Mgm vede una mia fotografia
esposta a New York nel negozio di mio cognato fotografo.”
“Da quel giorno tutto è cambiato…”
“Ero bella e ho cercato di sfruttare la mia bellezza. Così
non mi sono lasciata scappare un contratto con la Mgm.”
“Anche
al tempo era insofferente.”
“Ero poco più che una bambina, approdata a 18 anni nel magico
mondo di Hollywood.”
Mi mostra delle foto, in effetti si nota una giovane bruna dal
fascino altero, una fossetta sul mento, lo sguardo intenso,
l'incedere sicuro, le spalle da regina,
l’ostentazione dei bellissimi piedi molto piccoli.
“Come si sentiva quando la definivano: una bellezza notturna
e dolente?”
“Godevo quando mi vedevo sulle prime pagine dei rotocalchi,
ma non davo molta importanza alle critiche.”
“Di lei dicevano - Non sa recitare, ma è sensazionale! –"
“Avevano ragione, ero goffa con un marcato accento che
tradiva le mie origini.”
Mi mostra una foto con Mickey Rooney.
“Dopo due anni è arrivato il matrimonio…”
“Mickey l’avevo conosciuto poco prima, pensi stavo per
debuttare sul grande schermo con Maschere di lusso. Avevo 20
anni e lui era già famoso come ragazzo prodigio. Il matrimonio è
durato pochissimo!”
“Posso chiederle se le ha lasciato un buon ricordo?”
“Ma, devo dire, che è stato proprio lui ad insegnarmi i
trucchi del mestiere proprio nel periodo mentre collezionavo una
lunga serie di fugaci apparizioni. Per il resto, stenderei un
velo pietoso.”
“Malgrado gli esiti deludenti dei primi provini e qualche
particina, nel 46 arriva l’occasione della sua vita.”
“Ero la dark lady avida e sensuale ne Il gangster, al fianco
di Burt Lancaster.”
“E poi
un successo incredibile fino diventare la Diva…”
“Ma non avevo simpatia per Hollywood. Avrei dovuto avere più
orgoglio, più ambizione. Avrei dovuto imparare a recitare, ma
non è stato possibile.”
“Nonostante tutto ha lavorato in una serie infinita di grandi
film.”
“Per diciassette anni sono stata schiava della Metro Goldwyn
Mayer. Il contratto era più greve d’una catena. Ti dicevano: fa’
questo, e tu dovevi farlo. Se disubbidivi ti toglievano lo
stipendio: restavi senza soldi, senza lavoro. Quando pensavi
d’essere ormai una star, ti davano apposta particine umilianti.
Potevano toglierti mezzo per il tempo che volevano, tanto da far
dimenticare la tua faccia, la tua esistenza. Dovevi appartenere
a loro anima e corpo, ubbidire sempre: la rivolta degli schiavi
non era prevista né tollerata. D’altra parte, senza la Mgm non
sarei mai diventata una diva. Ero soltanto una tra i
bellissimi ragazzi e ragazze a cui facevano un contrattino...”
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