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Il 1923 fu
un anno importante per la sua vita. Andai a convivere con
Hugo Guiler che avevo conosciuto alla scuola d’arte.
Intorno al
1930 tornò a Parigi… Respirai l’aria di casa, che bello! Ci
stabilimmo a Louvenciennes, alle porte della capitale.
Richiamata dal fervido clima intellettuale della città che negli
anni Trenta iniziai a scrivere romanzi, saggi, articoli senza
trascurare i miei Diari.
Il suo
matrimonio non resse a questo cambiamento. Avevo voglia di
libertà e il matrimonio si rivelò presto un'amara prigione. Mio
marito nonostante i discreti successi nella regia
cinematografica non si adattò mai all’aria intellettuale di
Parigi.
Nel 1931
pubblicò il suo primo libro, uno studio non accademico su
Lawrence, l’ autore di L'amante di Lady Chatterley. Fu un caso?
Mi affascinò quella figura forse anche dovuto al mio stato
d’animo. Sentivo il bisogno di riscattarmi dal senso di noia che
vivevo con disagio. Lawrence incominciò a dare un linguaggio
all'istinto, cercò di sottrarsi al clinico, allo scientifico,
che cattura solo quello che sente il corpo. Ed io mi ero
ripromessa di andare oltre e cercare il linguaggio del sesso, il
linguaggio dei sensi che doveva ancora essere esplorato.
Conobbe
Henry Miller… Conobbi Henry frequentando il gruppo di Villa
Seurat. Una persona davvero fuori dal comune. Un genio!
M’innamorai della sua rudezza, del suo modo di trattare le
parole con fare burbero…
… e di sua
moglie June Mansfield “Quando June mi è venuta incontro, ho
visto per la prima volta la donna più bella del mondo”, scrissi
nel 1931 nel mio diario.
Sin
dall'inizio della sua produzione letteraria, lei mette in
rappresentazione una vocazione erotica imperiosa. Vivevo la
mia arte ogni giorno e con Henry e June formammo un triangolo
affiatatissimo e una forte collaborazione sul piano più
propriamente letterario.
Lei è
riconosciuta come l'autrice più affermata di letteratura
erotica. Il mio pregio al di là della forma e del contenuto
fu quello di scoprire di non avere remore e grazie a questo mi
raccontai.
Ci fu un
episodio specifico? Erano gli anni ’40 quando un
collezionista di libri offrì 100 dollari al mese a Miller per
scrivere racconti sul sesso. Lui ne rise con me, e poi decidemmo
di scriverli insieme.
Anche “Il
delta di Venere” venne scritto su commissione. Vero? Esatto.
Un misterioso personaggio del quale non conobbi mai la vera
identità mi esortò a tralasciare la poesia per dedicarmi solo
alle descrizioni strettamente meccaniche. Scelsi un linguaggio
prettamente maschile e solo qua e là spunta un erotismo al
femminile con sprazzi di poesia.
Sul suo
diario parigino passeranno volti notissimi, come Antonin Artaud,
geniale artista della parola e tanti altri… Per anni mi
rifugiai in numerosi tradimenti, ma rimasi infedelmente fedele a
mio marito Hugh Guiler per cinquant'anni.
Si parla di
una sua sessualità complessa. Cercai di leggermi affondo
sottoponendomi a sedute di psicoanalisi da Otto Rank, allievo di
Sigmund Freud. Ma ben presto la terapia divenne una bellissima
relazione segreta e passionale. Fui così coinvolta che
intrapresi la carriera da psicoanalista, ma non resistetti
molto, era confusa tra me stessa e le turbe dei pazienti.
Tornò alla
letteratura e a suoi rapporti precari… E’ vero che fu bigama?
Vivevo un po' in Europa con mio marito e un po' in America
col mio nuovo amante, molto più giovane di me, Rupert, che avevo
conosciuto in un ascensore a New York.
Lo sposò
davvero? Fu un momento di pazzia. Addirittura negai di
essere già sposata. Alla fine confessai la cosa per non avere
problemi con il fisco americano.

Lei deve la
sua fama senz’altro ai Diari pubblicati nel 1966, ma soprattutto
al libro Delta di Venere. Delta di Venere è stato pubblicato
nel 1977 in pieno periodo di rivendicazione dei diritti
femminili. Si trattava di una raccolta di racconti erotici, che
hanno avuto una notevole fortuna in quanto pubblicati in
concomitanza della teorizzazione da parte delle donne della
riappropriazione del proprio corpo e del sesso in genere.
Divenne
quasi un’icona dell’emancipazione femminile. Eh sì.
Nonostante in A woman speaks: the lectures, seminars, and
interviews of Anaïs Nin fui io stessa a prendere le distanze
dall'aura politica che aveva investito la mia opera. Io
raccontavo solo storie di donne secondo la mia particolarissima
visione erotica senza mai trascurare la mia vicenda
autobiografica.
Domanda
d’obbligo. Perché decise di narrare l’erotismo? Nel periodo
in cui scrivevo con Henry Miller pornografia a un dollaro la
pagina, mi accorsi che per secoli noi donne avevamo avuto solo
un modello per questo genere letterario: quello maschile.
Ero già consapevole della
differenza nel modo di trattare l'esperienza sessuale da parte
dell'uomo e da parte della donna. Sapevo che c'era una grande
disparità tra la chiarezza di Henry e le mie ambiguità. Le donne
erano più portate a fondere il sesso con l'emozione, con
l'amore, e a scegliere un uomo piuttosto che stare con molti.
Avevo l'impressione che il vaso di Pandora contenesse i misteri
della sensualità femminile, così diversa da quella maschile, e
per la quale il linguaggio dell'uomo era inadeguato. Tutto qui.
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