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Intorno al 1930
tornò a Parigi… Respirai l’aria di casa, che bello! Mi
stabilii Louvenciennes, alle porte della capitale. Richiamata
dal fervido clima intellettuale della città negli anni Trenta
iniziai a scrivere romanzi, saggi, articoli senza trascurare i
miei Diari.
Il suo
matrimonio non resse a questo cambiamento. Avevo voglia di
libertà e il matrimonio si rivelò presto un'amara prigione. Mio
marito nonostante i discreti successi nella regia
cinematografica non si adattò mai all’aria intellettuale di
Parigi.
Nel 1931
pubblicò il suo primo libro, uno studio non accademico su
Lawrence, l’ autore di L'amante di Lady Chatterley. Fu un caso?
Mi affascinò molto quella figura forse anche dovuto al mio
stato d’animo. Sentivo il bisogno di riscattarmi dal senso di
noia che vivevo con disagio.
In che modo
Lawrence fu determinante? Leggendo i suoi scritti cominciai
a dare un linguaggio all'istinto cercando di sottrarmi al solo
metodo scientifico come mezzo conoscitivo. Mi ero ripromessa di
andare oltre e cercare il linguaggio del sesso, il linguaggio
dei sensi che doveva ancora essere esplorato.
Conobbe Henry
Miller… Conobbi Henry frequentando il gruppo di Villa Seurat.
Una persona davvero fuori dal comune. Un genio! M’innamorai
della sua rudezza, del suo modo di trattare le parole con fare
burbero…
… e di sua
moglie June Mansfield “Quando June mi è venuta incontro, ho
visto per la prima volta la donna più bella del mondo”, scrissi
nel 1931 nel mio diario.
Sin dall'inizio
della sua produzione letteraria, lei mette in rappresentazione
una vocazione erotica imperiosa. Vivevo la mia arte ogni
giorno e con Henry e June formammo un triangolo affiatatissimo e
nacque una forte collaborazione sul piano più propriamente
letterario.
Lei è conosciuta
come l'autrice più affermata di letteratura erotica. Il mio
pregio al di là della forma e del contenuto fu quello di
scoprire di non avere remore e grazie a questo mi raccontai.
Ci fu un
episodio specifico? Erano gli anni ’40 quando un
collezionista di libri offrì 100 dollari al mese a Miller per
scrivere racconti sul sesso. Lui ne rise con me, e poi decidemmo
di scriverli insieme.
Anche “Il delta
di Venere” venne scritto su commissione. Vero? Esatto. Un
misterioso personaggio del quale non conobbi mai la vera
identità mi esortò a tralasciare la poesia per dedicarmi solo
alle descrizioni strettamente meccaniche. Scelsi un linguaggio
prettamente maschile e solo in una piccola parte riaffiora un
erotismo al femminile con sprazzi di poesia.
Sul suo diario
parigino passeranno volti notissimi, come Antonin Artaud,
geniale artista della parola e tanti altri… Per anni mi
rifugiai in numerosi tradimenti, ma rimasi infedelmente fedele a
mio marito... per ben cinquant'anni.
Si parla di una
sua sessualità complessa... Cercai di leggermi a fondo
sottoponendomi a sedute di psicoanalisi da Otto Rank, allievo di
Sigmund Freud. Ma ben presto la terapia divenne una bellissima
relazione segreta e passionale. Fui così coinvolta che
intrapresi la carriera da psicoanalista, ma non resistetti
molto, ero confusa tra me stessa e le turbe dei pazienti.
Tornò alla
letteratura e a suoi rapporti precari… E’ vero che fu bigama?
Vivevo un po' in Europa con mio marito e un po' in America
col mio nuovo amante, molto più giovane di me, Rupert, che avevo
conosciuto in un ascensore a New York.
Non le chiedo
cosa successe in quell'ascensore... Lo sposò davvero? Fu un
momento di pazzia. Addirittura negai di essere già sposata. Alla
fine confessai la cosa per non avere problemi con il fisco
americano.

Lei deve la sua
fama senz’altro ai Diari pubblicati nel 1966, ma soprattutto al
libro Delta di Venere. Delta di Venere è stato pubblicato
nel 1977 in pieno periodo di rivendicazione dei diritti
femminili. Si trattava di una raccolta di racconti erotici, che
hanno avuto una notevole fortuna in quanto pubblicati in
concomitanza della teorizzazione da parte delle donne della
riappropriazione del proprio corpo e del sesso in genere.
Divenne quasi
un’icona dell’emancipazione femminile. Eh sì. Nonostante in
A woman speaks: the lectures, seminars, and interviews of Anaïs
Nin fui io stessa a prendere le distanze dall'aura politica che
aveva investito la mia opera. Io raccontavo solo storie di donne
secondo la mia particolarissima visione erotica senza mai
trascurare la mia vicenda autobiografica.
Domanda
d’obbligo. Perché decise di narrare l’erotismo? Nel periodo
in cui scrivevo con Henry Miller di pornografia a un dollaro la
pagina, mi accorsi che per secoli noi donne avevamo avuto solo
un modello per questo genere letterario: quello maschile.
Ero già consapevole
della differenza nel modo di trattare l'esperienza sessuale da
parte dell'uomo e da parte della donna. Sapevo che c'era una
grande disparità tra la chiarezza di Henry e le mie ambiguità.
Le donne erano più portate a fondere il sesso con l'emozione,
con l'amore. Avevo l'impressione che il vaso di Pandora
contenesse i misteri della sensualità femminile, così diversa da
quella maschile, e per la quale il linguaggio dell'uomo era
inadeguato. Tutto qui.
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