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Questo è solo l’inizio della
straordinaria avventura umana di una donna che divenne una delle
figure più celebri della sua epoca e, insieme, la regina del più
brillante salotto della capitale. Siamo nella Parigi della metà
del Seicento…
Ninon femme fatale e donna inafferrabile. Eccola qui, elegante e
reale nel suo salotto di rue des Tournelles. Civetta e
spregiudicata, amante passionale al limite della follia, donna dagli
amori disperati, a volte inavvicinabile, altre disponibile, costosa
quanto un patrimonio o a buon mercato quanto un chilo di alici al
mercato di rue Mouffetard. Ma bella, bella, anche se non bella,
bella quanto può esserlo una cortigiana. Più si concedeva e più
sfuggiva a chi cercava di possederla. Libera e libertina ricordava
agli uomini che la vita era un soffio di vento caldo e solo chi si
abbandonava alla passione poteva sperare di averla veramente
vissuta.

Madame iniziamo dalle sue origini?
Sono nata a Parigi del 15 maggio 1620. Mio padre, Henri de Lenclos,
era un militare di carriera. Fu lui a darmi il soprannome di Ninon.
Crebbi a Parigi in un palazzo nel quartiere Marais. Presto, per
volere di mio padre, imparai a cavalcare e a tirare di scherma. A
Loches nel maniero di campagna della zia paterna, la baronessa
Christine de Montague, ricevetti lezioni di teologia e filosofia e
conobbi il futuro duca de La Rochefoucauld.
Sua
madre?
Marie Barbara de La Marche, apparteneva ad una famiglia borghese
benestante, molto devota, voleva che leggessi solo libri religiosi,
ma io ben presto mi allontanai preferendo letture di classici latini
e romanzi d’amore, poi mi avvicinai alla filosofia alternandola allo
studio delle lingue. Leggevo prevalentemente Montaigne e parlavo
correntemente lo spagnolo e l’italiano.
Come mai
a diciassette anni la troviamo in un convento?
Persi mia madre a 16 anni. Mio padre invece dovette allontanarsi da
Parigi, dopo un duello dove perse la vita il marito della sua
amante. Io mi ritrovai sola e senza un soldo con il solo misero
vitalizio lasciato da mia madre. Quella del convento fu una scelta
quasi obbligata. Per fortuna ci rimasi soltanto un anno! Poi il mio
spirito libero e mondano ebbe la meglio.
Leggendo
la sua biografia, la permanenza in un convento sembra perlomeno
sorprendente…
Beh direi di sì, tenga comunque conto che pur di non sposarmi avrei
perfino accettato una vita di clausura.
Quindi
dopo un anno tornò a Parigi e cosa fece?
Decisi di riprendere possesso della mia casa e di vivere sola con i
domestici. Naturalmente la cosa fece scandalo tra i benpensanti.
Continuai i miei studi di filosofia con l’abate Puy.
L’amicizia con la duchessa de La Ferté diede una svolta alla sua
vita...
Era mia amica e grazie a lei fui ammessa nel salotto di Madame
Rambouillet entrando così ufficialmente in società.
In quel
salotto divenne una figura molto popolare…
Mi trovavo a mio agio nei salotti. Adoravo conversare passando dai
pettegolezzi più frivoli ad argomenti di teatro, arte e musica.
Pensi che ebbi tra l’altro la fortuna di incontrare un giovane di
belle speranze chiamato Moliere.
Ci parli
della Marchesa de Rambouillet…
Una gran signora, donna di spirito e di talento, non tanto bella, ma
affascinante davvero! Nella sua stanza da letto, la famosa Camera
Azzurra, riceveva le sue amiche e anche qualche visitatore. Tutti
inviti rigorosamente selezionati. Lì iniziai a capire che in quei
salotti non si parlava solo d’arte, ma…
Perché veniste
chiamate le “Preziose”?
Perché solo a pochi uomini concedevamo la nostra presenza. Il nostro
obiettivo era la grande raffinatezza dei comportamenti e dei
sentimenti. Ricercavamo appunto il prezioso e il raffinato, ma anche
il piccante e per certi versi il trasgressivo, sempre avendo cura di
mantenere l’etichetta.

Dopo
questa esperienza la troviamo nel salotto di Marion Delorme…
Marion Delorme era davvero molto bella e piena di fascino, una vera
cortigiana, devota ai suoi amanti ed in particolare follemente
innamorata del favorito di Luigi XIII, il Conte de Cinq-Mars. Nel
suo salotto incombeva spesso il rischio di cadere nell’eccesso.
