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E’
stata dura arrivare fino a qui. Il mare è ancora in
burrasca. Il capitano del battello mi dice che se
dovesse ancora piovere stasera non si riparte. Dovrò
rassegnarmi a passare la notte in questo posto. Sono a
Guernesey una piccola isola sperduta nell’Atlantico tra
la Francia e l’Inghilterra. Qui vive Adele, Adele Hugo,
figlia del noto scrittore francese, ormai in
completa solitudine, immersa nell’oceano dei suoi
ricordi, estremamente lontani ma ancora troppo vicini
per evadere dalla gabbia dell'amore assoluto.
La
incontro in una casa di cura per malati mentali. E’
amara e cordiale. Alterna il buio assoluto a momenti
lucidi, nei quali ricorda benissimo la sua vicenda.
Quando parla non mi guarda negli occhi, fissa il mare.
La sua vita è altrove.

Adele, lei è la seconda figlia di Victor Hugo. So
che tra voi non scorreva buon sangue.
Mio padre non mi ha mai riconosciuto come figlia.
Parla
lentamente, scandisce le pause con respiri profondi.
La sua beniamina era mia sorella Léopoldine, purtroppo morta
annegata con suo marito poco dopo le nozze. Mi sono sempre
sentita esclusa e messa da parte, non credo di sbagliare se dico
che non ho mai ricevuto lo stesso affetto. Nel cuore di mio
padre non c’era posto per me.
Mi aiuti a ricordare. Siamo nella seconda metà dell’Ottocento e suo
padre, per ragioni politiche, è costretto ad
emigrare. Si rifugia con lei e la famiglia in questa
meravigliosa isola.
Non è stato facile ricominciare. Sentivo la distanza dei luoghi
ma soprattutto quella imposta da mio padre. Alleggerivo la mia
sofferenza componendo musica e scrivendo un diario segreto
dell'esilio.
Poi il colpo di fulmine...
Sì,
un ufficiale inglese, Albert
Pinson, tenente degli Ussari.
Sarà stato sicuramente il rapporto con mio padre, l’assenza di
affetto, l'esilio in queste terre, ma mi innamorai pazzamente di lui.
Una storia travolgente, corteggiata e sedotta fino
alla promessa di matrimonio.
Avevo trovato l’uomo della mia vita e vivevo guidata dall’idea
fissa del matrimonio, di farmi una famiglia e soprattutto di
vivere quella normalità che finora mi era mancata.
Pinson all’inizio contraccambiava il suo amore?
Ora non saprei come risponderle ma al tempo credevo davvero di aver trovato la felicità. Mi sentivo
invidiata dalle altre mie coetanee. Ma purtroppo
è durato poco. Lui venne trasferito ad Halifax nella
Nuova Scozia

Suo padre sarà stato contento visto che non vedeva di buon occhio il
tenente inglese..
Ero troppo innamorata, m’interessava poco il parere di mio
padre. Anzi vedevo tutto ciò come un dono calato dal Cielo.
Ringraziavo Dio ogni giorno e in cuor mio la vivevo come una
rivincita nei confronti di mio padre e della sventura
dell’esilio.
Quindi alla notizia del trasferimento non ha potuto accettare il
voltafaccia quasi repentino della sorte?
Ero già abbastanza grande, avevo da poco compiuto 33 anni e dopo
giorni di solitudine mi resi conto che senza di lui non avrei potuto più
vivere. Ho lasciato passare ancora un po’ di tempo e poi sono fuggita
da casa per andare incontro alla mia felicità.
Nel 1863 lei sbarca ad Halifax in Canada.
Naturalmente per una donna, al tempo, non era facile viaggiare
da sola. Mi sono presentata sotto falso nome ed ho trovato
alloggio presso una coppia di anziani. Ero intenzionata a
ritrovarlo, l’avrei scovato anche in capo al mondo!
L’ha ritrovato?
Non è stato semplice, ma niente e nessuno mi avrebbe distolto
dal mio intento. Domandavo a chiunque incontrassi per strada e
nelle locande. Mentivo. Di volta in volta ne parlavo come
di un cugino di famiglia o cognato di mia sorella o fidanzato
di qualche altra mia parente. Alla fine sono riuscita ad
avvicinarlo. Forse sarebbe stato meglio non averlo più
incontrato!
Mi scusi Adele, ma il bel tenete non ne voleva più sapere del suo
amore. O sbaglio?
Purtroppo sì. Pazza e incosciente d'averlo ritrovato mi dovetti
subito ricredere. Era freddo, i suoi occhi di ghiaccio. Ha
perfino messo in dubbio d’avermi amata
facendomi capire che, se qualcosa tra noi ci fosse stato, ora era
tutto finito.
E lei?
Ero distrutta. Pensi che, dopo lunghe lotte e
privazioni, avevo addirittura strappato a mio padre il consenso
di sposarlo.
Un accenno di
labbra, sembra quasi un sorriso.
Nonostante tutto lei non è tornata indietro.
Ormai avevo messo un muro tra me e la mia famiglia. Mio padre
aveva dato il benestare, ma non m’avrebbe più accettata indietro
come figlia.
Perché fece credere a suo padre di essersi sposata?
Avevo bisogno di soldi, scrivevo continuamente a casa, per cui
sono stata costretta a mentire. In realtà non
era una bugia ma la verità del mio desiderio ossessionato da un
amore impossibile.
Guardo fuori
nella stessa sua direzione, piove ancora.
E Pinson diventa oggetto di un desiderio smisurato da parte sua...
Credevo di riconquistarlo, ne ero sicura, ma le mie attenzioni furono vane.
Col senno di poi penso che davvero non ha senso offrire se stessi, senza
chiedere nulla in cambio; non vale scongiurare né disperarsi. La
mia insistenza non servì a nulla eccetto che sapere ciò che in cuor mio
inconsapevolmente già conoscevo. Lui non aveva alcun interesse
per me, né mostrava di meritare tanta devozione.
La lotta diseguale fa di lei una creatura sconfitta
e umiliata...
Non avevo più soldi, non ero più giovane né bella. Cosa avrei
potuto pretendere da lui?

