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"Buon giorno (in portoghese)" Davanti a me la donna che
avevo visto prima avvicinarsi al recinto dei cavalli: i suoi occhi
sono scuri e penetranti, i suoi capelli neri raccolti sulla nuca,
porta due bellissimi orecchini di corallo rosso che si intonano
con il suo scialle fiorato elegantemente legato ad incrocio sul
petto. E’ bella certo, ma mi colpisce il suo portamento, la sua
fierezza!
"Come saprà il mio collega non è potuto venire… spero che il
nostro incontro sia altrettanto gradevole e che io riesca a fare
una bella intervista. Mi incuriosisce la sua infanzia e
soprattutto come mai fu costretta a sposarsi per la prima volta a
soli quattordici anni."
"La mia famiglia era di origini modeste, figlia di immigrati
portoghesi sono nata nella provincia di Santa Caterina in Brasile,
mio padre Benito faceva il mandriano, ma morì giovane insieme a
tre miei fratelli maschi, così insieme a mia madre e due sorelle
rimaste sole e senza sostentamento, mi trasferii nella città di
Carniza con le speranza di trovare lavoro. Poco dopo mia madre,
che non riusciva a metter su il pranzo con la cena e con i debiti
che aumentavano giorno per giorno, mi consigliò di sposare un
calzolaio benestante della cittadina di Laguna: il Sig. Manuel
Durante de Aguiar.
Non le dico che tormento! Lui era molto più grande di me ed aveva
anche idee monarchiche… io odiavo i monarchici! Pensi avevo solo
quattordici anni ma già sentivo il fuoco della rivoluzione.
Meno male che solo dopo tre anni di matrimonio Manuel si arruolò
nell'esercito imperiale, lasciandomi finalmente sola."
"A diciotto anni se non sbaglio incontrò un certo Giuseppe
Garibaldi l'amore della sua vita?"
"Quando ci incontrammo io e Josè restammo entrambi silenziosi, ci
guardavamo come se l'altro ci ricordasse una persona sempre
conosciuta. Lui veniva dall'Italia, dall'altra parte del mondo!
Era approdato con le sue navi a Laguna per unirsi alla lotta di
noi Repubblicani. Anni dopo mi disse che mi aveva già vista con il
cannocchiale prima di salpare e che aveva fatto di tutto per
sapere chi fossi. Poi fece del tutto per incontrarmi in casa di
amici comuni per un caffè. Da quel giorno io e Josè fummo una cosa
sola.
Io gli insegnai cosa voleva dire andare a cavallo, non per
vantarmi ma di cavalli me ne intendo, e lui mi insegnò l'arte
militare. Così sono riuscita a stargli dietro per ben dieci anni."
"Certo
che dobbiamo riconoscerle un bel carattere e coraggio da vendere…
cosa davvero insolita per una donna dei suoi tempi. Come riusciva
a far convivere la sua femminilità combattendo come responsabile
delle munizioni dell'esercito repubblicano?"
"La femminilità la trasmettevo con la passione per le cose che
facevo concedendomi corpo ed anima, ma soprattutto non rinunciando
mai ad essere donna anche nei momenti peggiori. Amavo il mio uomo
dimostrandole la mia sensualità anche con il fucile in mano!
Tentavo in qualsiasi occasione di tenere alla cura della mia
persona per il minimo che mi era permesso, pettinavo i miei lunghi
capelli ogni sera sciogliendoli sopra i mie seni affinché Josè ne
fosse attratto e la mattina li raccoglievo per potermi muovere
meglio durante le battaglie."
“Ci può raccontare cosa avvenne durante la battaglia di
Curitibanos? E’ vero che fece breccia nel cuore di un comandante e
questo le fu utile per salvarsi la vita?
"Era il 1840, venni fatta prigioniera, ma grazie al comandante
nemico che aveva per me un debole, forse dovuto anche a come mi
aveva vista combattere, gli feci credere che mio marito era tra i
caduti in battaglia e che gli sarei stata grata per sempre se mi
avesse dato il permesso di cercarlo. Così fu. Il comandante mi
accordò il permesso. ma invece di cercare il cadavere afferrai al
volo un cavallo, complice la distrazione di alcune sentinelle, e
scappai via come un fulmine fino a che raggiunsi Josè al campo di
Vicaria nel Rio Grande Do Sul. |