Rimase
affascinata da questa figura libertina…
Per me fu un modello di comportamento e di etichetta anche se lei
era una vera e propria cortigiana mentre io mi consideravo una donna
libera che sceglieva i propri amanti per puro piacere al di là di
ogni pregiudizio.
Dopo
tanto girovagare… finalmente un suo salotto!
Avevo tante idee ma soprattutto avevo voglia di intrattenere i miei
tanti amici secondo le mie regole. Odiavo la confusione per cui
invitavo solo pochi ospiti alla volta. Ma il problema principale è
che per gestire un proprio salotto ci vuole parecchio denaro per cui
dovetti fare ricorso a prestiti. Jean Coulon, il mio consigliere e
devoto amico, mi diede cinquecento livres ed altri mi offrirono
cospicue somme senza pretendere nulla in cambio che mi permisero di
arricchire le mie cene e di comprare vini pregiatissimi.
Come
erano organizzate le serate?
Nel mio salotto regnava un’atmosfera serena che aiutava le relazioni
interpersonali fra uomo e donna coltivando il piacere della
conversazione e dell’amicizia senza per questo rinunciare all’amore.
Si
diceva in giro che il salotto di Ninon fosse in un certo senso il
primo harem maschile della storia di Francia.
Amavo circondarmi di uomini, ma mi preme dire che, al contrario di
molte mie amiche, ho amato gli uomini sempre uno alla volta. Li
adoravo e allo stesso tempo ne ero amica. Ero disponibile ad
ascoltarli e a consigliarli tenendo la massima segretezza circa le
loro confidenze. Sapevo anche intrattenerli con scherzi innocenti e
suonando alle volte il liuto o esibendomi in canti leziosi.
La
Bruyère la definì: “Una bella donna che ha le qualità di un
galantuomo è quel che di meglio c’è al mondo: riunisce i meriti dei
due sessi.”
Ringrazio la Bruyère, io stessa in una lettera ricordo che svelai il
segreto del mio successo: “La filosofia si addice ai godimenti dello
spirito. Ma la saggezza non basta: bisogna anche piacere.”
E venne
il momento dell’invito a corte…
Grazie alla duchessa di Loungueville, venni invitata al ricevimento
in onore di Louis d’Enghien, che successivamente divenne mio amante.
Ricordo che alla presenza della regina Anna d’Austria e del
cardinale Mazzarino mi esibii nel canto accompagnandomi con il
liuto.

Poi
vennero anni bui.
Nel 1648 ci fu il periodo della Fronda, così decisi di ritirarmi nel
convento delle Suore Orsoline fuori Parigi aspettando che si
calmassero le acque.
Importante è l’incontro con la marchesa di Sévigné
In realtà non ci siamo mai incontrate, ci conoscevamo per interposta
persona e ci stimavamo profondamente. Io al tempo era l’amante di
suo marito, il marchese Henri de Sévigné. Lui era un libertino molto
vanitoso che adorava sfoggiare le sue conquiste ad ogni occasione.
Ovviamente lo fece anche con me e sua moglie, nonostante fosse al
corrente della cosa, fu molto indulgente e con mia ammirazione
continuò a mantenere una fredda indifferenza degna di una grande
donna.
Quella
relazione però non durò molto…
Ero sulla bocca di tutti e sinceramente laddove manca segretezza
manca anche trasgressione per cui lo lasciai dandogli il benservito.
Il
marchese come si comportò?
A lui interessava infoltire la bacheca dei suoi trofei per cui passò
a corteggiare la signora di Gondrand amante del cavaliere d’ Albret.
Quest’ultimo venne a sapere della relazione e sfidò in duello il
marchese. Sévigné colpito al cuore, morì.
La
incolparono della sua morte vero?
Il primo pettegolezzo fu che i due si fossero sfidati per me, ma
quando seppero che il trofeo di quella sfida era la signora di
Gondrand mi incolparono dell’accaduto perché avevo lasciato il
marchese quando questi era ancora innamorato di me. Ma era un’accusa
ingiusta tanto più che il marchese avendo un’intensa attività di
amante aveva alle spalle molti duelli.
La stima
tra lei e la marchesa non venne intaccata…
La marchesa di Sévigné mi perdonò di essere stata l’amante di suo
marito e successivamente di suo figlio, anzi anni dopo volle che suo
nipote fosse accolto nella mia scuola di galanteria.
Nonostante i numerosi amanti Louis de Mornay, marchese di
Villarcieux fu sicuramente l’uomo più importante nella vita, vero?