Nonostante ciò la sua determinazione di riconquistarlo
non conosce flessioni…
Già, non sono scesa a patti con la realtà...
Si blocca,
come per cercare le parole migliori.
Il desiderio, si sa, scompone e ritaglia la realtà per ricucirla
a suo piacimento. Così ogni ripetuto rifiuto di Albert non
faceva che alimentare la passione nel mio cuore e rinsaldare il
mio proposito di averlo.
“Si può amare qualcuno sapendo che tutto è spregevole in lui?”
Già!
Non commento.
Ora la vedo assente. Non credo che abbia interesse a sentire il
mio parere.
Quindi, si rivelano inutili i tanti sotterfugi e le tante menzogne per
riconquistare il bel tenente.
Ripeto ero disposta a tutto ed ho cercato davvero di fare
l’impossibile.
Ma il prezzo da pagare si era fatto altissimo: la sottomissione!
Non conoscevo che la via dell'umiliazione, della rinuncia, della
degradazione progressiva. Respinta e disillusa non
indietreggiavo di fronte alle azioni più folli: mentivo, lo
spiavo, lo ricattavo, mi sono travestita, mi sono offerta per
riconquistare il suo affetto. L’ho perseguitato con proposte di
denaro e persino offrendogli una prostituta. E ogni volta il suo
rifiuto non faceva che alimentare il mio desiderio.
Ma Pinson si era fidanzato, vero?
Ho anche progettato di farlo ipnotizzare per carpire il suo
consenso. E quando sono venuta a sapere del suo fidanzamento con
una benestante del luogo, dapprima ho fatto pubblicare un falso
annuncio di matrimonio e poi ho finto di essere incinta di lui.
Naturalmente gli ho mandato all’aria il matrimonio.
Due uomini nella sua vita: suo padre ingombrante ed estraneo, il suo
amante egoista e vanitoso.
In effetti la mia storia è l’estremo bisogno di queste due
figure. Li amavo e li odiavo follemente.
Tutto ciò porta alla pazzia…
Uno stato di incoscienza perenne
non ha tardato ad impadronirsi della mia mente. Aspiravo
all’assoluto, ma il male cresceva a misura della mia frenetica
attività, minandomi anche fisicamente. Prima la polmonite, poi
il male agli occhi.
Tanto da non riconoscere il suo amato…
Fu l'ultimo folle viaggio, all'inseguimento del mio immenso
amore trasferito alle Barbados…
Adele, mi scusi…..
I suoi occhi
si velano nell’immensità del ricordo. Troppo grande per
raccontarlo a parole, per narrare la progressione della sua
follia minacciata continuamente dalle tenebre del silenzio. Muta
mi guarda e nei suoi occhi scorrono, ora rapide, ora distese, nel
ritmo febbricitante della malattia, le sequenze nitide di un
giovane, bellissimo ufficiale inglese, che scorge Adele per
strada e la segue nel bianco labirinto delle viuzze indigene. La
raggiunge e la chiama per nome. Lo ripete più volte in un
crescendo di pietà e misericordia. Lo urla per rendersi conto
che quella donna oramai compromessa nel fisico e nella mente è
Adele, Adele H. Ma ben presto deve rassegnarsi: la persona che
delirava per lui ora è solo un relitto.
Un automa. Lei passa oltre, lo sguardo perduto negli
allucinati spazi della follia...
Faccio per
salutarla, ma non servirebbe a niente. Lei continua a fissare il
suo mare. Esco in punta di piedi, ha smesso di piovere.
Soccorsa
da una donna di colore, Madame Baa, tornerà in Europa
per morire quarant'anni dopo, in estrema solitudine in una casa
di cura per malati di mente. (La
storia di Adele H. è tratta dai diari della figlia
di Victor Hugo scoperti nel 1955. Alla quale si è ispirato nel 1975 F.
Truffaut nel film "Adele H. - Una storia d'amore" interpretato da Isabelle
Adjani.)

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