Louis era ricco, sposato e padre di quattro figli. Passionale ma
soprattutto non libertino. Per la sua grazia e le sue maniere era un
ospite graditissimo nel mio salotto. Tra noi iniziò ben presto una
relazione che durò quasi tre anni. Per lui lasciai Parigi per Rueil
e Vexin. Dalla nostra unione nacque Louis Francois. Mio figlio venne
riconosciuto legalmente dal padre ma crebbe lontano me.
Quando
rientrò a Parigi trovò la sorpresa meno gradita…
Nell’agosto del 1655 venni rinchiusa per volere della Regina Anna
d’Austria nel convento delle Madelonettes perché mi ravvedessi e mi
salvassi l’anima. La notizia destò un forte clamore tanto che molti
miei ammiratori cercarono di scavalcare le mura del convento con la
speranza di potermi incontrare, altri invece si sobbarcarono
interminabili file nel parlatorio delle suore per poter scambiare
almeno due parole e tanti sguardi intensi.
Ma la
visita più inaspettata fu quella della regina Cristina di Svezia…
Da quando aveva abdicato viaggiava in lungo e in largo per l’Europa.
Cristina, attratta dalla mia fama di donna libera che viveva come un
uomo, volle conoscermi personalmente. Durante il colloquio mi
promise che avrebbe chiesto a Luigi XIV la mia liberazione. Mantenne
la promesse ed alcune settimane dopo venni rilasciata.
Tornata
a Parigi non si perse d’animo…
Assolutamente no, fissai la mia dimora in rue des Tournelles, sempre
a Marais. Dopo l’ingiusta detenzione ero diventata il simbolo della
nuova Parigi libera e mondana. Ricordo ancora il ricevimento in
occasione della riapertura del mio salotto. Intervenne tutta la
Parigi bene ed addirittura alcuni membri dell’Accademia di Francia.
Le
malelingue le attribuirono anche un rapporto molto intimo e
passionale con la Henriette de La Suze…
La mia amica Henriette, era una meravigliosa donna con una bellezza
fuori dal comune, anche se molto fragile psicologicamente. Aveva
avuto due mariti e due amanti. Sotto la mia guida divenne
un’impeccabile Preziosa che però soffriva della mancanza d’amore.
Ovviamente non mancarono i pettegolezzi circa i nostri incontri
molto riservati…
Ma il suo
salotto veniva frequentato anche da giovanissimi alle prime armi…
Nel 1664 decisi di aprire una vera e propria scuola di galanteria e
così una volta alla settimana, le porte del mio salotto si aprivano
per ricevere i giovani che volevano imparare a gestire se stessi e
il loro rapporto con le donne. Erano perlopiù giovanotti
dell’aristocrazia, timidi e goffi che parlavano male e vestivano
peggio e che delle donne sapevano pochissimo. La scuola durava tre
mesi. Insegnavo loro ad aver tatto e disinvoltura, ad avere gusto
nel vestire, a saper scegliere profumi adeguati, ad avere rispetto
per le donne e a non sopraffare mai la volontà femminile. Erano
delle vere e proprie lezioni teoriche e alle volte anche pratiche
sull’arte della seduzione e della galanteria nonché sul galateo e
sull’eleganza.

Ninon si adoperò molto per il gusto e l’eleganza e noi preferiamo
lasciarla qui, nella sua scuola della galanteria. Gli ultimi suoi
anni li trascorse appartata frequentando pochi amici fidati. Era
diventata una vecchia signora che usciva di rado su una portantina.
Dopo la morte della sua cara amica Madame de La Sablière e
dell’amico Saint-Evremond un tormentato percorso interiore la portò
ad abbracciare la fede, proprio lei che aveva sempre dato molta
importanza alla forza della ragione. Morì il 17 ottobre 1705,
all’età di ottantacinque anni, dopo tre giorni di sofferenze, e
venne sepolta nella chiesa di Saint-Paul. Nelle sue volontà non
dimenticò nessuno: destinò una somma ai suoi domestici, la sua casa
al nipote di Gourville in ricordo dell’amicizia con il nonno,
cinquemila franchi ai poveri della parrocchia e per il suo funerale
solo dieci scudi più cinquanta franchi per le messe in suffragio.
Aggiungendo una postilla: mille franchi al figlio del suo
commercialista, il piccolo François Marie Arouet, perché si
comprasse dei libri; fu forse la prima ad intuire il genio di colui
che sarebbe diventato Voltaire.
L'INTERVISTA E' A CURA DI ADAMO BENCIVENGA
E REALIZZATA GRAZIE A:
http://archiviostorico.corriere.it
http://en.wikipedia.org
http://www.baroque.it/
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